È l’ultima mossa per evitare la guerra interna nel Partito Democratico pugliese: Michele Emiliano, presidente uscente della Regione Puglia, potrebbe rinunciare alla candidatura a consigliere regionale, ma in cambio ottenere una poltrona da assessore con una delega “coerente” con la sua storia di magistrato: Legalità. Una proposta che, secondo quanto riportato da “Repubblica Bari”, servirebbe a contenere le tensioni nel centrosinistra, ormai apertamente diviso tra lealisti ed ex delfini del governatore.
La situazione è tutt’altro che serena. Emiliano, pur considerando ancora Antonio Decaro una sua “creatura”, non ha gradito le recenti stoccate dell’europarlamentare, che al “Libro Possibile” di Polignano lo ha definito ancora “un padre”, aggiungendo però che “i suoi figli sono un po’ inflazionati”. Replica secca del governatore: “I padri, i figli se li devono tenere come sono. Come vengono, vengono”.
Dietro la cortina di battute, si muovono le strategie vere. Emiliano non vuole sentirsi “cooptato” né accettare soluzioni che considera politiciste. La candidatura la vuole guadagnare sul campo. Ma la sua eventuale rinuncia potrebbe scongelare molti equilibri interni.
Nel Pd, ad esempio, si riaprirebbe il margine per il consigliere uscente Francesco Paolicelli, esponente del decarianesimo nelle Murge, che potrebbe puntare sull’accoppiata con Elisabetta Vaccarella, assessora barese ai Servizi sociali e compagna dell’influente Marco Lacarra. Quest’ultimo, uomo chiave del partito regionale, è oggi ritenuto una delle figure più incisive accanto a Francesco Boccia, ormai lanciato in ambito nazionale.
Ma salgono anche le quotazioni dell’altra coppia: l’assessore allo Sviluppo economico Pietro Petruzzelli e la consigliera Lucia Parchitelli, sponsorizzati da Ludovico Abbaticchio, figura saggia ma irrequieta della sinistra dem. Entrambi schierati con Elly Schlein all’ultimo congresso. Anche Paola Romano, assessora alla Cultura di Bari, è espressione dell’area della segretaria nazionale, ma nel caso dovrà cercarsi un altro compagno di corsa, se Emiliano dovesse davvero defilarsi.
Il nome più citato come potenziale alleato della Romano è quello di Domenico De Santis, segretario regionale del Pd. Ma anche su di lui pesa l’incognita del collegio Bat, lasciato orfano da Filippo Caracciolo, ancora in attesa di una risoluzione giudiziaria che ne condiziona il rientro, soprattutto per le riserve dei 5 Stelle.
Una rinuncia di Emiliano costringerebbe a ridefinire anche l’assetto delle civiche. Il governatore potrebbe chiedere che la sua lista Con confluisca in Per la Puglia, quella dei consiglieri fedeli a Decaro. Ma nel Barese si rischierebbe un altro duello intestino: quello tra Stefano Lacatena (Con) e Saverio Tammacco (Per).
E infine, la sinistra. Che farebbe AVS (Alleanza Verdi-Sinistra) se Emiliano si fermasse? Dovrebbe ritirare anche Nichi Vendola, storico leader e predecessore del governatore? “Né lui né Decaro possono decidere in casa nostra”, dicono con fermezza i vendoliani. Ma se a farsi da parte fosse solo Emiliano, il colpo d’immagine sarebbe pesantissimo.
Il centrosinistra pugliese resta così sospeso tra ripicche personali, calcoli elettorali e tensioni mai sopite. E nel silenzio rumoroso di una campagna elettorale ancora da cominciare ufficialmente, tutti temono che lo sposo – Emiliano – possa dire no all’ultimo minuto, come in certi matrimoni che finiscono sull’altare.











