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Home - “La mia opera non deve abbellire ma far riflettere”. Limosani presenta i Cuori pulsanti per i Campi Diomedei di Foggia

“La mia opera non deve abbellire ma far riflettere”. Limosani presenta i Cuori pulsanti per i Campi Diomedei di Foggia

Critiche per la proposta dell'artista: "Ma ringrazio i detrattori". 21 metri di altezza e 50 metri quadrati di superficie, questi i numeri dell'installazione

Di Antonella Soccio
10 Luglio 2024
in Cultura&Società, Foggia, Immediato TV
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10 imprenditori foggiani, dei “mecenati” come sono stati definiti, che vogliono rimanere anonimi, rappresentati dal professor Aldo Ligustro presidente della Fondazione Monti Uniti, che hanno elargito 25mila euro a testa. Alcuni facilitatori nelle persone dell’ingegner Pippo Cavaliere e il dirigente Carlo Dicesare.

21 metri di altezza di acciaio zincato, 50 metri di distanza tra un traliccio e l’altro, 50 metri quadrati di superficie, per una numerologia che ricalca quella della Cattedrale di Foggia.

Sono solo alcuni dei numeri dell’installazione artistica Cuori pulsanti ideata dall’artista d’avanguardia Felice Limosani, originario di Foggia ma ormai conosciuto in tutto il mondo per la sua collaborazione con grossi brand della moda e con committenze pubbliche a Firenze, Venezia e Roma, ed immaginata per il parco urbano cittadino dei Campi Diomedei.

Un “dono” come è stato ripetuto spesso nel corso della conferenza stampa di presentazione nella nuovissima Biblioteca del Polo economico – a cui hanno partecipato insieme al digital creator e mixatore di generi e linguaggi i due assessori comunali Giuseppe Galasso e Alice Amatore, la sindaca Maria Aida Episcopo e lo stesso Ligustro – che è stato pensato per la città già nel 2019 e che poi si è trasformato in qualcosa d’altro dopo la pandemia.

“Quando mai le sorti di un luogo prezioso e una proposta artistica hanno coinvolto tanto i cittadini? Al di là se piaccia o non piaccia è importante il coinvolgimento collettivo. Abbiamo tutti l’occasione di convincerci”, ha detto il docente universitario.

L’artista, che con il suo obelisco Pezzi di pace scelto da Roberto Casamonti per la Galleria Tornabuoni è divenuto un esempio di arte contemporanea futuristica, ha illustrato il suo pensiero e ha risposto, inframmezzando il suo discorso col dialetto foggiano, alle tante polemiche, di ambientalisti e non, che hanno suscitato i suoi cuori.

“Questo lavoro non attinge a denaro pubblico, nessuno di noi si è sognato di togliere risorse alla comunità. Mazze e uno. Si tratta di una proposta, grazie a Dio che c’è un atteggiamento critico. Invito tutti ad evitare il soggettivismo estetico, prima di avventurarsi in commenti poco eleganti, analizzate il contenuto. Ci terrei a polemizzare sul contenuto e sul pensiero e non sul traliccio. Un altro aspetto che non vorrei dimenticare è che l’arte ha sempre indagato il contemporaneo in cui è esistita. L’opera nasce in un mondo in cui c’era un altro mondo. L’arte non deve avere a che fare col mi piace o non mi piace, deve stabilire dei pensieri. Sono straonorato di lavorare a casa mia. Quando torno a casa mia sento sempre il richiamo delle mie radici. La bellezza è un valore”.

Limosani ha presentato la sua idea al vescovo Giorgio Ferretti per il tramite del suo segretario don Giulio Dal Maso, che ha caldeggiato l’idea dell’opera anche in vista del prossimo Giubileo del 2025 che ha come tema “Spes non confundit”. L’installazione si candida a rappresentare la città Foggia nel calendario nazionale degli eventi giubilari.

“Vorrei che l’installazione diventi il simbolo delle celebrazioni dell’anno giubilare”, ha rimarcato l’artista, che ricordando le resistenze sull’arte contemporanea ha citato il Cretto di Alberto Burri a Gibellina, il cui valore spirituale e umano in tanti avevano bollato come una mera colata di cemento.

“Perché il traliccio? È un simbolo universale della rivoluzione industriale, che al punto in cui si trova mira a farci riflettere sulla nuova rivoluzione che ci sta per travolgere ossia l’intelligenza artificiale. Con i due tralicci annodo ad una postura di umano. Oggi il simbolo del cuore è molto banalizzato, ma il cuore per gli antichi era coraggio intelligenza senno, nel mondo biblico. Sto suggerendo una riflessione: la nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale suggerisce di elevare in alto i nostri cuori. Non ne voglio fare un discorso filosofico o religioso, sto ponendo una riflessione di un pensiero che ci deve accomunare. Questa non è una fontana, non faccio arredo urbano. Perché non fai un bosco? Mi chiedono. Le cose vanno affrontate con serietà. Gli imprenditori che mi sostengono sono persone perbene, intelligenti si sono sentiti coinvolti non convinti da me. Attaccatemi sui contenuti, altrimenti le vostre polemiche non mi tangono. I Campi Diomedei sono il vero contesto su cui operare, un luogo che è lì ad accomunare la gente. In questa città non si parla che di mafia e di bombe, non ci sto a farmi sentire dire solo di mafia quando viaggio, non ci sto. E qualche Sovrintendenza l’ho approcciata a Venezia, Roma e Firenze. Stiamo iniziando a dialogare”.

L’opera, se ci sarà l’ok degli enti e la condivisione del Comitato scientifico che dovrà essere nominato dal Comune, è già pronta. Limosani conta di inaugurarla nel 2025 in una data inserita nel calendario del Giubileo. Ha già individuato il luogo: “C’è una collinetta artificiale, ci sono delle cisterne, so che il punto che propongo al netto delle verifiche non intralcia nulla. Non ho immaginato di deturpare il sito archeologico. Siamo pronti, se mai tutti dovessero convergere. Non edifico nulla erigo verso il cielo portando in alto i nostri cuori. Per me che questa installazione apra il Giubileo è una conditio sine qua non. Non perdo l’occasione di parlare del tema del Giubileo. Spero che nessuno si ponga di traverso”.

La sindaca è entusiasta dell’opera. “Vantiamoci del bello che abbiamo. Perché dobbiamo sempre prevedere una voce di lamento, commiserazione e pessimismo? Questo può essere un luogo e un motivo di aggregazione attorno ad una idea che ritengo ridente. Ci vedo un segnale di rinascita di identificazione ideale e collettivo. Io non guadagno niente, una forza politica ha detto che l’artista ci guadagna. Felice dona il suo estro creativo e artistico che ha messo a disposizione di siti internazionali alla sua città. I sostenitori vogliono rimanere anonimi. Ma Pippo Cavaliere è uno dei padrini nobili, un facilitatore”.

A tal proposito lo stesso ingegnere ed ex assessore comunale ha voluto specificare un aspetto. “A fronte del timore che possa trattarsi di un intervento impattante, è vero che si tratta di due elementi, ciascuno dei quali coprirà al massimo una superficie di 10-15 metri quadrati, ma abbiamo fatto anche delle simulazioni per le quali questi due elementi in un contesto così ampio e in un’area così ampia oltre la quale c’è la Fiera, la motorizzazione e la Villa si disperdono e l’effetto impattante viene meno”.

L’architettura di ferro è un’altra suggestione lasciata da Limosani, che in un’ottica di percorso artistico ha suggerito di legare i cuori al lavoro di Edoardo Tresoldi a Siponto.

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Tags: Limosani
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