È finito “l’effetto 5 stelle”, a Foggia si ridimensiona la pattuglia pentastellata. C’è chi strizza l’occhio a Giorgia Meloni

Chi sta cercando sponde è Antonio Tasso, transitato subito nel gruppo Misto alla Camera. Fonti interne al partito dei Fratelli d’Italia lo dicono assai desideroso di unirsi ai meloniani. Le mire dei fuoriusciti

10 Collegi uninominali per la Camera dei deputati in Puglia pari a 10 seggi, 4 Collegi plurinominali Camera che consegneranno 17 seggi, 5 Collegi uninominali per il Senato della Repubblica pari a 5 seggi e un solo listino plurinominale senatoriale, che equivale ad 8 seggi.

Con la riduzione dei parlamentari si assottigliano in tutta Puglia le speranze di chi correrà il 25 settembre alle elezioni Politiche. Nel 2018 da tutto il Sud e anche dalla Capitanata avanzarono a Roma una marea di portavoce pentastellati. Tutti al primo mandato in provincia di Foggia. Nel corso della legislatura in tanti abbandonarono il M5S già prima della scissione di Luigi Di Maio, che ha portato con sé in Insieme per il Futuro la sola Marialuisa Faro, certamente ricandidata alle prossime elezioni.

Il primo ad essere allontanato, per “il cd gate” fu Antonio Tasso da Manfredonia. Seguirono Rosa Menga, che nel collegio uninominale foggiano aveva battuto due carichi da 90 come Michaela Di Donna e Lia Azzarone, la quale si rifiutò di votare la fiducia al Governo Draghi e fu espulsa e ora milita tra i Verdi di Fabrizio Cangelli e Vincenzo Rizzi e la manfredoniana Francesca Troiano, un tempo vicinissima a Giuseppe Conte, ma poi transitata dal suo peggior nemico Italia Viva. Per entrambe la rielezione è molto difficile, ma dovrebbero trovare, almeno per cortesia da parte dei partiti che le hanno accolte, un posto nei rispettivi listini, anche se questi dovessero essere, come è possibile, dei raggruppamenti di simboli.

Restano dunque Giorgio Lovecchio, assai attiguo alla dirigenza di Leonardo Donno e meno ad Alessandro Di Battista, qualora il M5S dovesse virare sul suo vecchio leader, Carla Giuliano sanseverese, la senatrice Gisella Naturale e il senatore Marco Pellegrini, che nel 2018 aveva vinto la sfida uninominale contro il prof Massimo Russo e la gioielliera meloniana Antonella Spezzati e su cui si ipotizza oggi un impegno diretto per le amministrative del Comune di Foggia. Erano stati eletti tra i 5 Stelle ad Altamura l’accademico Unifg Nunzio Angiola, poi passato in Azione e l’andriese Giuseppe D’Ambrosio, capolista a Foggia.

Chi sta cercando sponde è Antonio Tasso, transitato subito nel gruppo Misto alla Camera. Fonti interne al partito dei Fratelli d’Italia lo dicono assai desideroso di unirsi ai meloniani ed è ormai una presenza fissa delle uscite pubbliche della Giunta Rotice.

“Ha provato ad entrare nei FdI un bel po’ di tempo fa sbandierando il suo risultato a Manfredonia, ma come altri ha trovato la porta chiusa. Il partito è chiuso da tempo a nuovi ingressi. Non puoi presentarti solo perché vedi il partito vincente. O bussi a Foggia o bussi a Bari o bussi a Roma, la regola è la stessa da parecchio tempo. C’è prima chi ci ha creduto dall’inizio”, spiega un dirigente.

Sono lontani gli anni in cui Giandonato La Salandra insieme a pochissimi altri, tra cui anche Giuseppe Mainiero e Jenny Moffa, tennero vivo il partito fermo a percentuali telefoniche. A Foggia i Fratelli d’Italia per diverse competizioni elettorali non superarono il 2 per cento. L’exploit possibile del contenitore meloniano che secondo i sondaggi veleggia sul 20 per cento rende appetibile il simbolo della fiamma, che sarà l’unico ad aumentare la sua pattuglia nonostante la riduzione dei parlamentari.

Due collegi camerali e uno senatoriale. Più i diversi listini bloccati. In tanti ambiscono a poter gareggiare il prossimo 25 settembre.

Nel 2018 ai Fratelli d’Italia nella coalizione unita del centrodestra spettò il collegio uninominale del Senato con la candidatura della manager Spezzati. Fu superata anche lei dal cappotto giallo pentastellato e da Marco Pellegrini. Ma stavolta le cose potrebbero andare diversamente, anche perché Giorgia Meloni ha già chiesto alla coalizione la metà dei collegi uninominali italiani e la Puglia è regno di Raffaele Fitto che deve far entrare parecchi fedelissimi. Da Ignazio Zullo ad Antonio Di Staso. Punta al listino per ovvie ragioni il consigliere regionale Giannicola De Leonardis, sebbene il partito abbia in serbo per lui l’uninominale camerale foggiano. Potrebbe giocarsi la carta dei Cinque Reali Siti l’avvocato Luigi Miccoli, che ha apprezzato sin da subito la questione morale agita da Galeazzo Bignami nel partito e ha studiato le carte del Comune di Foggia, commissariato per mafia.

Secondo molti nella Puglia Nord la capolistatura potrebbe essere assegnata ad una donna. I nomi che ballano sono quelli della donna più suffragata in Puglia Annamaria Fallucchi vicinissima a Raffaele Fitto, di Anna Paola Giuliani da sempre vicina a Nello Musumeci e Annalisa Tatarella, figlia dell’ex europarlamentare Salvatore e nipote dello storico leader dell’armonia Pinuccio. (In alto, Menga, Naturale e Giuliano; sotto, Lovecchio e Tasso)