Venticinque anni fa l’omicidio di Matteo Di Candia, pensionato foggiano, vittima innocente della mafia cittadina. Era il 21 settembre 1999 quando l’anziano stava festeggiando il suo onomastico al bar Elia. Ad un certo punto, un gruppo di sicari, forse calabresi, giunse sul posto per una spedizione di morte nei confronti di alcuni esponenti di spicco delle batterie foggiane presenti in quel momento ai tavolini del locale. Un regolamento di conti durante una delle guerre di mafia più cruente della città. I “pistoleri”, probabilmente scarsi conoscitori del luogo, spararono all’impazzata con l’intento di uccidere i boss Federico Trisciuoglio alias “Enrichetto lo Zoppo”, capo della batteria Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese e il suo compare Salvatore Prencipe detto “Piede veloce”. Un terzo obiettivo era invece Leonardo Piserchia detto “Pastina”, quest’ultimo scampato alla strage del Bacardi del 1986. Nessuno dei tre obiettivi venne eliminato, per loro solo qualche ferita, ma un proiettile vagante costò la vita al povero Di Candia. Piserchia fu comunque ammazzato il 24 ottobre dello stesso anno in via del Risorgimento. Trisciuoglio è deceduto per cause naturali a ottobre 2022 mentre Prencipe è stato ucciso il 20 maggio 2023 in viale Kennedy.
Quello di via Fania fu uno dei tanti agguati che a cavallo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000 macchiarono di sangue la città di Foggia. Di Candia, da molti dimenticato, era completamente estraneo a logiche malavitose. Quel giorno era “al suo posto”, in un bar, a festeggiare una ricorrenza.
L’associazione antimafia “Libera” lo ha ricordato così: “Un uomo buono e pacifico, si trovava a festeggiare il suo onomastico con amici, quando la violenza cieca della mafia foggiana lo ha strappato alla vita. Colpito da proiettili destinati ad altri, Matteo è diventato una vittima innocente di un conflitto che non gli apparteneva.
In questa giornata, vogliamo onorare la sua memoria e sottolineare quanto sia importante continuare a lottare per una società libera dalla violenza, dalla sopraffazione e dall’ingiustizia. Sentiamo di ribadirlo con forza: Matteo non era nel posto sbagliato, era al fianco dei suoi amici, vivendo un momento di gioia che nessuno avrebbe dovuto negargli.
La sua vita strappata ci ricorda che la battaglia per la giustizia e libertà non si ferma, e che è nostro dovere non dimenticare chi, come Matteo, ha perso la vita senza colpa, vittima di un sistema criminale. Nel suo ricordo, continuiamo a promuovere la cultura della legalità e ad impegnarci per giustizia sociale affinché la sua morte non sia stata vana. Ciao, Matteo, il tuo ricordo rimarrà vivo nei nostri cuori e nel nostro quotidiano impegno”.









