Un altro luglio, un’altra emergenza. Dopo l’ordinanza che ha vietato la balneazione nel tratto compreso tra Spiaggia Castello e Acqua di Cristo, la costa di Manfredonia si ritrova ancora una volta a fare i conti con una crisi ambientale e turistica che pare diventata ciclica. La causa? Liquami in mare e una rete fognaria che, da anni, cede puntualmente all’inizio della stagione balneare, trasformando uno dei tratti di costa più frequentati della Capitanata in un’area interdetta ai bagnanti.
L’origine del problema: fognature che non reggono
Tutto parte da una rottura nel sistema fognario avvenuta il 5 luglio scorso. Le conseguenze non si sono fatte attendere: sversamenti in mare e acque contaminate nel tratto di Siponto, dove già l’8 luglio è scattato il primo divieto di balneazione. Poi, a catena, anche il litorale urbano è stato coinvolto. Le analisi di ARPA Puglia e i rilievi dell’ASL Foggia hanno confermato la non conformità dei parametri, obbligando il Comune ad estendere i divieti.
Un episodio che, secondo i gestori degli stabilimenti balneari della zona, non è più un’eccezione ma un copione che si ripete con inquietante regolarità. “È il quinto anno consecutivo che a luglio ci ritroviamo con liquami in acqua e clienti in fuga”, denuncia un imprenditore di Siponto. “Le disdette arrivano all’alba, i telefoni squillano solo per cancellare. Il registratore di cassa è fermo. E noi non sappiamo più come affrontare la stagione”.
Ricadute pesanti su turismo ed economia locale
La ricettività turistica del litorale sipontino e urbano, già fragile, sta accusando il colpo. Le famiglie che avevano prenotato per il weekend stanno cancellando, gli ombrelloni restano chiusi e le spiagge, nonostante il sole, sono semi-deserte. A peggiorare la situazione, la mancanza di un’informazione chiara e tempestiva che ha disorientato residenti e turisti.
Il sindaco Domenico La Marca, pur parlando di monitoraggio costante e campionamenti giornalieri, si trova ora a dover rispondere a una crescente pressione da parte degli operatori balneari, che chiedono un intervento strutturale per evitare che ogni estate diventi un bollettino di guerra tra emergenze ambientali e perdite economiche.
Una rete fognaria vecchia, una soluzione che non arriva
Il problema, più volte denunciato da comitati e associazioni, è l’inadeguatezza della rete di scarico urbana e periferica, spesso sovraccaricata, mal gestita o soggetta a cedimenti in occasione delle prime ondate di caldo o di piogge abbondanti. Un sistema fragile che, in mancanza di investimenti strutturali, continua a cedere mettendo a rischio la salute pubblicae l’immagine turistica di una città che, nonostante le potenzialità, non riesce a scrollarsi di dosso le sue contraddizioni infrastrutturali.
Intanto, la stagione prosegue, ma con più ombre che sole. E la rabbia degli operatori cresce: “Serve un piano di manutenzione e prevenzione, non interventi d’urgenza a estate inoltrata. Se non cambia qualcosa, la nostra economia balneare rischia di scomparire del tutto”.












