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Home - Frasi minatorie, teste d’agnello e ordigni: il pizzo del clan Li Bergolis-Miucci dal Gargano fino a Foggia

Frasi minatorie, teste d’agnello e ordigni: il pizzo del clan Li Bergolis-Miucci dal Gargano fino a Foggia

Non solo tangenti ma anche assunzioni imposte e contratti di lavoro con società vicine all'organizzazione criminale. Le carte di "Mari e Monti"

Di Francesco Pesante
25 Ottobre 2024
in Gargano, Inchieste
Enzo Miucci, il fratello Dino, Raffaele Palena e Lorenzo Scarabino

Enzo Miucci, il fratello Dino, Raffaele Palena e Lorenzo Scarabino

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Estorsioni a tutto spiano, da Monte Sant’Angelo a Foggia passando per Manfredonia. Anche questo racconta la mega ordinanza “Mari e Monti” sul clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, molto attivo nel settore del racket. Vittime di diverso genere, dal gestore del bar ai titolari di aziende agricole e di costruzioni. Non solo soldi, ma anche assunzioni imposte e contratti lavorativi con società vicine al clan. Bombe, minacce e veicoli bruciati se le vittime provavano ad opporsi.

Tommaso Tomaiuolo, ad esempio, uno dei fedelissimi del boss Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, è accusato di aver tentato di costringere, mediante minaccia, un imprenditore agricolo titolare di azienda nonché agente assicuratore e amministratore di una società di Foggia, a consegnare al gruppo criminale 20mila euro. Il clan attaccò alla sbarra d’ingresso dell’azienda della vittima una busta contenente una testa d’agnello, tre proiettili calibro 12 e un biglietto manoscritto che riportava testualmente: “Questo è un avvertimento, ti diamo 10 giorni di tempo per dare la somma di 20mila sennò portiamo a zero tutto rivolgiti a chi. Qualche amico fedele senza CC sennò sei finito tu già sai vai da qualche amico vicino no i CC”.

Raffaele Palena alias “Strizzaridd”, Orazio Pio La Torre e Marino Ciccone avrebbero minacciato, senza riuscirci per cause indipendenti alla loro volontà, l’amministratore di una ditta a versare una tangente che prevedeva un acconto immediato di 50mila euro e una successiva somma annuale di 70mila suddivisa in tre tranche, due da 20mila e una da 30mila.

Minacce anche a due società costrette a stipulare un contratto per la fornitura di piante e terreno a favore della “Agriforest Società Cooperativa Agricola” riconducibile ad una persona vicina al clan. Pressioni al fine di far corrispondere tale fornitura per una cifra non inferiore a 16.660 euro. In questo caso gli accusati sono ancora Raffaele Palena e Leonardo “Dino” Miucci, quest’ultimo latitante, fratello del boss Enzo.

Sempre “Strizzaridd”, stavolta con Angelo Totaro, Pasquale Totaro detto “Farfaridd” (latitante), Giuseppe Pio Ciociola e Maria Francesca Palumbo (compagna di Palena), è accusato di aver costretto una srl a versare tangenti periodiche costituite da somme di denaro non meglio precisate. La vittima, in caso di mancato pagamento, non avrebbe potuto più proseguire con la propria attività imprenditoriale.

Nel mirino anche un’altra srl costretta ad assumere Pasquale Totaro pagandogli emolumenti non inferiori a 22.751 euro nonostante non svolgesse alcuna attività lavorativa.

Tangenti, poi, alle autoscuole. I titolari costretti a versare soldi dopo attentanti dinamitardi e incendi. Per un’attività di Monte San’Angelo il pizzo da pagare era di mille euro al mese.

L’imprenditore di un’altra azienda, stavolta di Manfredonia, è stato invece minacciato e pressato affinché assumesse Lorenzo Scarabino e Antonio Miucci, cognato e figlio del boss Enzo. Il clan non riuscì nell’intento per cause indipendenti dalla loro volontà. Alla vittima spedirono cartucce di fucile, una bottiglia di liquido infiammabile e danneggiarono i mezzi di lavoro.

Provarono anche a costringere un rivenditore di auto – sempre stando all’impianto accusatorio – a cedere gratuitamente un veicolo ad Antonio Miucci, figlio di Enzo, ma il piano saltò per la mancanza di vetture a disposizione della vittima in quel momento.

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Tags: Li Bergolis
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