“Non siamo dei traditori”, i dissidenti di Ascoli Satriano spiegano la sfiducia a Sarcone. “Lui conosce i motivi”

Screzi personali, una mancanza di condivisione sull’operato politico e la poca autonomia nell’ambito delle deleghe assegnate. Queste le motivazioni che hanno portato alla caduta dell’Amministrazione

Con la nomina della commissaria prefettizia, Angela Barbato, si è conclusa ufficialmente la seconda consiliatura del sindaco Vincenzo Sarcone ad Ascoli Satriano. A determinare lo scioglimento dell’assise comunale, a soli sei mesi dalle votazioni, sono stati sette consiglieri, di cui tre di maggioranza. Sono Giusy Sciarappa (vicesindaca) e gli assessori Pasquale Santoro e Nicola Potito Marano. Dopo la riunione che l’ormai ex sindaco ha tenuto nel suo circolo politico, anche i tre dissidenti hanno riferito le loro ragioni. A determinare l’apposizione delle firme davanti al notaio, insieme alla minoranza, sono stati – a loro dire – soprattutto degli screzi personali, una mancanza di condivisione sull’operato politico e la poca autonomia nell’ambito delle deleghe assegnate.

Il sindaco fa finta di non sapere ma conosce benissimo i motivi della nostra decisione” – affermano a l’Immediato Sciarappa, Santoro e Marano. La vicesindaca, campionessa di preferenze alle elezioni (ndr. 506) afferma di aver registrato i primi dissidi già dai giorni successivi all’insediamento dell’amministrazione. “Ha cominciato sin da subito ad esercitare azione di pressione nei miei confronti” – afferma Sciarappa, riferendosi al sindaco Sarcone. La stessa dice di essere stata apostrofata in maniera offensiva allorquando avanzò la richiesta di chiarimenti sul bando della raccolta dei rifiuti. “In qualità di assessore ai bilanci era mio diritto sapere i ricavi che l’Ente avrebbe avuto dal nuovo sistema di raccolta dei rifiuti, ma su questo non ho mai avuto risposte”.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata rappresentata da delle insinuazioni sul referente locale del Partito Democratico, Pasquale Santoro, ex membro della maggioranza e tra i firmatari dal notaio. Quest’ultimo sarebbe stato accusato di aver avuto dei comportamenti poco cristallini durante il suo operato. “Se il sindaco era convito di tutto ciò avrebbe potuto denunciare alla Procura della Repubblica, invece si è trattato solo di fango gettato addosso ad una persona rispettabile ed onesta” – affermano gli intervistati. Dopo questo episodio i tre dissidenti hanno contattato i quattro consiglieri di minoranza per decidere il da farsi. Hanno preferito la via del notaio e non la sfiducia tra i banchi del Consiglio Comunale, che nel frattempo non veniva convocato da dicembre 2021. “A quel punto – spiegano gli ex amministratori – ci siamo accorti che che questo sistema fatto di poca trasparenza e di mancata condivisione non andava bene. Non abbiamo voluto consentire a gente che ci infangava di rimanere ancora al potere. Abbiamo deciso di mettere fine a questa esperienza amministrativa anche rinunciando alle nostre indennità, al contrario di quanto avveniva in passato”.

E sul futuro di Ascoli Satriano quanto peserà questa brusca interruzione del percorso amministrativo? “Diciamo ai cittadini di stare tranquilli – concludono gli intervistati –. “Non è vero che Ascoli perderà opportunità di finanziamento del PNRR, questo è solo terrorismo psicologico che qualcuno sta esercitando sui cittadini. Oggi finalmente si realizza la vera democrazia ad Ascoli Satriano. Diamo piena disponibilità al commissario a cui chiediamo di agire nel pieno interesse della nostra bellissima comunità, finalmente libera da condizionamenti di sorta. Ringraziamo i cittadini di Ascoli per la solidarietà che stiamo avendo in queste ore”. (Nella foto in alto Pasquale Santoro, Giusy Sciarappa e Nicola Potito Marano)