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Home - Mafia foggiana, l’uomo di Trisciuoglio: “Provo vergogna, ho sbagliato. Dopo il carcere cambierò vita”

Mafia foggiana, l’uomo di Trisciuoglio: “Provo vergogna, ho sbagliato. Dopo il carcere cambierò vita”

Di Francesco Pesante
2 Dicembre 2021
in Cronaca
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Processo “Decimabis” alla mafia foggiana. Oggi nell’aula bunker di Bitonto è comparso il 30enne Aldo Checchia, arrestato per estorsione a dicembre 2020 insieme al boss Federico Trisciuoglio, 68enne capomafia della batteria omonima, alias “Enrichetto Lo Zoppo”. Checchia non si è sottoposto ad interrogatorio, ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee mostrandosi pentito per quanto fatto. Il 30enne ha sostenuto di non appartenere alla “Società Foggiana”, ma di conoscere solo Trisciuoglio e di aver agito sotto sua esclusiva indicazione, ammettendo i reati, ma senza avere mai avuto contatti diretti con i clan. Checchia si è detto fortemente dispiaciuto affermando di provenire da una famiglia perbene. “Provo vergogna e si vergognano anche i miei parenti”, le parole dell’indagato. “Questa vicenda – ha aggiunto – crea dolore a tutti. Mi spiace soprattutto per il dolore che ho provocato nelle vittime. So di aver sbagliato, chiedo di poter essere condannato al minor numeri di anni possibili e assicuro che cambierò vita quando uscirò dal carcere”.

Oggi in udienza era previsto anche l’intervento di un fruttivendolo, vittima di estorsione, ma l’uomo non si è presentato e sarà sentito a gennaio. La vittima, stando alle carte dell’inchiesta, fu costretta, “mediante minaccia, a versare una tangente mensile originariamente fissata in 3mila euro e poi ridotta a 1000 euro, conseguendo un ingiusto profitto con conseguente danno patrimoniale per il commerciante”.

Federico Trisciuoglio

Ma la mattina del 5 febbraio 2018 Francesco Tizzano ed Emilio D’Amato (entrambi della batteria Moretti, ndr) minacciarono il fruttivendolo per costringerlo a versare 3mila euro al mese. ‘Hai saputo che ho attaccato a quello?’… ‘O gli ho cercato 3mila euro al mese’. Minaccia consistita – riportano gli inquirenti – nel fare implicitamente intendere alla vittima, per le qualità personali dei richiedenti, per le modalità, i tempi ed il contesto in cui si realizzava la richiesta di denaro e, esplicitamente che, in caso di mancato versamento del denaro, avrebbe subito ritorsioni: ‘A Foggia l’estorsione la devi pagare a noi… punto’… ‘A noi devi darci 3mila euro al mese punto sennò te li smantello’… ‘camion te li smantello’. Nella conversazione del 16 febbraio 2018 Alessandro Aprile rivelò a Tizzano dell’accordo raggiunto tra il commerciante di frutta e i sodali Francesco Pesante (batteria Sinesi, ndr) e Massimo Perdonò (batteria Moretti, ndr) i quali avevano concordato che il prezzo dell’estorsione ammontava a 1.500 euro ‘hanno parlato sono 1500 euro’… ‘con chi?’. ‘Con lo sgarro (Pesante, ndr)… Massimino (Perdonò, ndr)’. Il 21 aprile 2018 Aprile riferì al commerciante di aver parlato con Tizzano e ‘gli altri’ rammentandogli che avevano accettato la proposta di ricevere 1.000 euro al mese, ma a condizione e con l’imposizione che avrebbe dovuto vendere solamente le patate e le cipolle: ‘Con lui ho parlato io direttamente con Francuccio e quelli là… ho detto allora là mille euro ci sta bene… giusto e la mille euro?’. Ohhh… però devi tornare a vendere le patate e le cipolle’“.

Prossimo appuntamento con “Decimabis” il prossimo 27 gennaio, mentre il 2 febbraio è prevista la discussione del pubblico ministero. Oggi, inoltre, l’associazione Panunzio ha riprovato a costituirsi parte civile ma il giudice ha rigettato nuovamente la richiesta.

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Tags: Mafia foggianaTrisciuoglio
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