Mafia foggiana, l’uomo di Trisciuoglio: “Provo vergogna, ho sbagliato. Dopo il carcere cambierò vita”

Le parole di Aldo Checchia, arrestato un anno fa in un’inchiesta costola di “Decimabis”. Nelle scorse ore ha rilasciato dichiarazioni spontanee durante l’udienza in aula bunker di Bitonto

Processo “Decimabis” alla mafia foggiana. Oggi nell’aula bunker di Bitonto è comparso il 30enne Aldo Checchia, arrestato per estorsione a dicembre 2020 insieme al boss Federico Trisciuoglio, 68enne capomafia della batteria omonima, alias “Enrichetto Lo Zoppo”. Checchia non si è sottoposto ad interrogatorio, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee mostrandosi pentito per quanto fatto. Il 30enne ha sostenuto di non appartenere alla “Società Foggiana”, ma di conoscere solo Trisciuoglio e di aver agito sotto sua esclusiva indicazione, ammettendo i reati, ma senza avere mai avuto contatti diretti con i clan. Checchia si è detto fortemente dispiaciuto affermando di provenire da una famiglia perbene. “Provo vergogna e si vergognano anche i miei parenti”, le parole dell’indagato. “Questa vicenda – ha aggiunto – crea dolore a tutti. Mi spiace soprattutto per il dolore che ho provocato nelle vittime. So di aver sbagliato, chiedo di poter essere condannato al minor numeri di anni possibili e assicuro che cambierò vita quando uscirò dal carcere”.

Oggi in udienza era previsto anche l’intervento di un fruttivendolo, vittima di estorsione, ma l’uomo non si è presentato e sarà sentito a gennaio. La vittima, stando alle carte dell’inchiesta, fu costretta, “mediante minaccia, a versare una tangente mensile originariamente fissata in 3mila euro e poi ridotta a 1000 euro, conseguendo un ingiusto profitto con conseguente danno patrimoniale per il commerciante”.

Federico Trisciuoglio

Ma la mattina del 5 febbraio 2018 Francesco Tizzano ed Emilio D’Amato (entrambi della batteria Moretti, ndr) minacciarono il fruttivendolo per costringerlo a versare 3mila euro al mese. ‘Hai saputo che ho attaccato a quello?’… ‘O gli ho cercato 3mila euro al mese’. Minaccia consistita – riportano gli inquirenti – nel fare implicitamente intendere alla vittima, per le qualità personali dei richiedenti, per le modalità, i tempi ed il contesto in cui si realizzava la richiesta di denaro e, esplicitamente che, in caso di mancato versamento del denaro, avrebbe subito ritorsioni: ‘A Foggia l’estorsione la devi pagare a noi… punto’… ‘A noi devi darci 3mila euro al mese punto sennò te li smantello’… ‘camion te li smantello’. Nella conversazione del 16 febbraio 2018 Alessandro Aprile rivelò a Tizzano dell’accordo raggiunto tra il commerciante di frutta e i sodali Francesco Pesante (batteria Sinesi, ndr) e Massimo Perdonò (batteria Moretti, ndr) i quali avevano concordato che il prezzo dell’estorsione ammontava a 1.500 euro ‘hanno parlato sono 1500 euro’… ‘con chi?’. ‘Con lo sgarro (Pesante, ndr)… Massimino (Perdonò, ndr)’. Il 21 aprile 2018 Aprile riferì al commerciante di aver parlato con Tizzano e ‘gli altri’ rammentandogli che avevano accettato la proposta di ricevere 1.000 euro al mese, ma a condizione e con l’imposizione che avrebbe dovuto vendere solamente le patate e le cipolle: ‘Con lui ho parlato io direttamente con Francuccio e quelli là… ho detto allora là mille euro ci sta bene… giusto e la mille euro?’. Ohhh… però devi tornare a vendere le patate e le cipolle’“.

Prossimo appuntamento con “Decimabis” il prossimo 27 gennaio, mentre il 2 febbraio è prevista la discussione del pubblico ministero. Oggi, inoltre, l’associazione Panunzio ha riprovato a costituirsi parte civile ma il giudice ha rigettato nuovamente la richiesta.

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