Vent’anni fa la Puglia affrontava un quadro endemico segnato dall’epatite virale C, senza una struttura complessa dedicata allo studio, alla ricerca e alla cura del virus. Da questa necessità nacque l’idea di un centro multidisciplinare capace di concentrare competenze diverse, offrire risposte cliniche, terapeutiche e sociali in un unico luogo e garantire un approccio moderno e integrato al paziente. Un’intuizione che, come ricorda il professor Gaetano Serviddio, direttore dell’unità di Epatologia universitaria del Policlinico di Foggia, ha aperto la strada alla creazione della prima unità complessa di epatologia regionale. Con la sconfitta dell’epatite C, la nuova emergenza globale è diventata il fegato grasso, una condizione in costante crescita a livello mondiale.
Una struttura multidisciplinare che guarda al futuro
Secondo il professor Serviddio, la forza del modello pugliese risiede nella multidisciplinarietà, nell’innovazione tecnologica e nella ricerca continua. “Un centro complesso – osserva – garantisce trattamenti innovativi ai pazienti con una maggiore rapidità di intervento, fattori chiave soprattutto in un’epoca in cui l’aspettativa di vita più lunga richiede cure più strutturate. Per questo, aggiunge, non è più possibile affidarsi a piccoli ambulatori periferici, ma servono centri avanzati capaci di mettere insieme competenze universitarie, chirurgie dedicate e tecnologie radiologiche in un’unica alleanza a favore del paziente.
L’allarme dell’epatocarcinoma: casi in aumento e necessità di screening mirati
Nel percorso evolutivo delle patologie epatiche, l’epatocarcinoma (HCC) rappresenta oggi la criticità più rilevante. La professoressa Rosanna Villani, dirigente medico della Struttura Complessa di Epatologia universitaria del Policlinico di Foggia, evidenzia un incremento del 75% dei casi negli ultimi cinque anni. Ancora più allarmante è l’aumento dei tumori in pazienti non cirrotici, un fenomeno strettamente collegato alla crescente diffusione della malattia metabolica del fegato.
A Foggia, lo screening viene affrontato con un approccio tecnologicamente avanzato: diagnostica ecografica di ultima generazione, ecografia con mezzo di contrasto, FibroScan e un ambulatorio di diagnostica interventistica dedicato alle conferme istologiche.
Terapie innovative e nuovi protocolli immunoterapici
La terapia dell’HCC ha compiuto un salto decisivo grazie a farmaci innovativi e protocolli immunoterapici che stanno rivoluzionando le prospettive di sopravvivenza. “Oggi possiamo offrire trattamenti capaci di garantire chance maggiori per chi fino a pochi anni fa non aveva una reale prospettiva di vita”, sottolinea Villani, ricordando come fino a pochi anni fa la chemioterapia fosse spesso impraticabile in questi pazienti.
Il centro foggiano offre un percorso completo che comprende trattamenti sistemici, chemioembolizzazione e termoablazione, valutazioni pre-trapianto e gestione post-trapianto, garantendo un monitoraggio continuo e integrato.
Il ruolo della malattia metabolica e la necessità di un monitoraggio costante
Un punto centrale riguarda l’aumento dei tumori epatici associati alla steatoepatite metabolica. I pazienti con steatosi epatica, transaminasi elevate o FibroScan alterato, spiega ancora Villani, rappresentano oggi una fascia ad alto rischio che necessita di attenzione costante e percorsi dedicati per prevenire la comparsa del carcinoma anche in assenza di cirrosi avanzata.
Il Policlinico di Foggia come modello di eccellenza
“Grazie alla sinergia tra ricerca, innovazione e competenze specialistiche, l’unità complessa di epatologia del Policlinico di Foggia si conferma un punto di riferimento nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura delle patologie del fegato”, ha dichiarato il commissario straordinario Giuseppe Pasqualone. “Un impegno che guarda al futuro con l’obiettivo di offrire ai pazienti percorsi sempre più efficaci e personalizzati, unendo tecnologia avanzata e approccio umano multidisciplinare”, ha concluso.








