Tolta l’identità segreta al pentito Annacondia, fu lui a svelare il nome della mafia foggiana. Su Rizzi disse: “È il Papa della città”

Negli anni ’90 collaboratore di giustizia, è tornato a chiamarsi con il suo nome. La sua identità di protezione gli è stata infatti revocata. Importanti le sue rivelazioni in alcuni maxi processi

L’ex boss del nord barese, Salvatore Annacondia detto “Manomozza”, divenuto negli anni ’90 collaboratore di giustizia e che per oltre una ventina di anni ha vissuto con una identità che gli è stata data in virtù della sua collaborazione, è tornato a chiamarsi con il suo nome. La sua identità di protezione gli è stata infatti revocata dopo un arresto per usura e il conseguente processo che è in corso. A rivelarlo – come riporta Ansa – è lo stesso pentito in una intervista ad Antonio Procacci nella trasmissione ‘Il Graffio’ che andrà in onda domani sera su TelenorbaAnnacondia, condannato a centinaia di anni di reclusione (poi convertiti in 30 anni) nei maggiori processi alla criminalità organizzata pugliese, ha consentito con le sue rivelazioni l’arresto e le condanne di decine di affiliati e boss di clan pugliesi.

Il nome di Annacondia è legato a doppio filo con la storia della “Società Foggiana”. L’uomo, tranese, è tra i pentiti “forestieri” più noti nella storia della mafia locale. L’ex boss, soprannominato “Manomozza” per aver perso una mano quando era ragazzo a causa di un ordigno, fu a lungo detenuto nel carcere di Foggia. Negli anni ’90, proprio mentre si trovava nel penitenziario dauno, Annacondia decise di collaborare confessando decine di omicidi tra commessi e ordinati. Fu sentito persino nel processo sulla trattativa Stato-Mafia a Palermo.

“Manomozza” rivelò di essere tra gli autori materiali della triplice lupara bianca di San Giovanni Rotondo nel 1991, quando ebbe l’incarico di sequestrare un garganico coinvolto in una guerra di mafia tra Lombardia e Campania. Annacondia avrebbe dovuto sequestrarlo e consegnarlo alla ‘ndrangheta ma il piano fallì. Tre persono furono uccise e bruciate in una discarica di Trani. Il criminale tranese prese parte anche al processo “Panunzio” degli anni ’90, terminato con il riconoscimento giudiziario della mafia foggiana, e fu lui a spiegare che l’organizzazione malavitosa si chiamava “Società”. Giosuè Rizzi, storico boss foggiano, ucciso in via Napoli nel 2012, venne soprannominato “il Papa di Foggia” proprio da Annacondia. (In foto, da sinistra, Giosuè Rizzi e Salvatore Annacondia; sullo sfondo, il corpo di Rizzi)

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come





Change privacy settings