Quattro ore di tensione in aula per una nuova udienza del processo a carico di Michele Piano, accusato dell’omicidio del cugino Michele Placentino, avvenuto a San Giovanni Rotondo nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2024. A essere esaminati oggi, davanti alla Corte d’Assise di Foggia, due testimoni oculari presenti al momento del delitto. Entrambi, tra cui Matteo Placentino, cugino di imputato e vittima, hanno confermato di aver visto Piano sparare, ma con versioni diverse su tempi, modalità e dinamiche dell’omicidio, mettendo in discussione anche le ricostruzioni su movente e presenza di altri soggetti.
Versioni discordanti sul delitto
Le due testimonianze, durate circa due ore ciascuna, hanno fornito elementi chiave ma contrastanti. Uno dei testi ha raccontato di una colluttazione tra la vittima e Piano dopo gli spari, l’altro ha escluso tale circostanza. Divergenze anche sulla posizione dell’aggressore al momento dello sparo: secondo un testimone, Piano avrebbe sparato dal balcone, mentre per l’altro sarebbe stato seduto.
Altre contraddizioni riguardano la sequenza temporale, la presenza di terze persone e ciò che avrebbe detto l’imputato prima e dopo il delitto. Secondo entrambi, il movente sarebbe stato legato a una discussione sfociata nella rabbia di Piano per dei presunti danneggiamenti alla sua abitazione.
Per la difesa, rappresentata dagli avvocati Luigi Marinelli e Vincenzo Maizzi, si tratta di incongruenze non trascurabili che minano la credibilità dei testimoni e, di conseguenza, la tenuta dell’impianto accusatorio.
Le eccezioni e le richieste della difesa
Durante la prima udienza del 7 marzo, la difesa aveva già sollevato un’eccezione preliminare sulla presunta nullità del decreto di citazione a giudizio, giudicato troppo generico soprattutto per quanto riguarda le aggravanti dei motivi abietti e futili. La Corte ha rigettato l’eccezione, ritenendo valido il capo d’imputazione.
Oggi la difesa ha ribadito la necessità di fare piena luce sui fatti, insistendo sull’esame dell’imputato, sulla propria lista testi composta da 52 persone e su un esperimento giudiziale con sopralluogo nella casa dove si è consumato l’omicidio. Tutte le richieste sono state accolte dalla Corte, che si è riservata di decidere in merito al sopralluogo.
Il caso
Michele Placentino, 35 anni, fu ucciso con due colpi di pistola – uno al collo e uno all’addome – in via Papa Paolo VI, nei pressi dell’abitazione di Piano. L’arma, una pistola scacciacani modificata, è stata recuperata in una siepe poco distante. Piano fu arrestato poche ore dopo mentre tentava di nascondersi in un casolare di campagna. Si torna in aula a metà giugno quando saranno ascoltati la madre della vittima e due dei soggetti presenti la sera dell’omicidio.











