Comune di Foggia, Direl e sindacati contro la riorganizzazione dei dirigenti. “Qualcuno è protetto da altri Palazzi”

A detta dei sindacalisti il governo della tecnostruttura è lontano dalla ottimizzazione dei servizi. Ad una come Salvemini, autrice di quella che dè Finis ha definito “la mattanza dei servizi sociali e degli asili nido”, è stato ritagliato un posto al servizio anagrafe

Non rispondono alle lettere, alle pec, alle richieste di incontri e spiegazioni. I tre commissari straordinari del Comune di Foggia capeggiati da Marilisa Magno tirano diritto sulla riorganizzazione degli uffici e sui burocrati sovraordinati, chiamati un po’ da tutti Italia dalle Prefetture per controllare l’omogeneità e la liceità degli atti licenziati dalla tecnostruttura.

Tale è l’assenza di dialogo che Direl e le Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil hanno rotto il tavolo di contrattazione in un punto di non ritorno. Tantissimi i temi in ballo sciorinati in conferenza stampa dopo una riunione tenutasi ieri in cui tutti si sono sentiti offesi dalla segretaria generale. “Con Landella facevate quello che volevate, qui ora c’è la legge”, è stata una delle frasi che ha mandato su tutte le furie il segretario regionale della Direl Micky dè Finis, ancora dolorante alla mano dopo il pugno vigoroso sferzato sul tavolo.

La mancata rimozione al Comune di Foggia di due dirigenti, Silvana Salvemini e Maria Valentino, nominate intuitu personae dall’ex sindaco Franco Landella, da parte della commissione straordinaria dell’ente sciolto per infiltrazioni mafiose insieme alla riorganizzazione della pianta organica ha indotto la Direl e i sindacati confederali della funzione pubblica a rompere il tavolo delle trattative col Comune, rappresentato in sede negoziale dalla segretaria generale Maria D’Ambrosio.

In un lungo documento i vari segretari, Micky dè Finis per la Direl, Gino Giorgione per la Uil, Mario Lavecchia per la Cgil e Marcello Perulli per la Cisl, inviato al ministro Brunetta con una richiesta di ispezione, all’Anci, all’Anac e alla Prefettura, spiegano le ragioni di una rottura così eclatante dopo che sono volate parole grosse nel corso dell’incontro a Palazzo di Città. Gli attacchi nei confronti della dirigenza pubblica arrivano a loro avviso da ambienti non lontani dalla politica.

“La sospensione del negoziato in atto per la definizione del contratto decentrato della dirigenza del Comune di Foggia da parte delle Organizzazioni Sindacali è una scelta obbligata, constatata la chiusura al dialogo perseguita da un Ente che, evidentemente, privilegia agire in piena solitudine, ignorando le più elementari logiche di confronto, dettando tempi e modalità di una trattativa che è disciplinata dalla legge come in ogni ente pubblico”, si legge nel documento della vertenza.

Secondo i segretari ha prevalso “la scelta del netto rigetto al confronto, manifestando forme inaccettabili di intolleranza oltre che una visione burocratica ed abnorme in un Ente che già paga un prezzo pesante a causa dello scioglimento degli organi di governo e di democrazia diretta – determinato dal Viminale per infiltrazioni mafiose – in cui si dovrebbe aver cura di attuare il vantaggio degli utenti e dei cittadini con gli interessi dei lavoratori impegnati, posto che un’organizzazione non rispondente a criteri di ottimizzazione dei servizi può solo determinare pregiudizi alle collettività”.

“Il trittico delle Tre Fiammelle è stato sostituito da quello delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo”, ha detto un colorito Micky dè Finis, il quale ha sottolineato la pletora di burocrati al lavoro nell’Ente. Non solo i tre commissari straordinari, ma anche nove dirigenti sovraordinati provenienti da tutta Italia ma per lo più campani, che non firmano atti, ma sovraintendono alle azioni dei dirigenti in pianta organica, vigilando sulle determinazioni. “Dire, come ha fatto la commissaria, io rispondo con gli atti, è come dire di andare al Catasto. Il palazzo si è trasformato in un castello medievale, con tanto di ponte levatoio. La contea dei prefetti ha chiuso il circolo democratico. I sovraordinati controllano gli atti dei dirigenti, ma la funzione del dirigente è libera autonoma e indipendente, non può essere messa sotto sicurezza”, ha aggiunto il segretario regionale della Direl. “Se non si può parlare sono interdette le linee democratiche ed occorre andare per linee istituzionali e giudiziarie, interpellando i giudici del lavoro per condotta antisindacale. I diritti dei lavoratori sono stati calpestati”.

A detta dei sindacalisti il governo della tecnostruttura è lontano dalla ottimizzazione dei servizi. Ad una come Salvemini, autrice di quella che dè Finis ha definito “la mattanza dei servizi sociali e degli asili nido”, è stato ritagliato un posto al servizio anagrafe. La dirigente Valentino si occuperà di Politiche Abitative, con un fratello che lavora in Arca Capitanata, trovandosi in chiaro conflitto di interessi, secondo l’ex dirigente della Provincia. “Cosa deve fare un dirigente all’Anagrafe un servizio ormai digitalizzato che cammina da solo? Ci sono forse sistemi di protezione da altri Palazzi?”, le domande.

Esposti e segnalazioni all’Anac anche per i concorsi pubblici da parte di Direl Cgil, Cisl e Uil. Attenzionato quello per la dirigenza dei Servizi Sociali, dove serve il titolo di psicologo.



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