Dalla grotta santuario di Vieste emergono affreschi e colori: “Tesori attestano legami commerciali del Gargano con tutto il Mediterraneo”

Le indagini finora condotte hanno portato al censimento di circa 250 iscrizioni e segni di vario tipo (croci, palmette, ecc.), databili tra l’età romana e l’età contemporanea

Volge al termine anche la terza campagna di ricerche sull’isola di Sant’Eufemia a Vieste, nell’area del santuario rupestre di Venere Sosandra, dove dal 2019 si svolgono campagne di documentazione e di scavi da parte delle Università di Bari e di Foggia.

Le indagini finora condotte hanno portato al censimento di circa 250 iscrizioni e segni di vario tipo (croci, palmette, ecc.), databili tra l’età romana e l’età contemporanea. Una iscrizione è in caratteri greci ed è riferibile a un certo Gaios Gellios, sei sono quelle latine di età repubblicana e imperiale di cui ben cinque con dedica a Venere Sosandra, oltre trenta quelle latine databili tra Tarda Antichità e Medioevo. Numerose sono poi le iscrizioni lasciate dai fanalisti almeno fino al 1926.

Gli scavi del 2021 condotti sia nella grotta e che nell’area antistante hanno fornito importanti risultati sulla fisionomia della grotta santuario, sulla sua presumibile estensione e sulla presenza di una serie di elementi, tra cui vasche e cisterne per l’acqua, che stanno cominciando a delineare l’articolazione del santuario viestano. Anche quest’anno numerose  le scoperte. “Verissimo, sono tante – ci dice l’archeologo dell’Università di Bari, Giuliano Volpe -. Intanto una serie di saggi di pulitura ci ha portato alla scoperta di tracce di colore e ad una serie di iscrizioni che non avevamo letto negli anni passati. All’esterno abbiamo allargato di molto il saggio di scavo dello scorso anno, trovando nuove sepolture con ceramiche, anfore, materiali provenienti dall’Africa e dall’Oriente, a dimostrazione che Uria in quel periodo era ancora vitale e in collegamento commerciale con tutto il Mediterraneo. L’altro elemento essenziale emerso quest’anno è l’attività di cava, a dimostrazione che l’isola di Sant’Eufemia aveva tre caratteristiche di antico: l’acqua, la pietra e la sacralità del luogo. Inoltre abbiamo scoperto una seconda grotta. Ma – aggiunge Volpe – è necessario andare oltre gli scavi. La nostra fase di ricerca ha raggiunto risultati importanti, e pertanto è necessario un progetto di valorizzazione, sistemando la grotta santuario. L’isola di Sant’Eufemia ha tutte le carte in regola per diventare un punto importante per un turismo di qualità”.



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