“Pulivo i pesci ai boss e avevo paura di loro. Avrei voluto pentirmi prima”. Tarzan sottoposto a incidente probatorio

Udienza fiume a Bitonto nell’ambito del procedimento penale “Omnia Nostra”. In aula Antonio La Selva, neo collaboratore di giustizia. Tra gli imputati gli elementi apicali della mafia garganica

Entra nel vivo il maxi processo alla mafia garganica “Omnia Nostra”. Oggi udienza fiume nell’aula bunker di Bitonto. Davanti ai giudici è comparso – in presenza – il neo pentito Antonio La Selva detto “Tarzan”, 40 anni, commerciante ittico che avrebbe “ripulito” i soldi del clan Lombardi attraverso l’impresa “Primo Pesca srl”, luogo di ritrovo dei boss Matteo Lombardi, Pasquale Ricucci e del loro fedelissimo Pietro La Torre. Il pentito ha parlato per ore davanti a numerosi imputati che assistevano in videoconferenza.

La Selva, stando alle carte dell’inchiesta, si sarebbe prostrato totalmente al clan, incapace di denunciare i propri aguzzini ed arrivando persino a fornire pesce gratis al boss defunto Ricucci, già pulito e pronto per essere mangiato. Il pentito, tra i 32 arrestati nell’operazione di DDA e carabinieri del dicembre scorso, ha intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia ed oggi, dopo aver già fornito numerose informazioni nel corso di un interrogatorio, si è sottoposto ad incidente probatorio dinanzi ai pm antimafia Cardinali e Silvestris.

Aula bunker Bitonto

Udienza lunghissima, dalle 11 alle 18e30, durante la quale La Selva ha confermato quanto già apparso nei verbali e spiegando di essersi trovato sotto lo scacco dei malavitosi. Successivamente è stato controesaminato dai legali degli imputati. L’uomo si è detto molto provato da anni di angherie: “Se avessi potuto, avrei iniziato a collaborare con la giustizia molto prima”, ha riferito in aula. Poi La Selva ha ripercorso la sua vita, ricordando il suo impegno nel mondo del commercio ittico. Ha anche confermato il continuo via vai di boss e picciotti nella sua azienda: “Erano costantemente lì” e ha riferito di essere stato costretto a fornire pesce gratis non solo a Ricucci ma anche ad altri componenti dell’organizzazione criminale. Mentre per Lombardi, Ricucci e La Torre ha parlato di vere e proprie pressioni mafiose, “avevo molta paura di loro”. Su altri imputati ha invece spiegato che c’era una “contrapposizione commerciale scorretta”, fatta di minacce e intimidazioni.

La Selva è stato un fiume in piena, parlando per ore e reggendo senza troppa fatica alle numerose domande dei pm e, soprattutto, a quelle del controesame arrivate dal nutrito collegio difensivo. (In alto, La Selva; a destra il pentito con Ricucci; Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Pietro La Torre; sullo sfondo un frame del video dell’operazione “Omnia Nostra”)

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