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Home - La transumanza che resiste: la famiglia Carrino e la rinascita della pecora Gentile di Puglia

La transumanza che resiste: la famiglia Carrino e la rinascita della pecora Gentile di Puglia

Da Frosolone alle campagne di Lucera, cinque generazioni di pastori tengono viva una tradizione antica e scommettono sul futuro della lana, della biodiversità e della sostenibilità

Di Redazione
2 Giugno 2025
in Cultura&Società, Lucera e Monti Dauni
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Una storia di famiglia, di terra, di resistenza e futuro. È quella dei Carrino, una dinastia di pastori originaria di Frosolone, in provincia di Isernia, che da oltre un secolo porta avanti in Capitanata l’antica arte della transumanza, allevando una delle razze ovine più pregiate e dimenticate d’Italia: la pecora Gentile di Puglia.

Fu Carlo Carrino, bisnonno dell’attuale generazione, a lasciare il Molise nei primi del Novecento per prendere in fitto i pascoli nelle campagne di Lucera, dando il via a una tradizione che si tramanda da cinque generazioni. “Iniziò così la nostra storia con la transumanza – racconta oggi Cristoforo Carrino, che oltre a essere pastore è anche veterinario –. Dopo di lui vennero mio nonno Cristoforo, mio padre Felice e oggi ci siamo io e i miei fratelli, Domenico e Gianfranco“.

Novecento pecore in cammino

Attualmente, il gregge della masseria Carrino – composto da circa 900 capi – pascola nei territori del Subappennino Dauno, dove resta in transumanza fino a dicembre. “Sono in pratica nato nella transumanza – prosegue Cristoforo –. Fin da piccolo, dopo la scuola, io e i miei fratelli aiutavamo con il gregge. Ora, a nostra volta, siamo affiancati dalle nostre nipoti, tutte donne tra i 19 e i 25 anni, che nonostante gli impegni universitari non hanno mai tagliato il cordone con la nostra attività”.

Un esempio di tradizione che guarda al futuro, anche attraverso il recupero e la valorizzazione della pecora Gentile di Puglia, una razza rustica, resistente, capace di vivere all’aperto anche ad altitudini elevate e di produrre lana, latte e carne di alta qualità. In tutta Italia ne restano circa 5.000 esemplari, metà dei quali proprio in provincia di Foggia.

Una filiera sostenibile e made in Puglia

Ed è proprio da questo patrimonio che la famiglia Carrino ha costruito una nuova scommessa: una filiera Slow Food dedicata alla Gentile di Puglia, realizzata insieme ad altri sette allevatori tra le province di Foggia e Bari. “Abbiamo iniziato a far produrre filati in Piemonte e in Toscana, a lavorare le carni, a trasformare il latte e a dare valore a ciò che in passato era stato dimenticato”, spiega Cristoforo.

Il 7 giugno prossimo, la masseria Carrino sarà al centro di una visita guidata aperta al pubblico, con la possibilità di partecipare alle attività di trasformazione dei prodotti dell’azienda. Un’occasione per conoscere da vicino non solo un pezzo di storia del territorio, ma anche una pratica che oggi rappresenta un modello di eco-sostenibilità e custodia della biodiversità.

“In un momento storico così delicato sul piano ambientale – conclude Cristoforo – conservare la tradizione della transumanza vuol dire proteggere il territorio, tutelare la natura e rinnovare un’economia agricola sostenibile che parte da lontano ma parla al domani”.

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Tags: agricoltura sostenibileallevamento tradizionalebiodiversitàcapitanataCristoforo Carrinofamiglia CarrinoFrosolonelana italianaLuceramasseria Carrinopastoripecora Gentile di Pugliaslow foodSubappennino DaunoTransumanza
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