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Home - San Severo come Scampia: affari da 5 milioni al mese. Anche agenti infiltrati per sgominare i narcos, 43 arresti

San Severo come Scampia: affari da 5 milioni al mese. Anche agenti infiltrati per sgominare i narcos, 43 arresti

Di Francesco Pesante
10 Ottobre 2022
in Cronaca, Immediato TV
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San Severo come Scampia. Stamattina 43 arresti per droga nella “città dei campanili”. Sgominati affari per circa 5 milioni di euro al mese anche grazie a due agenti sotto copertura, decisivi per portare a termine l’operazione denominata “Troy”, con il “cavallo di Troia” rappresentato proprio dai due poliziotti infiltrati.

I 43 destinatari di misura cautelare 

I nomi delle persone coinvolte sono Estifanos Andom Tewelde, Vincenzo Astuti, Michele Biccari, Antonio Pio Calò, Francesco Calò detto “Munnezz”, Severino Cascitelli, Daniele Cercone, Pietro Cerrone, Andrea Cologno, Nazario Cota, Alessio Carlo D’Aloia, Giovanni De Cesare, Danilo Danese, Michele De Cata, Alessio De Matteis, Antonio Di Noia, Dennis Gernone, Michele Gernone, Lusi Gomeri, Daniele Guerrieri, Mario Luminoso, Angelo Marinelli, Anna Maria Marinelli, Michele Leonardo Marinelli, Carmine Palumbo, Valentina Palumbo, Salvatore Perillo, Domenico Pupillo, Angelo Antonio Prencipe, Aurelian Rogojina, Antonio Romano, Gabriella Russi, Vincenzo Sabatino, Rosanna Sabrina Salvatore, Daniele Santacroce, Mirko Scotece, Nicola Severino Tartaglione, Alessio Vaglia, Raffaele Vaglia, Giacome Vecera, Gianni Vernucci e Anna Rita Zaccaria. Sugli indagati pendono almeno 89 ipotesi di reato.

La droga venduta davanti ai bambini

Smantellate 13 piazze di spaccio, soprattutto nel rione San Bernardino, nel quartiere Luisa Fantasia detto “Texas”, al “ferro di cavallo” di via Giulio Cesare e in via Mario Carli “Fort Apache”, tutte zone molto note per la fiorente attività di narcotraffico a San Severo. Tra i clienti anche persone delle regioni vicine che ormai vedono in San Severo un punto di riferimento cruciale per la vendita della droga.

Il blitz “Troy”, condotto dalla Polizia di Stato e coordinato dalla Procura della Repubblica di Foggia, ha visto impegnati circa 300 agenti. In prima linea la squadra mobile della Questura di Foggia, il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Reparto Prevenzione Crimine, l’unità Cinofila antidroga, la Polizia Scientifica e il Reparto Volo di Bari.
Gli indagati sono ritenuti responsabili dei delitti ex art. 73 D.P.R. 309/90, per avere ceduto o detenuto – senza l’autorizzazione di cui all’art. 17 – sostanza stupefacente del tipo hashish, marijuana, cocaina ed eroina, in alcuni casi con l’aggravante di aver effettuato cessione in prossimità di scuole di diverso ordine e grado.
Accertata l’incessante e continuativa attività di traffico illecito di sostanze stupefacenti, gestita con una organizzazione simile alle attività commerciali lecite ed operante nelle 13 piazze di spaccio individuate nei diversi quartieri popolari della città: alcune di esse sono state realizzate all’interno di abitazioni, spesso occupate anche da minori di 10 anni dinanzi ai quali si sono concretizzate diverse condotte di spaccio, mentre altre sono state organizzate in veri e propri illeciti coffee shop, in cui i tossicodipendenti hanno la possibilità di consumare la sostanza stupefacente di volta in volta acquistata.

L’abusivismo dilagante

Già nel corso delle prime fasi investigative, attraverso le tradizionali attività d’indagine quali captazioni video, pedinamenti e riscontri svolti dai poliziotti della squadra mobile, è stato possibile evidenziare come alcune aree urbane degradate del Comune di San Severo, composte da un agglomerato di edifici popolari e manufatti abusivi, circondati da un reticolato di vie e stradine non facilmente accessibili, siano diventate il punto di riferimento di numerosi tossicomani, taluni anche non del luogo, che si dirigono in quell’area, a qualsiasi ora del giorno, a piedi e/o con veicoli, per acquistare dal pusher di turno la sostanza stupefacente.
Per acquisire elementi indiziari a carico dei numerosi pusher che svolgono l’illecita attività di spaccio, in considerazione delle condizioni logistiche e ambientali e, in particolare, della conformazione strutturale del rione popolare “San Bernardino”, costituito da un dedalo di strade difficilmente accessibili agli operatori di Polizia e solo parzialmente aggredibili attraverso presidi tecnici del tipo video-sorveglianza, è stata positivamente valutata dall’autorità giudiziaria l’opportunità di procedere con un’operazione speciale sotto copertura.

