La fame di potere e poltrone spacciata per “senso di responsabilità”. Questo emerge dalla grottesca storia del Comune di Manfredonia dove il sindaco Gianni Rotice è stato salvato per meri interessi personali e pressioni familiari.
Allarmante il messaggio WhatsApp dell’assessora al Bilancio, Antonella Lauriola inviato ad uno dei consiglieri di opposizione nel tentativo di convincerlo a ritirare le dimissioni ed accettare addirittura un incarico in giunta, vicesindaco o assessore al Personale: “Ci hai pensato? Te lo sto chiedendo non perché c’è da parte mia o del sindaco e del resto dell’amministrazione l’attaccamento alla poltrona, ma per senso di responsabilità nei confronti del paese. Potrebbe iniziare un nuovo giorno anche grazie al tuo aiuto fattivo. I tempi stringono e non credo che andando alle elezioni a giugno siamo tutti sicuri di ricoprire un ruolo. Grazie“. Lauriola si contraddice nello stesso messaggio, prima nega l’attaccamento alla poltrona, poi si preoccupa di restare senza ruoli in caso di nuove elezioni.
Anche Adriano Carbone, consigliere indipendente, imputato in processo di mafia “Omnia Nostra”, ha tirato fuori il senso di responsabilità e persino le parole del vescovo. Secondo Carbone, la città non può permettersi un altro commissariamento. Meglio dunque l’incertezza politica e i progetti effimeri di Rotice? Tra l’altro si tratterebbe di un commissariamento di breve durata; a maggio, infatti, si tornerebbe alle urne per decretare una nuova maggioranza. Ma stanno arrivando i soldi del Pnrr, avrebbe spiegato Carbone ai colleghi in Consiglio comunale, perché mai perdersi questa “ricca” opportunità?
Lauriola avrebbe contattato un solo membro della minoranza, mentre Carbone si sarebbe affannato ad interpellare tutti quanti. Ha prima firmato anche lui le dimissioni pensando di essere l’ago della bilancia, poi ha iniziato a pressare gli altri per una revoca di massa. Affannato e grondante di sudore si sarebbe recato di corsa in Comune per far saltare il banco e anticipare l’arrivo dei consiglieri di Forza Italia che dovevano protocollare le firme notarili. Carbone si sarebbe proposto persino per sistemare lui stesso i documenti degli altri e presentare in tempo le revoche così da salvare Rotice dalla caduta. Tutto questo impegno sarà premiato con un assessorato?
Raccapriccianti, infine, le voci sull’altro consigliere che ha revocato le dimissioni come Carbone, ovvero il forzista Vincenzo Di Staso. Sarebbe stata la moglie, cugina di Rotice, ad invitarlo a ritirare le dimissioni, ma Di Staso avrebbe ricevuto pressioni anche da altri componenti della sua famiglia.
Intanto, il primo dei non eletti, Massimiliano Ritucci che potrebbe scattare in caso di modifiche nel Consiglio comunale, ha smentito un suo eventuale sostegno a Rotice: “In riferimento all’articolo ‘Promesse, pressioni e giochi di potere. L’elemosina di Carbone e Lauriola per ‘tenere in vita’ Gianni Rotice’, pubblicato in data odierna dalla vostra testata, smentisco categoricamente il passaggio in cui si afferma (testuale) che ‘ci sarebbe inoltre il tentativo di far scattare consigliere Ritucci, possibile rinforzo per la maggioranza e primo dei non eletti’. Sia chiaro che non sono interessato a far parte di questa consiliatura e, men che meno, sostenere la maggioranza. Nel mio percorso politico ho sempre rinunciato a scorciatoie e compromessi. Comunico, altresì, che con il movimento civico-politico ‘AgiAMO’ prenderò parte alle prossime elezioni amministrative, quando esse verranno indette, quindi, sarò nuovamente della partita solo se e quando lo vorranno i miei elettori (concittadini). Ringraziandovi per il debito risalto che darete a questa mia precisazione, saluto cordialmente”. (In foto, Lauriola, Rotice e il messaggio dell’assessora)
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