Mafia foggiana, le estorsioni dei clan nel processo a “Papanonno” & company. Pentito interrogato da località protetta

Nuova tappa del processo “Decima Azione” che si sta svolgendo con il rito ordinario a Foggia. Alla sbarra 4 imputati

L’ora del pentito. Da una località protetta, collegato in videoconferenza, è comparso il 39enne ex morettiano, Carlo Verderosa, oggi collaboratore di giustizia. L’uomo è stato sentito nell’ambito del filone foggiano di “Decima Azione”, processo ai maggiori clan del capoluogo dauno. 25 imputati – tra cui i maggiori boss – scelsero il rito abbreviato e sono già stati condannati dal Tribunale di Bari a pesanti pene (un totale di 273 anni di carcere), altri 4 sono invece a processo con il rito ordinario nel palazzo di giustizia di Foggia. Alla sbarra nomi di spicco della “Società” come Giuseppe Spiritoso detto “Papanonno”, 65 anni, il figlio Lorenzo, 40 anni, Giuseppe Albanese alias “Prnion”, 40 anni e Fabio Tizzano, 41 anni tutti ritenuti dagli inquirenti contigui alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza (la stessa di Verderosa).

Il pentito è stato interrogato dalla pm della DDA di Bari, Bruna Manganelli e poi contro esaminato dai difensori degli imputati. Il collaboratore di giustizia viene sentito, come anche in altri procedimenti contro la criminalità organizzata, per confermare ruoli degli affiliati, struttura della Società Foggiana, utilizzo della “cassa comune”, gestione degli stipendi versati ai picciotti e supporto economico ai detenuti. Insomma, una serie di informazioni che sono ora al vaglio dei giudici i quali dovranno valutare la veridicità delle testimonianze e se avranno un peso quando sarà emessa la sentenza.

Negli ultimi anni si sono susseguite le testimonianze dei pentiti in alcuni dei maggiori processi alla mafia foggiana. Su tutti gli ex “morettiani” Alfonso Capotosto e lo stesso Verderosa, ma anche l’altamurano Pietro Antonio Nuzzi. Quest’ultimo avrebbe raccolto importanti rivelazioni durante la sua permanenza nel carcere di Foggia ed è stato sentito nell’ambito di un altro procedimento che vede Albanese imputato per l’omicidio di Rocco Dedda.

Le accuse

Giuseppe Spiritoso, 65 anni alias “Papanonno”, fratello di Franco Spiritoso detto “Capone”, cassiere della mala foggiana, ucciso nel 2007, è accusato di estorsione aggravata in concorso materiale e morale con Alessandro Aprile e Francesco Tizzano (già condannati con l’abbreviato) ai danni del gestore di un agriturismo, minacciato e costretto a versare 1500 euro. Reato aggravato dalla mafiosità, al fine di agevolare la batteria dei Moretti.

Sempre Spiritoso con il figlio Lorenzo, deve difendersi anche dall’accusa di aver estorto denaro ad un fornitore di pneumatici. Per Giuseppe Spiritoso c’è inoltre l’accusa di estorsione ad una nota macelleria: il titolare sarebbe stato costretto a versare 4mila euro nel periodo natalizio con l’impegno di versare altri 4mila euro a Pasqua.

E ancora, l’estorsione ad una ditta di pompe funebri. Per questo episodio risponde Albanese insieme ad altri tre già condannati con il rito abbreviato. In questo caso la vittima denunciò gli aguzzini.

Infine, Fabio Tizzano, fratello del più noto Francesco (18 anni di galera con l’abbreviato) è accusato del tentato omicidio di Mimmo Falco, organizzato ed eseguito insieme a persone non identificate in risposta al tentato omicidio del boss Vito Bruno Lanza detto “U’ lepr”. Falco fu colpito da colpi d’arma da fuoco alla schiena che gli provocarono la paralisi permanente dell’attività di locomozione.

In questo processo, giudice Mancini in seduta collegiale, si sono costituiti parte civile Confindustria Puglia, Confindustria Foggia, Regione Puglia, Comune di Foggia, associazione Panunzio e Antiracket. (In alto, gli imputati in videoconferenza dal carcere durante la prima udienza)

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come