Lo sblocco di una parte dei fondi Pnrr per il superamento dei ghetti dei braccianti è una notizia accolta con favore da Flai Cgil e Cgil Puglia, ma accompagnata da un forte allarme: quasi il 90% delle risorse complessive rischia di andare perso. A lanciare l’appello sono Antonio Ligorio, segretario generale della Flai regionale, e Gigia Bucci, segretaria generale della Cgil Puglia, che parlano di “segnale positivo ma del tutto insufficiente rispetto alla gravità della situazione”.
Il riferimento è alla decisione comunicata da Augusto Santori, funzionario della struttura commissariale per il superamento degli insediamenti abusivi, di sbloccare 12 progetti comunali per realizzare soluzioni abitative alternative per 700 lavoratori migranti, per un valore di 26 milioni di euro, appena il 13% dei fondi complessivi stanziati.
“Risultato delle mobilitazioni, ma siamo già in ritardo”
“Questi fondi sono fermi dal 2022 – ha sottolineato Ligorio – e solo le nostre proteste hanno costretto a un primo passo. Ma siamo già in ritardo e il rischio concreto è che la maggior parte delle risorse vada persa. La visita al ghetto di Borgo Mezzanone con gli europarlamentari, lo sciopero al contrario con i lavoratori di Torretta Antonacci, la campagna ‘Mai più ghetti’ partita da Foggia: tutto questo è servito a tenere alta l’attenzione e ottenere questo parziale sblocco. Ora però serve completare il lavoro”.
Secondo il sindacato, devono essere finanziati tutti i progetti presentati dai 37 Comuni coinvolti, con priorità per quelli più urgenti come Manfredonia e San Severo, che riguardano i due ghetti più grandi d’Italia e d’Europa: Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci. “Se queste risorse andranno perse – ammonisce Ligorio – sarà una responsabilità storica che ricadrà su chi governa”.
“Il governo parla di emergenza, ma non agisce”
Più duro l’intervento di Gigia Bucci, che accusa il governo di trattare l’immigrazione come un tema emergenziale e securitario: “Si parla di allarmi e di paure sociali, ma quando si tratta di usare i fondi per inclusione, servizi territoriali, accompagnamento al lavoro e assistenza sanitaria, ci si tira indietro. Quei fondi non sono pensati per allestire container, ma per costruire percorsi di dignità”.
La dirigente sindacale chiede un deciso cambio di rotta nelle politiche migratorie e nel contrasto al caporalato: “Ci sono persone che vivono e lavorano da anni in Italia, vogliono uscire dall’invisibilità, ma è più comodo lasciare spazio agli sfruttatori e criminalizzare gli sfruttati. Noi non ci stiamo. Saremo in campo per una battaglia per i diritti e per il lavoro, perché la qualità del lavoro deve garantire condizioni di vita dignitose a tutti”.










