Era il lontano 2006 quando un dipendente dell’ente previdenziale si rivolgeva agli avvocati Gaetano Carbone e Romeo Tigre per intraprendere un giudizio contro l’ente per il quale aveva prestato la propria attività lavorativa, al fine di vedersi riconoscere un risarcimento del danno biologico da superlavoro. Il giudizio di primo grado vedeva coinvolti numerosi testimoni, tra cui giudici ed avvocati, che avevano assistito alle difficoltose condizioni lavorative in cui l’avvocato-ricorrente era stato costretto ad operare negli anni precedenti al suo pensionamento. Condizioni lavorative che erano state causa di gravi problemi di salute che accertate con la Ctu medico legale, riconoscevano la sussistenza di un danno che la sezione lavoro del Tribunale di Foggia (in foto) nel 2016 accertava condannando l’istituto previdenziale al pagamento in favore dell’avvocato di un risarcimento del danno non patrimoniale.

A questo punto, l’istituto previdenziale nel promuovere ricorso innanzi alla sezione lavoro della Corte di Appello di Bari vedeva dichiararsi improcedibile l’impugnativa della sentenza di primo grado per un problema di notifica dell’appello. Nonostante il rigetto dell’appello promosso dall’istituto previdenziale, lo stesso promuoveva ricorso per cassazione ma la Suprema Corte con ordinanza n. 9411 del 5 aprile 2023 nel rigettare l’impugnazione, confermava la sentenza della Corte territoriale per le stesse motivazioni.

I commenti degli avvocati che hanno assistito il ricorrente in questo lungo iter processuale non possono che essere positivi in merito al risultato ma, purtroppo, negativi con riferimento alla tempistica necessari ad accertare la verità. In particolare l’avvocato Gaetano Carbone, da noi contattato, ha riferito testualmente: “Questa vicenda conferma ancora una volta la necessità di richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla efficienza del funzionamento sistema giudiziario che posto a tutela di diritti di rango costituzionale molte volte con la eccessiva durata ne riduce la loro tutela. Difatti, come più volte si è avuto modo di discutere, si trascura come il tempo dei processi sia un aspetto che oltre ad incidere sul Pil della nostra economia, incide altresì sulla fiducia dei cittadini nella stessa giustizia, demoralizzando le aspettative degli stessi nel sistema di tutele posto alla base dell’ordinamento giudiziario. Ovviamente in tale contesto, l’avvocatura non può che continuare a farsi portavoce di istanze che tendano alla risoluzione di tale problematica, oltre che continuare a rendersi portavoce delle richieste di effettive tutele dei diritti dei cittadini, sempre nella piena collaborazione con tutti gli operatori giudiziari ed in particolar modo con la Magistratura. Infine non posso ometter di far rilevare come la sentenza della Suprema Corte di cui si discute è stata innovativa con riferimento al ‘principio di notifica di un atto giudiziario non andato a buon fine per irreperibilità del destinatario’. In tal caso lascio ai giuristi le considerazioni in merito al principio”.








