Nuovo pentito nella malavita foggiana, inizia a collaborare un trafficante di droga. Le sue rivelazioni

Ennesimo collaboratore di giustizia nel mondo della criminalità organizzata di Capitanata. Scricchiola il muro di omertà

Un nuovo pentito nel mondo della criminalità organizzata di Capitanata. Programma di protezione per il 44enne foggiano, Alessandro Mastrorazio, tra i condannati del processo “Ultimo Avamposto”, dal nome di una importante operazione antimafia del 2019 (in alto il video del blitz). Negli ultimi anni sta crescendo il numero di collaboratori di giustizia: a Foggia Alfonso Capotosto e Carlo Verderosa, sul Gargano Giovanni Surano, Danilo Pietro Della Malva, Orazio Coda ed ora Mastrorazio. Scricchiola il muro di omertà che per decenni ha agevolato i traffici illeciti dei clan locali.

Mastrorazio faceva parte di un gruppo criminale dedito al traffico di droga tra Gargano, Foggia, Troia e Pescara. Era una sorta di factotum di Luciano De Filippo, quest’ultimo ritenuto dagli inquirenti al vertice dell’organizzazione. Al pm della DDA di Bari, Ettore Cardinali, il 44enne ha raccontato tutto, ammettendo il suo ruolo di partecipe: “I veri autori eravamo io e De Filippo nel senso dell’acquistare e dell’andare su Pescara. Claudio Iannoli (vertice del clan di Vieste, Iannoli-Perna, ndr), ha avuto solo la funzione di presentare a De Filippo quell’altro nostro imputato, Gaetano Renegaldo (spacciatore manfredoniano, ndr), dal quale spesso ci siamo riforniti per la cocaina. Iannoli non ha fatto altro, invece ho appreso che risulta promotore, finanziatore, cose del genere. Quando invece economicamente stava proprio disperato”.

Cardinali: “Quindi Iannoli sapeva che voi avevate bisogno di cocaina e vi ha messo in contatto con Renegaldo per l’acquisto della cocaina?”. Mastrorazio: “Esatto, si. Esatto”. Cardinali: “Questa droga come la pagavate, subito oppure a…?”. Mastrorazio: “No, no, avevamo la comodità… come noi davamo la comodità a Pescara, così ci dava lui la comodità”. Cardinali: “E quindi?”. Mastrorazio: “…del pagamento. Man mano che di pagavano, noi andavamo a pagare a lui”. Il pentito ha anche spiegato di aver preso “pacchi da un chilo, un paio di volte. Che ho preso io personalmente, mi mandava De Filippo a prenderli”.

Da sinistra, Iannoli e De Filippo

Cardinali: “Sai se De Filippo è affiliato?”. Mastrorazio: “Non lo è. Non lo è e le dico anche il perché. Perché quando ci siamo avvicinati, a Foggia c’era la cosiddetta imposizione da parte della malavita, che era o Francavilla-Sinesi o i contrasti, Moretti… e non so gli altri nomi di preciso. Lui, proprio per non dare conto e stare con questo ambiente, chiese a me di poter vendere un po’ di cocaina fuori Foggia, cioè su Pescara, e là è nato tutto il discorso fra me e lui. Ma ne sono…”.

Cardinali: “Quindi non voleva dare il punto alle organizzazioni?”. Mastrorazio: “Si, ma proprio non ha mai… nel senso… voluto proprio immischiarsi, nonostante sia – credo – parente con i Francavilla… eh… Giuseppe e Ciro, perché la sorella di questi due ultimi che ho nominato, Francavilla, erano sposati con il fratello della moglie di De Filippo”.

Per “Ultimo Avamposto”, i giudici hanno inflitto pene tra 2 e 18 anni di reclusione per sette persone, ritenute responsabili a vario titolo di traffico di droga tra capoluogo dauno, Vieste, Manfredonia e l’Abruzzo. Luciano De Filippo, Claudio Iannoli e Gaetano Renegaldo sono stati condannati, in primo grado, rispettivamente a 18 anni, a 17 anni e 10 mesi e a 9 anni di reclusione. Per il pm Cardinali sono tutti vicini ad organizzazioni mafiose garganiche. In particolare, De Filippo – chiamato “zio” in segno di rispetto – è ritenuto contiguo ai Sinesi-Francavilla della “Società Foggiana”, Iannoli tra i capi del gruppo viestano Iannoli-Perna. Per i tre maggiori imputati, l’accusa aveva chiesto 16, 14 e 8 anni.

Stando al processo, sarebbero stati De Filippo e soci a mantenere i contatti con i fornitori di cocaina e a contrattare prezzi e modalità di trasporto e vendita al dettaglio. Quanto a Mastrorazio, condannato a 9 anni di reclusione, a parere degli inquirenti era il factotum di De Filippo, incaricato prevalentemente di tenere i contatti con i sodali in Puglia e in Abruzzo e di provvedere al trasporto della droga.

Nell’organizzazione criminale c’era anche una donna, Wanda Campaniello, compagna di De Filippo, condannata alla pena di 5 anni e 2 mesi di reclusione, incaricata di consegnare lo stupefacente ai pusher. L’inchiesta, delegata alla Polizia, scattò nell’ambito delle indagini su due delitti di mafia dell’estate 2017, l’omicidio di Omar Trotta a Vieste e la strage di San Marco in Lamis.

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