Epatite C, oltre 700 pazienti trattati nel Foggiano: “Dalla Regione Puglia oltre 5 milioni per screening gratuito”

“Questi fondi saranno suddivisi in 2 milioni e 200mila euro per l’anno 2021 e circa 3 milioni di euro per l’anno 2022”

“La Puglia ha messo a disposizione più di 5 milioni di euro per avviare lo screening gratuito dell’epatite C. Questi fondi saranno suddivisi in 2 milioni e 200mila euro per l’anno 2021 e circa 3 milioni di euro per l’anno 2022″. Lo ha dichiarato il dottor Tommaso Del Giudice, dirigente medico, dipartimento dipendenze Patologiche, Sezione di Foggia, intervenuto in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie. Il corso, dal titolo ‘Verso l’eliminazione dell’epatite c: la centralita’ dei pazienti del serd nell’intervento integrato ospedale/territorio’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane. 

Del Giudice ha poi sottolineato che “effettivamente non dovremmo essere noi a decidere come distribuire questi fondi e i modi in cui dovrebbero essere ripartiti per rispondere al meglio ai bisogni del paziente. Ritengo, invece, che ci dovrebbe essere un tavolo, un gruppo di lavoro, un tavolo tecnico alla Regione Puglia che dia le Linee guida” e ha poi spiegato che “fino a questo momento, questo tavolo, questo gruppo di lavoro, questo tavolo tecnico non è stato ancora formato. Alla Regione Puglia sono stati dati questi soldi ma, effettivamente, non sappiamo come poterli gestire e chi li dovrà gestire”. Del Giudice si è poi detto convinto che “i test rapidi per far emergere il sommerso sono la carta vincente” ed ha aggiunto che “specialmente nei Ser.D. le persone con disturbi da dipendenza, con o senza sostanza, sono un ottimo banco di prova per effettuare questi screening rapidi per l’HCV. Anche perché i soggetti dipendenti, di solito, non amano sottoporsi ad un prelievo di sangue perché lo considerano invasivo. Invece, dallo scorso 30 giugno 2021, da quando sono arrivati i kit per eseguire i test rapidi HCV, ci siamo resi conto che le persone ‘prelevate’ proprio all’ingresso del Ser.D. si sono sottoposte a questi screening. Inoltre, fino al 31 agosto 2021 abbiamo sottoposto a screening 126 utenti, di cui 118 uomini e 8 donne, registrando una positività in 50 persone, 50 uomini. Questo equivale al 40% di positività sulle persone testate. Hanno invece rifiutato di sottoporsi allo screening 39 persone”. L’augurio di Del Giudice è che “oltre al Ser.D. di Foggia si possano coinvolgere le carceri della città, le comunità terapeutiche che afferiscono sul territorio di Foggia e anche i vari Ser.D. limitrofi. Speriamo di essere stati la via che indirizza tutti gli altri verso questo tipo di screening”, ha concluso.

Al corso ha partecipato anche la professoressa Teresa Antonia Santantonio, direttore unità operativa complessa Malattie Infettive, Policlinico Riuniti di Foggia, che ha focalizzato il proprio intervento sul numero dei pazienti affetti da epatite C che afferiscono alla struttura e sulle percentuali di quelli guariti grazie alle terapie. “Negli anni precedenti, ossia da quando abbiamo avuto a disposizione questi nuovi regimi terapeutici- ha informato- abbiamo trattato diverse centinaia di pazienti con epatite cronica C, sicuramente più di 700 pazienti con un tasso di risposta superiore al 95%”. “Tra questi pazienti- ha proseguito- c’erano anche diversi tossicodipendenti. Prima della pandemia da Covid abbiamo avviato una collaborazione con il Ser.D. di Foggia, riuscendo a screenare più di 180 tossicodipendenti e trovando una prevalenza del 40% circa di anti-HCV positivi, la metà dei quali sono risultati viremici e sono stati avviati al trattamento con un tasso di risposta, anche in questo caso, pari al 95%”. 

La professoressa Santantonio ha poi raccontato di aver trattato “anche un piccolo gruppo di detenuti screenati e trattati, con una prevalenza un po’ più bassa, pari all’8%, ma il tasso di risposta è stato molto elevato, ossia intorno al 100%, a riprova che questi regimi terapeutici sono veramente molto efficaci e ben tollerati. Dobbiamo davvero fare di tutto per semplificare questi percorsi diagnostico-terapeutici e portare alla guarigione il maggior numero di pazienti possibile”. Sul fronte dei farmaci, Santantonio ha reso noto che “in Puglia abbiamo avuto un’ottima collaborazione con le farmacie, abbiamo sempre avuto la disponibilità dei farmaci innovativi e, ad oggi, abbiamo trattato nella Regione più di 17mila persone, quindi davvero un ottimo numero”. Santantonio ha infine precisato che “attualmente non abbiamo dati certi ma da modelli matematici risulterebbe che ci siano ancora 30mila persone da trattare che, probabilmente, o ancora non sono state inviate al trattamento o non sono consapevoli della positività. Speriamo che con questo Piano nazionale di screening riusciremo ad identificarle per poterle avviare ad un trattamento il prima possibile”.

Al corso è intervenuto anche il dottor Franco Mezzadri, direttore sanitario A.O. Policlinico OORR Foggia. Mezzadri ha affermato che “la pandemia ci ha insegnato che un ospedale deve lavorare con il territorio, perché se non c’è una rete con i territori in cui ognuno ha i suoi compiti e fa quello che deve fare, il sistema sanitario salta”. Per quanto riguarda la malattia al centro dei lavori del corso, Mezzadri ha dichiarato che “l’epatite deve riprendere la sua importanza, ma per fare questo è necessario intercettare in maniera precoce i soggetti che ne sono affetti. Da qui, ovviamente, la necessità di una modifica dell’organizzazione, che preveda uno stretto collegamento tra i servizi delle dipendenze patologiche e i centri di cura, perché sono loro che possono intercettare maggiormente i soggetti a rischio”.

Durante il corso ha preso la parola anche il dottor Matteo Giordano, direttore dipartimento dipendenze Patologiche di Foggia, che ha sottolineato come “nel caso della lotta all’HCV lo strumento dei test rapidi effettuati presso i Ser.D. rappresenta un ulteriore passo avanti per raggiungere quei soggetti che per vari motivi ignorano di essere stati infettati dal virus. Questo anche nei Ser.D. che hanno come prassi quella di effettuare ogni 6 mesi analisi ematiche ai loro utenti, perché spesso una parte di essi sfugge al controllo o si rifiuta di effettuare le analisi”. Giordano ha infine reso noto che “i miei collaboratori riferiscono che la semplicità dell’esecuzione del test rapido riesce ad ottenere una maggiore compliance anche da una buona parte di coloro che si erano rifiutati, per vari motivi, di sottoporsi alle indagini ematiche e che circa il 40% di quanti sono stati testati è risultato positivo ed è stato avviato alle cure”, ha concluso.





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