“Le quotazioni locali del grano duro fissate alla Camera di Commercio di Foggia non hanno più ragione di esistere, il sistema delle borse merci territoriali va superato una volta per tutte”. Così, in una nota, Coldiretti Puglia boccia le quotazioni diffuse dalla borsa merci di Foggia che “nonostante il lieve rialzo, è incapace di garantire trasparenza ed equità nei meccanismi di formazione dei prezzi. Per la salvaguardia del comparto agricolo è fondamentale – rilancia Coldiretti Puglia – l’attivazione della Commissione unica nazionale (Cun) per il grano duro, quale strumento per una definizione dei listini più trasparente, condivisa e rispettosa dei reali costi di produzione”.
Secondo i dati ufficiali di Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) richiesti durante la manifestazione di Coldiretti a Bari, i costi medi di produzione del grano duro nel Sud Italia ammontano a 31,8 €/q. A dispetto di ciò, la Borsa Merci di Foggia continua a fissare quotazioni nettamente inferiori, generando una condizione insostenibile per le aziende agricole, che rischiano di dover abbandonare i campi.
“Nonostante l’aumento di tre euro dell’ultima quotazione, la borsa merci della camera di commercio di Foggia continua a fissare il prezzo del grano duro sotto i costi reali di produzione. È inaccettabile, così si affossano i produttori e si condanna la cerealicoltura italiana”, dichiara Mario de Matteo presidente di Coldiretti Foggia. “È inaccettabile – incalza Coldiretti Puglia – che in un momento di forte instabilità dei mercati e di aumento generalizzato dei costi, dal gasolio ai fertilizzanti, dall’energia alla manodopera – il lavoro degli agricoltori venga svilito da valutazioni che non riflettono né i dati oggettivi né il valore reale del prodotto”. (Ansa)










