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Home - “Fuga dei medici dall’emergenza urgenza”, l’allarme di Marino: “In provincia di Foggia ne mancano almeno 60”

“Fuga dei medici dall’emergenza urgenza”, l’allarme di Marino: “In provincia di Foggia ne mancano almeno 60”

Di Redazione
20 Settembre 2021
in Sanità & Salute
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“Le problematiche che attanagliano i medici che operano nel settore dell’emergenza-urgenza vanno affrontate una volta per tutte dalla politica”. Netto il segretario nazionale del settore emergenza-118 della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, Francesco Marino, alla luce del susseguirsi, ormai su tutto il territorio nazionale, di dimissioni da parte di medici impegnati sul fronte dell’emergenza. Situazione drammatica, acuita ancora di più dal Covid.

“Ormai sono tanti i medici che decidono di impegnarsi in altre tipologie di lavoro. C’è chi va fare il medico di continuità assistenziale o il medico di famiglia oppure chi opta per incarichi in altri settori della sanità – racconta il segretario Fimmg-Emergenza Sanitaria che prosegue – Ciò accade perché a fronte di un lavoro altamente stressante non vi è un adeguato riconoscimento economico né ci sono sbocchi di carriera per i medici convenzionati. I colleghi sono ormai stremati e sfiduciati dalla mancata attenzione da parte della politica, da parte di quei decisori che dovrebbero regolamentare questa tipologia di lavoro, estremamente delicato, la cui inerzia non fa altro che produrre fughe. Fughe che non sono circoscritte. Interessano sia l’ambito dell’emergenza ospedaliera ma soprattutto il settore della medicina dell’emergenza territoriale – spiega Marino che evidenzia il caso della provincia di Foggia – In Capitanata siamo sotto organico del 50%. A fronte di 135 medici previsti dalla pianta organica se ne contano poco più di 70. Il lavoro legato all’emergenza-urgenza è logorante, con un alto ‘burn out’. Difficile svolgerlo per tutta la vita lavorativa. Farlo a bordo delle ambulanze o delle automediche, ad esempio, è ancor più massacrante considerati i livelli di stress da gestire, la prontezza degli interventi da porre in essere in qualsiasi orario e in qualsiasi condizione meteo o ambientale ci sia nel momento in cui si è chiamati ad intervenire”.

Marino aggiunge: “nel corso della pandemia, i sistemi di emergenza ospedaliera e territoriale hanno fatto ben oltre il proprio lavoro, reggendo in modo eccellente l’urto, andando costantemente oltre ciò che sono i precipui compiti assegnati. A fronte di ciò, prendiamo tristemente atto che non è stata riconosciuta dignità a questo lavoro sotto il piano economico e strutturale. Diciotto mesi dopo l’inizio della pandemia, l’emergenza italiana non è affatto migliorata e ciò che resta sono i proclami di una politica che non ha, finora, tradotto le parole in fatti concreti. Nulla si è fatto per sanare il vulnus della cosiddetta demedicalizzazione del territorio”. Marino conclude ponendo l’accento su “la grave carenza di richiesta per l’accesso alla scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza, che non sembra la soluzione al problema. Infatti ben 450 sono stati i posti nella scuola di specializzazione che non hanno trovato assegnazione per mancanza di medici che non hanno scelto questa specialità. Facile capire perché a fronte di quello che raccontiamo. Occorre sederci attorno ad un tavolo e trovare la soluzione evitando proclami il cui fine ultimo è quello di privare i cittadini di una assistenza qualificata e ormai in grado di gestire emergenze di qualsiasi tipo si verifichino sul territorio”, conclude Marino.

Tags: allarmeEmergenza UrgenzaFimmgFoggiaFrancesco MarinoMedici
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