Si chiude con una sentenza favorevole a Comune di Manfredonia e Regione Puglia la lunga vicenda amministrativa relativa all’ex hotel “Menta e Rosmarino”, situato nella località Montagna, che avrebbe dovuto ospitare una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica (Crap) destinata a soggetti autori di reato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Puglia ha infatti respinto il ricorso presentato dal Consorzio Metropolis, confermando la legittimità dell’annullamento in autotutela della Scia con cui era stato autorizzato il cambio di destinazione d’uso dell’immobile e, di conseguenza, dell’accreditamento regionale della struttura.
La vicenda dell’ex albergo
La controversia riguarda l’ex albergo “Menta e Rosmarino”, struttura realizzata negli anni Ottanta nella zona collinare di Manfredonia con destinazione turistico-alberghiera. Nel dicembre 2022 l’immobile era stato concesso in locazione al Consorzio Metropolis, che aveva successivamente ottenuto dall’Asl Foggia l’affidamento del servizio di gestione di una comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica potenziata per autori di reato denominata “Zeus”, presentata a fine 2023 alla presenza anche dei vertici regionali.
Per rendere operativa la struttura, nel gennaio 2023 era stata presentata una Scia al Comune di Manfredonia per il cambio di destinazione d’uso da albergo a struttura sanitaria. Successivamente l’ente comunale aveva avviato un procedimento di verifica culminato, nel febbraio 2024, con l’annullamento del titolo edilizio.
Le ragioni della sentenza
Secondo il Tar, il punto centrale della vicenda riguarda proprio il cambio di destinazione d’uso dell’immobile.
I giudici hanno stabilito che il passaggio da una struttura turistico-ricettiva a una struttura socio-sanitaria non poteva essere effettuato attraverso una semplice Scia, ma richiedeva il rilascio di un permesso di costruire, trattandosi di un mutamento urbanisticamente rilevante tra differenti categorie funzionali previste dalla normativa edilizia.
Nella sentenza viene inoltre evidenziato che una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica è una struttura sanitaria e socio-sanitaria a tutti gli effetti, destinata all’assistenza continua di pazienti con problematiche psichiatriche e sottoposti a misure di sicurezza.
Respinti anche i motivi aggiunti
Il Tribunale ha respinto non soltanto il ricorso principale, ma anche i primi motivi aggiunti con cui il Consorzio contestava l’annullamento dell’autorizzazione all’esercizio e dell’accreditamento istituzionale disposti dalla Regione Puglia.
Dichiarati invece inammissibili i secondi motivi aggiunti, rivolti contro una relazione istruttoria depositata dal Comune durante il giudizio.
Condanna alle spese
Con la decisione, il Tar ha inoltre condannato il Consorzio Metropolis al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune di Manfredonia e della Regione Puglia, liquidate in 2.500 euro per ciascuno dei due enti, oltre agli accessori di legge.
La sentenza mette così un punto fermo su una vicenda che negli ultimi anni aveva generato un ampio dibattito tra istituzioni, residenti e operatori del settore sanitario, confermando la validità degli atti adottati da Palazzo San Domenico e dalla Regione.
“Torniamo al Consiglio di Stato”
“Ritorneremo al Consiglio di Stato per far valere le nostre ragioni – ha annunciato a l’Immediato il titolare di “Metropolis”, Luigi Paparella. “È inverosimile che una normativa così interpretata si accanisca contro di noi, soprattutto quando l’unico interesse è l’assistenza dei malati e dei pazienti psichiatrici. Questa è una battaglia contro la burocrazia, dove non c’è un vero controinteressato, e si rischia di distruggere un servizio quasi irripetibile e unico sul territorio. Le strutture pubbliche sono ancora in ritardo, e un danno gratuito alla collettività genererebbe ulteriori costi per la sanità senza avvantaggiare nessuno. Non si vede qual è il contro interesse che otterrebbe una sentenza sfavorevole. È una sentenza sterile che si limita a rigettare, senza proporre una soluzione definitiva. Ci sembra tutto così assurdo e senza precedenti, ma siamo fiduciosi che non solo la legge ma anche il buon senso prevalga al Consiglio di Stato”.













