Davide Grittani torna in libreria con “La bambina dagli occhi d’oliva”. “Riflessione sul senso di colpa e sul grido inascoltato dei più piccoli”

Mazzantini: “Gli altri emulano, Davide Grittani scrive. E mi fa sorridere che si pensi che scriva storie alla Mazzantini. Io penso solo che abbia una bella stoffa, che scriva storie affascinanti e lo faccia benissimo”

“… quello che facciamo ai bambini resta per sempre. Provano continuamente a dirci cosa gli è successo, con le parole, con i gesti e con i disegni, attraverso i loro strani comportamenti, ma preferiamo ignorarlo perché dovremmo chiederci noi dov’eravamo, cosa stavamo facendo mentre supplicavano il nostro aiuto”. L’ultimo libro dello scrittore foggiano Davide Grittani, “La bambina dagli occhi d’oliva”, è una riflessione sul senso di colpa, sulla responsabilità degli adulti sui più piccoli e sul grido di dolore sovente inascoltato di chi, durante l’infanzia, “manda continui messaggi non recepiti dagli adulti”.

Il libro

Un appartamento in centro, dei lavori di ristrutturazione, un disegno sotto la carta da parati: macabro e profetico, dimenticato per trent’anni e riapparso all’improvviso. Tocca a Sandro Tanzi – ultimo testimone di una borghesia senza scrupoli – scoprire cosa sia successo in quella stanza, come mai quel disegno chiami in causa i suoi genitori e per quale motivo sia collegato alla nuova inquilina del palazzo, la bellissima e misteriosa Angelica Capone. Partendo dall’omaggio a una delle interpreti più brave e sfortunate della musica moderna, Dolores O’Riordan leader dei Cranberries, il romanzo prende in prestito un destino per raccontare una violenza di cui si parla sempre poco e male.
Attraverso una narrazione visiva, quasi cinematografica, a tratti sensoriale, La bambina dagli occhi d’oliva racconta le quotidiane colpe degli innocenti e i delitti che commettono anche i giusti, riportando al centro della scena i fantasmi solitamente più duri a morire: i nostri sensi di colpa. Accanto all’incredibile storia di Sandro e Angelica scorrono le voci e i volti di chi è stato condannato a sopravvivere, l’aristocrazia delle vergogne messe a tacere, gli anziani parcheggiati nelle case di cura e gli stranieri chiamati a prendersene cura, gli zombie che frequentano le sale giochi. Sullo sfondo l’agonia della città più bella del mondo, metafora di un tempo che sa trovare pace solo nella guerra.

Davide Grittani nato a Foggia nel 1970, ha pubblicato il reportage C’era un Paese che invidiavano tutti (Transeuropa 2011, introduzioni di Ettore Mo e Dacia Maraini) e i romanzi Rondò (Transeuropa 1998, postfazione di Giampaolo Rugarli), E invece io (Robin 2016, presentato al Premio Strega 2017), La rampicante (LiberAria 2018, presentato al Premio Strega 2019, vincitore nello stesso anno delle edizioni dei premi Città di Cattolica, Zingarelli, Nabokov, Giovane Holden e inserito tra i migliori libri del 2018 dall’inserto La Lettura del “Corriere della Sera”). Dal 2006 al 2016 ha curato la mostra itinerante della letteratura italiana tradotta in altre lingue, Written in Italy, esposta in 21 Paesi di 5 Continenti. Editorialista del “Corriere del Mezzogiorno”, collabora con “L’intellettuale dissidente” e “Pangea”.

Reazioni

«Gli altri emulano, Davide Grittani scrive. E mi fa sorridere che si pensi che scriva storie alla Mazzantini. Io penso solo che abbia una bella stoffa, che scriva storie affascinanti e lo faccia benissimo»

Margaret Mazzantini

«Hanno scritto e detto molto su Profondo rosso, ma ritrovarlo in un romanzo come il pretesto di una storia mi ha fatto piacere. Mi ha ricordato quello che volevo raccontare quando ho girato il film, le verità nascoste male sotto le nostre tappezzerie».
Dario Argento

«Con potenza e grazie Davide Grittani restituisce diritto d’esistenza agli scarti, fa parlare e ci fa ascoltare tutto quel “buttato via” che sapeva troppo. La sua scrittura scuote il sangue».
Elena Mearini

«Si legge tutto d’un fiato, questo libro bello e inteso. Questa storia d’amore bellissima».
Sergio Nelli

«Quello de La bambina dagli occhi d’oliva è un realismo allegorico che mi ha fatto pensare al Cerami de Un borghese piccolo piccolo, con una scrittura tuttavia più ricercata e l’asticella sociale spostata verso l’alto».
Andrea Carraro

«La narrazione rivela la maturità di un autore che in pochi anni ha risalito un interessante e attraente debutto, fino a raggiungere la capacità di affrontare – senza precauzioni e addolcimenti letterari, senza ricerca di armonia con il Lettore – la implacabile durezza dei fatti di alcune vite rimaste allo scoperto.
La bambina dagli occhi d’oliva, ultimo romanzo di Davide Grittani, entra nella narrativa contemporanea

come un libro diverso che resta diverso, e non cerca protezione nelle abitudini tradizionali del romanzo italiano. Ovvero non è romanzesco. Per questo merita spazio, e non credo che gli mancherà».
Furio Colombo

«Davide Grittani ha scritto un romanzo che agguanta il lettore e non lo lascia mai, sino a un finale commosso, ispirato da dolore e insieme poesia. Un romanzo di suspence, umbratile, indimenticabile».
Valentina Fortichiari

«Un romanzo magnetico, sulla paura e sul desiderio di scoprire, dietro ciò che ci appare come reale, cosa c’è davvero, chi siamo».
Sebastiano Nata

«La storia implacabile e tenera di un mistero sepolto tra i tentacoli di una società che non risparmia nessuno e nasconde l’orrore. L’intrico tra borghesia e malavita, una città marcia e un fragile destino femminile raccontati con sensibilità mirabile».
Valeria Viganò

«Una voce inconfondibile e mesmerizzante».
Nicoletta Vallorani

«Una storia dolente e feroce. Scritta così bene da incantare, con una voce unica».
Barbara Garlaschelli

«Tutto immerso nel contemporaneo, Grittani ci propone personaggi fuori posto e vicende fuori fuoco, come nella migliore tradizione moderna; eppure il ritmo azione e la lingua accarezza le pieghe della carne».
Stefano Jossa

«Con questa nuova storia Grittani supera gli schemi del giallo e del noir per mettere in scena una narrazione insieme orizzontale e introspettiva, una sorta di romanzo “viola” che fa emergere i lividi insanabili nel passato».
Giorgio Nisini





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