Ascesa e caduta di Bruno Longo, l’uomo di Agostinacchio e leader del Consiglio comunale. Una vita nella Destra sociale fino alla “Nuvola d’Oro”

Profilo del politico finito agli arresti per l’inchiesta delle fiamme gialle. Un uomo sfaccettato, sempre accanto allo storico ex sindaco di cui è stato fedele assessore ai lavori pubblici

Uno dei suoi ultimi obiettivi era riuscire ad entrare nel listino parlamentare dei Fratelli d’Italia alle prossime elezioni politiche previste quasi sicuramente a scadenza naturale della legislatura nel 2023 quando il “commissariamento” di Mario Draghi della classe politica italiana sarà compiuto. Il partito di Giorgia Meloni viaggia ormai a 2 cifre e garantirebbe l’elezione a chiunque. Ma sappiamo come è andata, questa mattina l’autosospensione giunta a mezzo messaggio e consegnata al segretario provinciale meloniano Giandonato La Salandra è stato uno dei suoi primi atti dopo l’arresto.

Non è semplice tracciare il profilo politico del consigliere comunale foggiano Bruno Longo, agli arresti domiciliari per l’inchiesta delle fiamme gialle “Nuvola d’oro”. È difficile sia perché si tratta di un pezzo da novanta della destra sociale foggiana da almeno 4 decadi sia perché la sua cultura e la sua curiosità intellettuale ne fanno un uomo sfaccettato, assai aperto al dialogo con la cittadinanza e con le fasce più deboli, con i vari circoli aperti in Piazza Nuova e nei Quartieri Settecenteschi.

Davvero uno come lui può farsi “incastrare” per 35mila euro da dividere in 3? Qualche sera fa, incontrato casualmente a piedi su Corso Cairoli (Longo è un gran camminatore e non guida, la moglie Francesca gli fa da autista), dopo l’approfondimento de l’Immediato sul centro storico ormai in svendita, aveva rilevato che l’amministrazione avrebbe dovuto impegnarsi per valorizzare il cuore della città. “In piazzetta non si fa più niente da quando è andato via Claudio (Amorese, assessore alle Attività produttive e suo genero ndr)”.

Nato nella seconda metà degli anni Cinquanta, Longo è il frutto della lotta politica degli anni di piombo, quando anche a Foggia, come in tutta la provincia, i rossi e i neri se le davano di santa ragione, pur senza sfociare mai, nella periferia dauna e pianeggiante dell’impero, in atti di terrorismo. Longo era parte attiva del Fronte della Gioventù che si scontrava con gli iscritti a Lotta Continua, Potere Operaio e le altre sigle della sinistra extraparlamentare.

Pino Rauti e Giorgio Almirante, i principi neri ed ex repubblichini. Erano gli anni dei vari leader cittadini e provinciali del Msi, il polo escluso, che aveva tante anime, le più diverse, e tanti riferimenti nazionali. Da quella più nobile e aulica di Pinuccio Tatarella e Giuliano Giuliani a quella più pragmatica e leaderistica di Paolo Agostinacchio e Roberto Ruocco, passando per l’intellettuale Michele Abbatescianni, l’avvocata Margherita Matrella, la pasionaria Lucia Lambresa, i coniugi Vittorio Fidanza e Giovanna Irmici fino al notaio Antonio Pepe, eletto deputato nelle suppletive del 1996 ai danni di un giovane Pippo Cavaliere.

Con Tangentopoli e il crollo del Muro di Berlino, come si sa, anche l’Msi si sciolse e Fiuggi decretò l’avvento del nuovo partito Alleanza Nazionale con il delfino di Almirante, Gianfranco Fini, fatto emergere dall’esclusione all’agone politico governativo da Silvio Berlusconi. Questa è storia. In provincia di Foggia con la legge della elezione diretta dei sindaci, divennero primi cittadini Agostinacchio a Foggia, Giuliani a San Severo, Salvatore Tatarella, fratello del Ministro dell’Armonia a Cerignola e Pinuccio Moscarella a Orta Nova.