Oltre 300 persone al giorno per la coca

L’operazione, denominata “Troy”, fa seguito ad altre condotte dalla Polizia di Stato nel territorio di San Severo contro lo spaccio di sostanze stupefacenti, dove il mercato di sostanze stupefacenti è particolarmente fiorente e redditizio, costituendo lo spaccio una delle attività preferite dalla criminalità locale. “In un giorno feriale abbiamo documentato oltre 300 persone in una piazza della cocaina, costo di una dose minima 50 euro. Il calcolo è presto fatto”, ha spiegato il capo della mobile Mario Grassia nella conferenza stampa di questa mattina in Questura. Presenti all’incontro con la stampa il direttore Centrale Anticrimine prefetto Francesco Messina, il direttore del Servizio Centrale Operativo Fausto Lamparelli, il questore Ferdinando Rossi, il procuratore della Repubblica Ludovico Vaccaro e il sostituto procuratore vicario Antonio Laronga. Insomma, il gotha della magistratura locale e della Polizia di Stato, questo dà bene il senso dell’importanza del blitz odierno.

Vedette e porte blindate stile Scampia

Le indagini sono iniziate lo scorso anno e hanno consentito di acquisire determinanti elementi indiziari a carico degli indagati, molti dei quali legati anche da stretti vincoli familiari, dimostrando la forte capacità operativa delle piazze di spaccio in questione, nonché la loro capacità a reperire e spacciare cospicue quantità di sostanza illecita di vario tipo.
Le varie “salette” di spaccio e/o coffee shop individuate, i cui locali sono stati sottoposti a sequestro preventivo, sono totalmente abusive, alcune con porte blindate, doppi accessi di sicurezza e sistemi di video sorveglianza operativi  H24 con presenza di “vedette” e stufe accese all’interno, per bruciare la sostanza stupefacente in caso di improvvisi controlli da parte delle forze dell’ordine, con grave rischio per l’incolumità pubblica. Modalità che ricordano molto la prima Scampia a Napoli. Agli spacciatori si rivolgeva una vasta clientela, proveniente anche da fuori città, per rifornirsi prevalentemente di cocaina, consentendo agli odierni indagati di realizzare un elevato giro di affari che costituiva una delle loro principali fonti di sostentamento, trattandosi di persone senza una stabile occupazione.
Nel corso dell’attività di Polizia Giudiziaria volta all’esecuzione dei provvedimenti, ed in particolare nel corso della perquisizione di una delle “salette” di spaccio, sono state colte nella flagranza di reato quattro persone, una delle quali già destinataria del provvedimento, tratte in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
Le mirate perquisizioni hanno consentito di trarre in arresto in flagranza una donna, legata da vincoli di parentela con uno dei destinatari del provvedimento, per detenzione di arma con matricola abrasa e di rinvenire, con conseguente sequestro a carico di ignoti, una ulteriore pistola per la quale sono in corso accertamenti al fine di individuare gli autori della fattispecie delittuosa.
Infine, la complessiva attività ha permesso di sequestrare un’autovettura, oltre a 20.000 euro in banconote di diverso taglio, ritenuti allo stato, provento dell’attività di spaccio da parte degli indagati.
Al momento gli odierni arrestati, condotti in carcere in attesa della convalida da parte dell’autorità giudiziaria, per effetto della presunzione di innocenza, risultano essere indagati e la loro eventuale colpevolezza sarà decisa nel contraddittorio tra le parti dinanzi ai giudici con le forme e le garanzie previste dalla legge. Indagini ancora in corso per ricostruire nel dettaglio l’operazione, individuare i fornitori e comprendere se ci sia una “cassa comune” tra le varie piazze di spaccio.

“Dobbiamo riappropriarci del tessuto urbano di San Severo ma per farlo servirà anche il supporto di amministrazione comunale e cittadini”, questo l’auspicio del questore Rossi al termine della conferenza stampa.

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Tags: San Severo
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