La Puglia rischia di trasformarsi in una regione semi-arida. Oltre la metà del suo territorio – il 57% – è oggi a rischio desertificazione. Lo certifica Coldiretti Puglia, che in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente ha diffuso dati allarmanti sullo stato delle risorse idriche, della terra coltivabile e della biodiversità, parlando apertamente di “emergenza strutturale”.
In provincia di Foggia, tra le più esposte, la situazione è gravissima: i principali invasi contengono solo 109 milioni di metri cubi d’acqua, appena il 33% della loro capacità, con un deficit di 67 milioni rispetto allo scorso anno. La diga di Occhito, fondamentale per l’agricoltura del Tavoliere, è ferma a 74 milioni di metri cubi, ma oltre metà di questa riserva – circa 40 milioni – è destinata esclusivamente all’uso potabile. Le campagne, dunque, dovranno arrangiarsi con alternative che al momento non esistono.
Agricoltura in ginocchio
Le perdite economiche per l’agricoltura pugliese nel solo 2024 superano il miliardo di euro. Secondo Coldiretti, le prospettive per le prossime campagne sono “a dir poco fosche” e l’assenza di piogge sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi. Ma non è solo il comparto agricolo a tremare: a rischio sono 139 specie vegetali, 9 specie animali e oltre 245mila ettari di aree naturali protette, cuore della biodiversità pugliese.
A peggiorare lo scenario, anche gli effetti di una cementificazione fuori controllo: negli ultimi 50 anni, la Puglia ha perso un terzo dei terreni agricoli. Le province di Foggia e Bari risultano le più vulnerabili, tanto che Coldiretti parla di “corsa contro il tempo”.
Le richieste: “Ripartire dalle incompiute”
Per affrontare la crisi, Coldiretti propone un pacchetto di interventi urgenti e strutturali: completamento della condotta Liscione-Occhito, recupero dei pozzi consortili, rilancio degli impianti di sollevamento sui fiumi Tara e Bradano, riutilizzo delle acque reflue depurate e, soprattutto, il varo immediato della legge sul consumo di suolo, ferma da quasi dieci anni.
“L’incognita siccità pesa come un macigno – ha dichiarato il presidente Alfonso Cavallo – e rischia di bloccare gli investimenti. Serve un piano invasi nazionale per garantire acqua e salvare i nostri territori”. Il direttore Pietro Piccioniha rilanciato: “Ripartiamo dalle incompiute: dalla diga di Saglioccia al recupero della diga del Pappadai. Non possiamo più permetterci di perdere acqua e tempo”.
Come riportato da la Repubblica Bari, la situazione è ormai insostenibile. Senza scelte immediate e coraggiose, il rischio è quello di condannare la regione a una progressiva desertificazione, con effetti devastanti per l’ambiente, l’economia e la società.












