Ha scelto di rompere il silenzio dopo le celebrazioni per i trentacinque anni dall’uccisione di suo padre. Giuseppe Ciuffreda, figlio di Nicola, imprenditore assassinato dalla mafia foggiana il 6 marzo 1990, ha scritto una lettera aperta a Michele Panunzio, figlio di Giovanni, imprenditore edile ammazzato due anni dopo, nel 1992. Un messaggio che nasce per chiarire, ma soprattutto per unire, evitando – come scrive – “uno sciocco e infondato derby tra orfani di mafia”.
Il dolore condiviso e l’eredità di due padri
Nella sua lunga riflessione, Ciuffreda sottolinea che né lui né Panunzio hanno mai voluto svilire la memoria dei rispettivi genitori, ricordando come le figure di Nicola e Giovanni meritino di essere onorate non solo per la morte subita, ma per la vita di lavoro e sacrificio che li ha contraddistinti. “Il lutto e la perdita che ci fanno fratelli hanno nelle loro differenze un tratto comune: l’inerzia e l’indifferenza”, scrive Giuseppe, ricordando come all’inizio degli anni ’90 la città, le istituzioni e persino la magistratura faticassero a riconoscere l’esistenza di una mafia potente e sanguinaria.
Un richiamo alla memoria e all’impegno
Ciuffreda cita anche figure simbolo come Sergio Mattarella e Paolo Borsellino, vittime a loro volta della violenza mafiosa, sottolineando come nemmeno lo Stato sia stato in grado di garantire sempre verità e giustizia. Con parole dure ma sincere, evidenzia che il sangue dei loro padri non ha lasciato solo dolore, ma anche “la tortura della maldicenza, dell’insinuazione, a volte dello sciacallaggio”.
Eppure, prosegue, quel sacrificio non è stato vano: lo dimostrano la consapevolezza maggiore dei giovani e l’impegno delle associazioni e dello Stato. “Viviamo però ancora in una città in cui le persone perbene sono maggioranza, ma la legalità e il senso civico sono minoranza”, scrive, indicando nel vandalismo e nella prepotenza altre metastasi del tessuto sociale foggiano.
L’appello a non dividersi
Nella lettera, Ciuffreda ringrazia l’amministrazione comunale e l’assessore alla Legalità per avere restituito memoria alla figura del padre, così come apprezza il lavoro di Libera, dell’Associazione Magistrati e delle realtà locali impegnate nella diffusione della cultura della legalità. Rivolgendosi direttamente all’amico Michele, invita a non dare l’impressione di divisione: “Non stiamo facendo una disamina storica su una guerra che abbiamo vinto: siamo nel mezzo di una battaglia che in trentacinque anni non si è ancora conclusa, durante i quali i successi sono stati molti meno delle amarezze”.
Un messaggio che si chiude con un abbraccio fraterno, ricordando che i martiri foggiani della mafia – da Nicola Ciuffreda a Giovanni Panunzio fino a Francesco Marcone – restano il cemento della memoria e dell’impegno, non motivo di disputa.










