La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei difensori e ha reso definitive le condanne inflitte a tre presunti esponenti del clan Sinesi-Francavilla, coinvolti in un violento tentativo di estorsione ai danni dei gestori dell’autoparco “Prestige” di Foggia, culminato in un triplice tentato omicidio. Il fatto risale al 3 settembre 2016. A distanza di quasi nove anni, la Suprema Corte chiude il processo con una sentenza irrevocabile.
Chi sono i condannati: ruoli e pene confermate
La condanna più pesante, 8 anni e 9 mesi, è stata confermata per Francesco Pesante, classe 1988, soprannominato “U’ sgarr’”, ritenuto autore materiale degli spari rivolti contro tre persone. Pesante era accusato di tentata estorsione, triplice tentato omicidio, lesioni e porto illegale di pistola.
Condanne a 4 anni e 2 mesi ciascuno per Alessandro Aprile (“Schiattamurt”, classe 1984) e Antonio Salvatore (“Lascia Lascia”, classe 1991), ritenuti complici nella tentata estorsione e nelle aggressioni, ma assolti – in primo grado – dal concorso nel tentato omicidio.
I legali degli imputati avevano chiesto l’annullamento della sentenza d’appello del 17 gennaio 2024, sostenendo che non vi fosse tentata estorsione, ma semmai “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”. Per Pesante, inoltre, la difesa contestava la sussistenza dell’intento omicida, sostenendo che sparò in aria per spaventare.
Il movente: un presunto credito da 80mila euro e la spedizione punitiva
Secondo l’accusa, tutto ebbe inizio con una richiesta di 80mila euro avanzata da un imprenditore marchigiano – poi assolto – per una vecchia compravendita di auto. L’uomo si presentò all’autoparco “Prestige”, sulla circumvallazione di Foggia, insieme a Pesante e ad altri due soggetti, per pretendere la somma. Giuseppe D’Angelo, co-titolare dell’attività, dimostrò con documenti e bonifici di aver saldato ogni debito. Al momento di andar via, Pesante lo minacciò: “Se non cacci i soldi, ti sparo”.
Due ore dopo, la ritorsione: a bordo di un’Audi, tornarono Pesante, Aprile, Salvatore e Rodolfo Bruno (ritenuto il cassiere del clan Moretti, poi ucciso in un agguato mafioso nel 2018). I quattro aggredirono Vincenzo D’Angelo, suo zio Roberto e la moglie del primo. Dopo il pestaggio, Vincenzo si rifugiò in casa e sparò con una pistola a salve; Pesante reagì esplodendo colpi ad altezza d’uomo, ferendo nessuno per puro caso. I tre rimasero illesi.
Una vendetta annunciata e due morti irrisolti
Il 5 settembre, due giorni dopo il raid armato, due ignoti si presentarono davanti al cancello dell’autoparco e uccisero il cane da guardia, un pastore tedesco. Un chiaro messaggio intimidatorio.
Il 2 gennaio 2020, Roberto D’Angelo, una delle vittime del tentato omicidio, fu assassinato in viale Ofanto da due killer in scooter. L’agguato, maturato in un contesto oscuro, non ha ancora un movente noto, né colpevoli.
Una lunga scia di arresti: da “Decima Azione” a “Game Over”
Per il tentato assalto al Prestige, Pesante, Aprile e Salvatore furono arrestati il 7 ottobre 2016, ma sono tuttora detenuti per altri procedimenti: a partire da “Decima Azione” (2018), proseguendo con “Decimabis” (2020) e infine “Game Over”, il maxi-blitz del luglio 2023 che ha portato a 82 arresti nel cuore del sistema mafioso foggiano.
Con questa pronuncia della Cassazione, cala il sipario giudiziario su una delle più brutali e rappresentative vicende criminali degli ultimi anni a Foggia: un intreccio di racket, armi, vendette e omicidi rimasti senza giustizia.









