No del Tar Puglia al ricorso di “Tre Fiammelle”. Nelle scorse ore, infatti, il tribunale amministrativo (presidente Desirèe Zonno) ha respinto l’istanza cautelare della famiglia D’Alba, rappresentata dai legali Michele Laforgia e Gennaro Rocco Notarnicola.
La nota azienda foggiana, riconducibile all’imprenditore Michele D’Alba, per anni destinataria di appalti milionari nel capoluogo ma anche in provincia, ha tentato, invano, di ottenere una sospensione dell’interdittiva antimafia spiccata dal prefetto di Foggia, Maurizio Valiante.
Il pericolo di infiltrazioni mafiose e il condizionamento dei clan sarebbero attuali e reali anche secondo i giudici del tribunale amministrativo: “Il quadro fattuale e indiziario – si legge nell’ordinanza del Tar – appare idoneo a giustificare – complessivamente considerato – la determinazione gravata, atteso che dallo stesso risulta ‘più probabile che non’ il pericolo di condizionamento”.
A parere dei giudici, “gli elementi all’attualità emersi e tenuti presenti dall’Autorità prefettizia sono idonei a disvelare la logicità e ragionevolezza della prognosi di pericolo d’infiltrazione configurata nell’interdittiva gravata, alla stregua della natura intrinsecamente ed altamente preventiva propria dell’atto”. Fissata a novembre l’udienza per la trattazione del merito della controversia. (In foto, D’Alba con il figlio Lorenzo; sotto, il prefetto Valiante)
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