Stellantis accelera sull’espansione in Marocco con un maxi investimento da 1,2 miliardi di euro, 3.100 nuove assunzioni e l’obiettivo di raddoppiare la produzione dell’impianto di Kenitra entro il 2030. L’annuncio, riportato inizialmente dall’agenzia Bloomberg e rilanciato da Map, ha subito riacceso i riflettori sulle ripercussioni che la strategia del gruppo potrebbe avere sul sistema produttivo italiano, in particolare sullo stabilimento di San Nicola di Melfi e sul suo indotto. A darne notizia è La Gazzetta del Mezzogiorno, che ha raccolto le voci di preoccupazione dei principali sindacati di categoria.
Obiettivo Africa, ma i timori sono italiani
L’espansione africana di Stellantis riguarda la produzione di piccoli veicoli elettrici e motori mini-ibridi destinati al mercato africano, con i marchi Fiat, Citroën e Opel. Tuttavia, la tempistica della notizia ha coinciso con la firma dell’accordo per la cassa integrazione straordinaria alla Marelli di Melfi – 239 dipendenti coinvolti – e con il ricorso, già annunciato, ad analoghi strumenti per altre aziende dell’indotto, come Sgl e il comparto logistico.
Sindacati divisi tra cautela e allarme
Per Pasquale Capocasale, segretario generale della Fismic Basilicata, l’investimento marocchino non rappresenta un pericolo diretto per Melfi, poiché rivolto a un altro mercato: “Sapevamo che Stellantis aveva da tempo puntato sul Marocco, dove le aziende fornitrici sono state invitate a investire per produrre auto a basso impatto economico. Quello che dobbiamo fare è proteggere l’indotto, che è la parte più debole della filiera”. Sulla stessa linea anche Marco Lomio, segretario regionale della Uilm: “La produzione in Marocco non ha riflessi immediati su Melfi. Auspichiamo che, con il cambio del management nell’automotive, ci sia un sostegno concreto per l’indotto italiano”. Ma non tutti condividono l’ottimismo. Secondo Giuseppe Palumbo, segretario regionale Uglm, la mossa del gruppo automobilistico rischia di creare un effetto domino: “Questa notizia aumenta la preoccupazione per il Paese. Melfi è in difficoltà, ma lo è anche l’intero sistema Italia. Serve un intervento mirato della Regione per riportare qui le lavorazioni sottratte e dare ossigeno all’indotto”.
Una crisi già in atto
Dura la presa di posizione di Giorgia Calamita, segretaria regionale della Fiom Cgil: “A Melfi le aziende stanno chiudendo o spostando le produzioni all’estero, come sta accadendo ora con la Mubea che si trasferisce in Germania. Tutto l’indotto è in cassa integrazione. Questa espansione all’estero impatta eccome su di noi”. Preoccupato anche il segretario della Fim Cisl, Gerardo Evangelista, che attende segnali da Stellantis sul “Piano Italia”: “La notizia del Marocco ci costringe a tenere alta l’attenzione, soprattutto in una fase così critica per il nostro territorio”.
Attesa per il “Piano Italia”
A generare ulteriore incertezza è l’attesa per nuove indicazioni dal CEO di Stellantis Italia, Antonio Filosa, che dovrebbe chiarire le tappe e i contenuti del cosiddetto “Piano Italia”, più volte annunciato ma non ancora dettagliato. Il destino dello stabilimento lucano, cuore produttivo dell’automotive nel Mezzogiorno, sembra oggi legato più che mai a scelte strategiche che travalicano i confini nazionali.













