Covid, nuova stretta in arrivo. L’ipotesi del governo Conte: misure ‘ponte’ dal 7 al 15 gennaio

Verso blocco degli spostamenti tra Regioni e weekend ‘arancioni’. Il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro: “Non è il momento di rilassarsi”

Roma, 3 gennaio 2021 – Non ci sarà un liberi tutti dopo l’Epifania, ormai è chiaro. Si va verso una zona ‘gialla rafforzata’ fino al 15 con restrizioni su base nazionale che verranno chiarite probabilmente in un nuovo Dpcm (o decreto) il 7 gennaio.  Per quanto riguarda le riaperture, resta un punto interrogativo la scuola. “Se ha dubbi, il governo ci convochi”, dice il presidente delle Regioni Stefano Bonaccini, mentre i sindacati premono per lo slittamento. Ma Conte, anche oggi, ha ribadito che il ritorno sui banchi alle superiori con didattica in presenza almeno al 50% è una priorità. E se dal bollettino Covid di oggi emerge un tasso di positività in calo (ma comunque al 13,8%), i dati mostrano una nuova risalita dei contagi, tornati sopra quota 14mila, ma soprattutto di ricoveri e terapie intensive.

Le regole per il 4 gennaio in zona arancione

Su queste basi il Governo lavora a misure ponte per tutta l’Italia per un’ulteriore settimana. Se n’è discusso durante il vertice di oggi tra il premier Giuseppe Conte e i capidelegazione della maggioranza, durato più di tre ore e incentrato sull’emergenza Covid. Alla riunione erano presenti anche il ministro della Sanità Roberto Speranza e il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, nonché i membri del Cts, convocati d’urgenza. E intorno alle 19 nuovo incontro tra  Speranza, il Comitato Scientifico e la Cabina di regia per il monitoraggio regionale. Gli esperti sono chiamati a valutare le proposte emerse dal vertice col premier.

Le ultime notizie

È in arrivo una nuova stretta per scongiurare la ripartenza dei contagi. Le ultime indiscrezioni parlano di un provvedimento ponte tra il 7 e il 15 gennaio, ovvero tra la data di scadenza del decreto natalizio e quella dell’ultimo Dpcm.  Dovrebbe contenere misure che saranno applicate a livello nazionale, aldilà del sistema delle fasce. Questo consentirebbe di evitare il ‘liberi tutti’ e di monitorare per un’altra la settimana l’andamento dell’epidemia. Dal 7 al 15 l’ipotesi è quella di una zona gialla ‘rafforzata’ in tutta Italia, con stop agli spostamenti tra regioni (se non per ragioni di necessità) e weekend del 9 e 10 gennaio con regole da zona arancione. Quindi bar e ristoranti chiusi anche a pranzo per il servizio al tavolo, ma asporto consentito, e niente spostamenti tra Comuni (nel fine settimana).

Tra le misure all’attenzione del Cts, anche la proroga fino al 15 gennaio del divieto di ospitare a casa più di due parenti o amici, minori di 14 anni, disabili e persone non autosufficienti conviventi esclusi. Dovesse essere riproposta negli stessi termini di questi giorni, la deroga consentirebbe di andare a visitare parenti o amici anche fuori dal Comune, nel weekend arancione, pur entro i confini regionali. Durante il vertice è stata anche espressa preoccupazione per i ritardi nelle vaccinazioni, in particolare per la Lombardia.

Le riaperture dal 7 gennaio

Di sicuro slitta al 18 la riapertura delle piste di sci, con l’ordinanza firmata da Speranza. E intanto sale il pressing per riaprire le palestre, anche se “con regole più rigide”: la coordinatrice dello Sport delle Regioni, Tiziana Gibelli, ipotizza la ripartenza dal 15 gennaio. Il presidente dell’Iss, Brusaferro, avverte: “Non è il momento di rilassarsi. Viviamo in una pandemia, il virus circola diffusamente nel Paese e i servizi sanitari sono sotto stress”.

Regioni, chi rischia la zona rossa

Emilia Romagna a rischio zona arancione dal 7 gennaio

Lombardia, zona gialla o arancione? 

La previsione era che le regioni ripartissero da dove erano rimaste, quindi tutte in fascia gialla, compreso l’Abruzzo che si trovava nella fascia arancione, ma i numeri dei contagi hanno fatto scattare un campanello d’allarme.

La collocazione dei territori nelle varie zone – gialla, arancione o rossa – sarà decisa in seguito al monitoraggio che arriverà nella prima metà della prossima settimana. Sempre che le misure ponte che saranno decise a livello nazionale non facciano slittare ulteriormente il ritorno alla suddivisione per colori.

Stando agli ultimi dati, Veneto, Liguria e Calabria con l’Rt sopra l’1 rischiano di ripartire dalla zona rossa, mentre Lombardia, Puglia, e Basilicata potrebbero finire in quella arancione insieme all’Emilia Romagna.

Altri indicatori d’allerta riguardano Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Piemonte, Provincia autonoma di Trento ed Emilia Romagna, che hanno una probabilità superiore del 50% di superare la soglia critica di occupazione dei posti letto in area medica in 30 giorni, mentre per Lombardia, Trento e Veneto lo stesso discorso vale per le terapie intensive. Incerta la situaione della Sardegna, mentre fonti di Goveerno fanno sapere che dal 7 l’Abruzzo tornerà in zona gialla.

La curva torna a risalire

Gli effetti del Dpcm del 24 ottobre – secondo diversi esperti – sono ormai esauriti e in tutta Italia la curva dell’epidemia sta tornando a salire, tanto che le stime elaborate dallo statistico Livio Fenga indicano circa 600mila casi complessivi a fine gennaio, contro i circa 577mila attuali. E sono almeno 14 le regioni in cui le stime indicano una ripresa dei contagi a partire dal Veneto. 
Dall’indagine emerge una tendenza all’aumento nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche e Umbria.

Secondo il fisico Roberto Battiston, l’indice Rt del Coronavirus in Italia sarebbe oggi allo 0,99. Per Battiston 5 regioni si troverebbero in piena seconda ondata: Veneto, Sardegna, Puglia, Marche e Trentino.