Un anno fa, il 25 giugno 2024, Egidio Antonio Robortaccio se ne andava tragicamente a Foggia, lasciando dietro di sé un vuoto che nemmeno il tempo ha saputo lenire. A dodici mesi dalla sua morte, la sorella Maria Pia Robortaccio affida alle parole un ritratto intimo e luminoso, che è insieme omaggio, dolore e promessa: quella di non far spegnere mai il ricordo.
“Il suo nome merita rispetto. Il suo ricordo merita verità. La sua vita merita di essere onorata con dignità e amore”, scrive. Perché Egidio era molto più di una cronaca triste o di un’assenza che pesa: era energia, ironia, intensità.
Una vita vissuta con il cuore aperto
Sempre in movimento, con la battuta pronta anche nei momenti più duri, Egidio sapeva alleggerire le giornate degli altri con una risata o un gesto. “Faceva scherzi, portava leggerezza, ma dentro di lui c’era profondità”, ricorda la sorella. E forse proprio quella consapevolezza precoce della fragilità della vita lo portava ad abbracciare ogni istante con tutto se stesso.
La sua era una bontà rara, “quella che non ha bisogno di essere mostrata”, fatta di ascolto silenzioso e mani tese anche a chi non le meritava. “Ovunque andava lasciava un segno. Una risata, un gesto, un ricordo che si pianta dentro e non se ne va”.
“Never Give Yourself Up”
Egidio portava inciso sulla pelle un motto che era anche il senso del suo cammino: “Never Give Yourself Up”, mai arrendersi. E davvero non si è mai arreso. Studiava economia, lavorava per mantenersi, costruiva sogni con impegno, passo dopo passo, senza mai rinunciare alla speranza.
Indipendente, affidabile, concreto, ma anche sognatore. La sua forza silenziosa e il suo amore per la vita hanno lasciato un’eredità profonda a chi l’ha conosciuto. “Ci ha insegnato ad amare la vita, anche quando fa male. A trovare gratitudine nelle piccole cose. A non aspettare il momento perfetto, ma a renderlo tale”.
Una luce che resta
Oggi, a un anno dalla sua scomparsa, la ferita è ancora aperta. “La sua assenza rimane un fuoco che non si spegne mai”, scrive Maria Pia. Eppure, dentro quel dolore, il suo ricordo si fa luce. Una guida. Un dono. “Vive nei gesti che ha seminato, negli sguardi che ha toccato, nell’amore che ha lasciato. E noi, per lui, proveremo a essere un po’ migliori”.
Un grazie pieno di amore e struggimento chiude il ricordo: “Grazie, grande guerriero dagli occhi blu”. Perché Egidio c’è ancora, nei sorrisi che ha donato e nella forza che continua a trasmettere. Sempre.









