Anche quest’anno la festa patronale in onore di S. Antonio ad Orta Nova si è aperta con una lezione antimafia. Lo scorso anno don Luigi Ciotti, ieri sera altri due baluardi della legalità: don Maurizio Patriciello, il prete di Caivano, simbolo della lotta alla criminalità, e il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, Antonio Laronga.
Laronga, autore anche del libro “Quarta Mafia” ha raccontato la storia dei clan foggiani, soffermandosi soprattutto sul caso Orta Nova, facendo nomi e cognomi senza peli sulla lingua. “Ad Orta Nova la mafia esiste, eccome se esiste, basti pensare a quanto accaduto dopo gli omicidi di Andrea Gaeta e Gerardo Tammaro, con il conseguente scioglimento per mafia del comune di Orta Nova. Questa è una delle città più complesse della Capitanata, c’è una cosca molto agguerrita, mi auguro che la comunità cittadina abbia la forza di reagire, perché la lotta alla criminalità non si fa solo con le sentenze e con le manette, ma si fa anche con la prevenzione e soprattutto con le istituzioni locali forti, non come l’ultima amministrazione sciolta per mafia che si è dimostrata molto debole, influenzabile e condizionabile. I cittadini di Orta Nova sono chiamati a scegliere amministratori forti, capaci di resistere a questi condizionamenti”.
E nel resto della provincia? “La lotta alle mafie del Foggiano è a un punto di svolta grazie ai tanti interventi della magistratura, della Dda di Bari e della Procura di Foggia”. Il ruolo della stampa? “Molto importante. I mass media devono parlare di mafia, non in termini sbagliati facendo trapelare atteggiamenti negazionisti. La mafia esiste ed è anche emergente, altro che primordiale. È una criminalità che coniuga arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione”. Le querele a quei giornalisti che fanno lavoro d’inchiesta rischiano di mettere il bavaglio? “Se si fa il proprio dovere, raccontando con esattezza i fatti non bisogna temere nessuno. Nell’ultimo mio libro ho fatto decine e decine di nomi, non ho ricevuto nessuna querela perché sono fatti veri”.









