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Home - Mafia spietata di San Severo, l’odio tra clan dietro l’omicidio Anastasio. La vittima era vicina al boss “Kojak” Nardino

Mafia spietata di San Severo, l’odio tra clan dietro l’omicidio Anastasio. La vittima era vicina al boss “Kojak” Nardino

Di Francesco Pesante
13 Luglio 2021
in Cronaca
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L’ombra della criminalità organizzata sull’omicidio di Matteo Anastasio, il 42enne pregiudicato di San Severo ucciso tra la folla durante i festeggiamenti per l’Italia campione d’Europa. Quella della mafia sarebbe ora la pista privilegiata dagli inquirenti che indagano senza sosta per individuare i killer. Quella sera due persone a bordo di uno scooter hanno ammazzato Anastasio con una pistola 7,65, stesso calibro di quella utilizzata per uccidere Giuseppe Anastasio, fratello di Matteo, nel 2017. I sicari hanno agito tra la folla, con una crudeltà inaudita ed un alto senso di impunità. Incuranti del fatto che con la vittima ci fosse il nipotino di 6 anni, figlio del defunto Giuseppe. Il piccolo sta lottando tra la vita e la morte nel reparto di rianimazione del Policlinico Riuniti di Foggia. I sanitari, interpellati da l’Immediato, hanno parlato di “condizioni generali gravi a causa delle lesioni agli organi interni causate dal proiettile. Ieri, nel tardo pomeriggio, ha subito un primo delicato intervento a livello della colonna vertebrale. Resta pertanto in terapia intensiva in coma farmacologico e assistenza respiratoria meccanica per uno strettissimo monitoraggio dei parametri vitali”.

https://www.immediato.net/wp-content/2021/07/agguato-san-severo-OK.mp4

Nel frattempo, le indagini vanno avanti attraverso una raffica di perquisizioni. Sotto analisi, inoltre, numerosi video e foto pubblicate sui social, complice la vittoria della Nazionale che ha fatto riversare sulle strade migliaia di cittadini. Al vaglio ci sono anche i filmati delle telecamere di sicurezza della zona di viale Matteotti, scenario dell’agguato. Le indagini, come detto, sembrano vertere soprattutto nell’ambito della criminalità organizzata e del business della droga, da anni motivo di conflitto tra i boss della città. A San Severo c’è in atto una violenta contrapposizione tra i clan Testa-La Piccirella e Nardino, ritenuti dalla DDA di Bari autonomi e indipendenti rispetto alla “Società Foggiana” con la quale continuano ad intessere affari e alleanze. Stando a chi indaga, Matteo Anastasio, precedenti per droga, gravitava nell’orbita dei Nardino, una batteria criminale storica della “città dei campanili”, guidata da circa 30 anni dai fratelli Franco e Roberto Nardino, entrambi condannati di recente per mafia nel processo “Ares”. Diciotto anni di reclusione la pena per Franco detto “Kojak” (la procura chiedeva 21 anni), già coinvolto e condannato in altri processi di mafia. Sedici anni e otto mesi al fratello Roberto alias “Patapuff”, l’accusa chiedeva 18 anni. Rivalità tra clan, droga e forse un vuoto di potere da colmare: ruotano attorno a questi fronti le indagini sull’omicidio Anastasio.

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Tags: mafiaOmicidio AnastasioSan Severo
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