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Home - Gli spediscono 5 proiettili e un crocifisso dopo aver denunciato il malaffare. Ma il foggiano Ciuffreda non molla

Gli spediscono 5 proiettili e un crocifisso dopo aver denunciato il malaffare. Ma il foggiano Ciuffreda non molla

Di Francesco Pesante
20 Ottobre 2021
in Cronaca
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Il lavandaio Michele Ciuffreda è comparso oggi davanti ai giudici del Tribunale di Foggia per raccontare il suo incubo. Ciuffreda, 51enne foggiano, gira in città con il giubbotto antiproiettili dopo aver subito, per anni, numerose intimidazioni. L’ultima pochi mesi fa, dopo un articolo pubblicato dalla nostra testata. La moglie ha trovato 5 proiettili e un crocifisso nella cassetta della posta. Oggi Ciuffreda è apparso come teste nel processo a carico di Giuseppe Fabio Vallario, 47 anni, Antonio Verderosa, 53 anni (detenuto nell’ambito di un’inchiesta antimafia) e Pierluigi Lannunziata, 41 anni. L’udienza è stata però rinviata a dicembre quando sarà ascoltato proprio il lavandaio.

Intanto, Ciuffreda continua a vivere nel terrore, con scarse misure di protezione. Per lui solo la Vgr, vigilanza generica radiomobile. Ma è ancora troppo poco per ridargli tranquillità. La sua speranza è che le istituzioni preposte, Prefettura e Questura, si attivino per garantirgli maggiore sicurezza.

La sua vita è cambiata drasticamente meno di dieci anni fa, quando denunciò una serie di soprusi. All’epoca era investigatore privato per conto della “Ares Investigazioni Private” e si occupava di stanare i falsi sinistri stradali; un lavoro necessario per arrotondare i guadagni da lavandaio e consentire ai figli di frequentare l’università. Ma il 51enne si ritrovò in un vortice senza via d’uscita, al cospetto di malavitosi e insospettabili rappresentanti dello Stato.

“Trovavo continue discrasie nei sinistri stradali in questione. Alcuni incidenti non si erano mai verificati”, aveva detto a l’Immediato. Grazie alla sua solerzia, molte truffe sarebbero state sventate. Ciuffreda avrebbe scoperto un vero e proprio gruppo criminale, costola della batteria Trisciuoglio della “Società Foggiana” – tutti da verificare gli eventuali collegamenti con gli odierni imputati – che avrebbe messo in piedi, per anni, un sistema collaudato di raggiri. “Io non mi sono piegato al loro gioco e oggi ne pago le conseguenze”. Il calvario di Ciuffreda cominciò nel 2014: “Mi dissero che dovevo starmene buono, conoscevano le scuole frequentate dai miei figli“. Poi passarono alle vie di fatto: “La notte di San Valentino del 2015 incendiarono l’ingresso della lavanderia. Nel 2017 mi venne recapitato un pacco bomba a casa. Un ordigno potente con tre candelotti di tritolo collegati ad una tanica di benzina. Un’altra volta venni aggredito alle spalle mentre aprivo la porta del cancello. Fui colpito alla testa”. Incendiarono anche una Fiat 500L davanti alla sua attività ma i malviventi sbagliarono auto distruggendo quella di una povera signora. 

Al termine di un’operazione condotta da Procura di Foggia e Guardia di Finanza, si giunse al rinvio a giudizio di tre persone, oggi a processo, denunciate da Ciuffreda: “Ringrazio molto i finanzieri che hanno creduto in me”, aveva commentato a l’Immediato. 

Vallario è indagato perché avrebbe minacciato Ciuffreda “di scatenare – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (pm Francesca Romana Pirrelli) ‘una guerra vera e propria nei suoi confronti’ e che ‘non ci sarebbe stata più tregua’, riferendo altresì, con fare intimidatorio di conoscere tutti i componenti della famiglia Ciuffreda, le autovetture in loro possesso, le loro abitudini e che ‘se le cose si fossero messe male, qualcosa sarebbe saltato in aria’“. Stando all’accusa, l’indagato avrebbe compiuto “atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere il Ciuffreda ad essere più malleabile (anche eventualmente proponendo in cambio compensi in denaro) negli accertamenti relativi ai sinistri ai quali avrebbe anche dovuto permettere all’imputato di partecipare nella qualità di consulente infortunistico, non riuscendo nell’intento per l’opposizione e la denuncia da parte della vittima“.

Riguardo agli altri due si apprende che sono “indagati perché in concorso tra loro, mediante minaccia a Ciuffreda Michele di danni alla propria incolumità e a quella dei suoi familiari, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere il Ciuffreda ad essere ‘più accomodante’ nelle indagini relative ai sinistri rispetto ai quali loro in qualità di ‘procacciatori d’affari’ prestavano la loro attività di intermediazione; non riuscendo nell’intento per l’opposizione e successiva denuncia della vittima”. Ma c’è altro a preoccupare Michele Ciuffreda: “Non è solo il malvivente in sé e per sé che mi preoccupa, ma chi sta dietro che potrebbe proteggerli”. Il riferimento è ad un procedimento penale parallelo che coinvolgerebbe un rappresentante dello Stato.

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Tags: FoggiamafiaMichele Ciuffreda
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