La provincia di Foggia è tra le più colpite in Puglia da un fenomeno preoccupante e in costante crescita: le intimidazioni ai danni degli amministratori locali. A confermarlo sono i dati del 15° Rapporto “Amministratori sotto tiro” realizzato da Avviso Pubblico, presentato a Roma l’8 luglio, che registra 5.716 atti intimidatori in Italia dal 2010 al 2024, con una media di un episodio al giorno. Nel solo 2024, la Puglia è la terza regione più colpita con 41 episodi censiti, a pari merito con la Campania e subito dopo Calabria (43) e Sicilia (51).
A commentare i dati è Pierpaolo d’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo e coordinatore regionale di Avviso Pubblico per la Puglia, egli stesso vittima di minacce in passato: “Nel nostro territorio, questo fenomeno pesa in modo particolare sui piccoli Comuni, che sono il cuore pulsante della democrazia locale. Il 62% dei Comuni pugliesi ha subito almeno un’intimidazione in quindici anni: un dato allarmante che deve indurci a riflettere”.
Tra le province pugliesi più esposte ci sono Bari e Taranto, ma anche la Capitanata non è da meno, con episodi che spaziano dalle minacce verbali fino a danneggiamenti, lettere anonime e azioni più pesanti. Le intimidazioni – sottolinea d’Arienzo – generano isolamento, abbattono il morale di chi amministra con impegno e rendono difficile mantenere vivo il rapporto con la cittadinanza.
“Dalla Capitanata serve una reazione forte”
“Dalle piccole comunità della Capitanata – ha affermato d’Arienzo – alla rete regionale, dobbiamo reagire con forza, costruendo Resilienza, Legalità e Democrazia. Servono fondi adeguati per sostenere economicamente, psicologicamente e legalmente gli amministratori sotto tiro; servono percorsi scolastici e culturali che aiutino le nuove generazioni a riconoscere e contrastare la cultura dell’intimidazione; servono strumenti di comunicazione trasparenti, scorte mediatiche e un forte sostegno istituzionale”.
A dargli man forte è Michele Abbaticchio, vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico ed ex sindaco di Bitonto: “Fino a dieci anni fa, un’intimidazione scatenava indignazione e manifestazioni di solidarietà. Oggi, invece, assistiamo a un clima di rassegnazione, dove i colpevoli si muovono con spavalderia e le vittime restano sole. Le forze dell’ordine non possono essere lasciate sole a costruire coscienza civile: serve un impegno collettivo”.
Una sfida che riguarda anche i cittadini
Il Rapporto 2024 invita a non abbassare la guardia: episodi gravi e diffusi, come quelli avvenuti nei Comuni di Cellamare, Castrigliano e Melissano, segnalano la necessità di potenziare le tutele verso gli amministratori e di coinvolgere di più i cittadini nel contrasto alla cultura dell’omertà. La situazione pugliese, e in particolare quella della provincia di Foggia, si configura come un banco di prova nazionale su quanto le istituzioni siano in grado di proteggere chi lavora quotidianamente per il bene comune.












