Omicidio colposo, di questo sono accusati gli indagati per la morte di Natasha Pugliese, 23enne di Cerignola deceduta lo scorso 4 settembre durante un intervento chirurgico. Gli avvisi di garanzia sono stati notificati a venti persone tra medici e infermieri di alcuni reparti del Policlinico Riuniti di Foggia dove la giovane era ricoverata. In seguito al decesso, parenti e amici si scagliarono contro i sanitari ferendone tre. L’indagine è partita per atto dovuto così da consentire ai consulenti degli indagati di partecipare all’autopsia prevista per il 18 settembre. Ci saranno, ovviamente, anche consulenti in rappresentanza della famiglia della ragazza. Inoltre, sulla morte di Natasha è in corso un’indagine interna da parte dei vertici ospedalieri.
La sorella della vittima ha sollevato molte questioni sul ricovero della 23enne che ad un certo punto sembrava ormai sulla via del recupero salvo poi aggravarsi per cause ancora ignote. “Nessuno ci ha mai parlato di morte o cose gravissime, loro dicevano che stava bene. Saturazione perfetta. La mia famiglia ha fatto la guerra peggio di Gomorra, perché mia sorella è stata uccisa da loro. La mia Tasha doveva fare un intervento di routine senza bisturi, senza tagli, la mia Tasha si è addormentata con il pensiero di svegliarsi subito, la mia Tasha ce l’ha messa tutta, ha superato il peggio, pensavamo che l’incubo fosse terminato, invece no, l’incubo é iniziato in quella stanza… Niente e nessuno mi darà indietro mia sorella, pagherei oro per averla qui, per ricevere un suo messaggio farei qualsiasi cosa”. Agli inquirenti il compito di fare luce sulla vicenda.