Longo è stato sempre l’uomo più vicino a Paolo Agostinacchio, tanto da seguirne le varie vicende politiche negli ultimi anni e da diventare il suo assessore ai Lavori Pubblici negli anni della forte spesa pubblica per il rifacimento della città col Piano Urban degli Anni Novanta e la “città dei giardini” da Borgo Croci alla Macchia Gialla.

Qualcuno lo chiama il sacco edilizio della città, con la zona 167 più ampia d’Italia. E Longo da sempre rautiano e poi vicino al rampollo e genero di Rauti, Gianni Alemanno e a Francesco Storace, impegnato col suo circolo “Società Civile”, è stato un uomo dell’edilizia. L’Urbanistica è la sua passionaccia, con le varie operazioni che ha facilitato, a cominciare dalle villette di Caroprese in zona Città del Cinema, dove anche lui ora è confinato e ha casa con la sua numerosa famiglia.

Durante l’amministrazione Ciliberti e nei primi anni Duemila lo si ritrova per un breve tempo nelle fila dell’Udc come consigliere provinciale di opposizione, dopo la rottura col suo partito per un’altra inchiesta che lo coinvolse, Vele d’oro a firma di Gianrico Carofiglio, divenuta poi letteratura.

Non è mai entrato nel Pdl dopo la svolta del predellino. Né ha seguito Fini nella disavventura di Fli, Futuro&Libertà che invece ammaliò la famiglia Tatarella. Per qualche tempo ha seguito l’evolversi de La Destra di Storace, che non ha mai superato il 2%. Non si è mai fatto sedurre dal sovranismo di Salvini, anzi ha sempre avuto parole sferzanti per i leghisti del Sud della primissima ora. “La Lega a Foggia è piena di gente che nell’Msi e in An occupava le quarte e quinte file”, una delle sue battute più caustiche alle Politiche del 2018 e poi dopo nell’anno del Capitano Ministro dell’Interno.

Nelle fantasmatiche elezioni comunali del 2009 quando si scontrarono Enrico Santaniello e Gianni Mongelli, Longo era il capolista del rassemblement dell’ex assessore regionale, Prima Foggia. E fu eletto insieme all’altro big del consiglio comunale, oggi suo acerrimo nemico, Consalvo Di Pasqua.

Nel 2014 viene eletto con la sua lista personale, piena di donne utili per la doppia preferenza, tra cui spiccava anche una ancora inesperta Anna Paola Giuliani. Longo, nel primo mandato Landella, è il leader indiscusso del consiglio comunale, chiamato anche ad arginare le varie intemperanze di Giuseppe Mainiero, passato quasi subito all’opposizione dopo le dimissioni di Jenny Moffa, sostituita proprio da Claudio Amorese alla delega dei mercati.

Il resto è storia recente. Con l’exploit del risultato alle amministrative del 2019, sostenuto da molti big del mattone, Eliseo Zanasi incluso, l’odio amore nei confronti del sindaco Landella, la defenestrazione subita del genero, il ritorno nella casa madre della fiamma tricolore dei Fratelli d’Italia e il niet fermo all’ingresso di Michaela Di Donna nella lista dei meloniani.

Alle regionali, dove si è presentato con uno slogan molto deriso ponendo l’accento sulla parola futuro, il suo risultato è stato più basso delle attese. Tuttavia aveva ottenuto dal partito la casella del bilancio nel rimpasto per il suo amico di karaoke Tarcisio Narciso, consulente del lavoro e progettista europeo. Si era anche speso come paciere tra Landella e Iaccarino dopo il caso delle pistolettate di Capodanno dell’ormai ex presidente del Consiglio comunale. Poi oggi la decisione di autosospendersi da Fratelli d’Italia, inghiottito da una “nuvola d’oro”. (In alto, in foto, Longo al centro; ai lati, Landella, Ruscillo e il genero Amorese)



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