Mafia Gargano, i pentiti inguaiano il loro vecchio boss. “Ad uccidere Silvestri sono stati Lombardi e Raduano”

Danilo Della Malva e Andrea Romano confermano l’ipotesi accusatoria nei confronti di Matteo Lombardi. Nelle prossime settimane entreranno i scena i fratelli “Baffino”

Conferme nel processo al boss Matteo Lombardi, 52enne manfredoniano, originario di Monte Sant’Angelo detto “A’ Carpnese”, a capo del clan mafioso omonimo. L’uomo sta scontando una condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe “l’Apicanese” Silvestri, membro del gruppo rivale Li Bergolis-Miucci-Lombardone, ucciso il 21 marzo 2017. Oggi, nel processo di secondo grado che si sta svolgendo nella Corte d’Assise d’Appello di Bari, i giudici hanno ascoltato i recenti pentiti Danilo Della Malva detto “U’ Meticcio”, ex componente del clan Raduano di Vieste e Andrea Romano, ex capoclan brindisino. Entrambi hanno confermato che fu Lombardi ad uccidere Silvestri, informazione appresa da altri malavitosi locali. Della Malva l’avrebbe saputo durante un periodo di detenzione ai domiciliari, Romano, invece, mentre era detenuto nel carcere di Voghera, lo stesso dove erano ristretti Lombardi e alcuni mafiosi delle organizzazioni criminali di Foggia e Gargano.

La difesa dell’imputato ha chiesto di ascoltare almeno tre testi di riferimento, ovvero coloro che avrebbero riferito ai pentiti queste circostanze. Dal canto suo, il pm ha chiesto di sentire Antonio Quitadamo, pezzo da Novanta della mafia garganica, ex “primula rossa” di Mattinata, un tempo alleato di Lombardi. Quitadamo e il fratello Andrea hanno iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia da poche settimane e potrebbero svelare numerose informazioni sugli assetti criminali in provincia di Foggia.

I due mattinatesi, soprannominati “Baffino”, hanno già parlato dell’omicidio Silvestri negli interrogatori ai quali sono stati sottoposti dopo la scelta di pentirsi. Entrambi hanno spiegato che Lombardi avrebbe agito insieme al boss viestano Marco Raduano. “A commettere l’omicidio sono stati Raduano e Matteo Lombardi – ha detto Antonio Quitadamo agli inquirenti – per vendicare la morte di Gianpiero Vescera (parente di Raduano, ndr). Non so chi tra Ferro e Gentile fosse l’autista. È stato sparato a Monte Sant’Angelo, con calibro 12, all’uscita di casa sua, di mattina. Lo aspettavano lì perché andava a mungere le vacche, è stato ucciso per aver dato il colpo di grazia a Vescera; questi, dopo essere stato colpito da Matteo Pettinicchio (numero due di Miucci, ndr), era riuscito a scappare. Fu proprio Silvestri a finirlo. L’omicidio è stato commesso per fare un piacere a Raduano che era entrato a far parte del nostro gruppo un paio di mesi prima”.

Prossimo appuntamento ad ottobre per ascoltare i Quitadamo. Il processo d’appello si concluderà, salvo sorprese, soltanto nel 2023; tempi più lunghi rispetto alle ipotesi iniziali proprio a causa del boom di collaboratori di giustizia. (In alto, Lombardi, Raduano, Della Malva e Romano; sotto, i fratelli Quitadamo)

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