In Puglia pediatri e medici di famiglia potranno fare tamponi rapidi. Test fra il settimo e il decimo giorno dal contatto, ma soltanto su pazienti asintomatici

In Puglia c’è l’accordo per i tamponi. Anche i 3.600 medici di famiglia e i 500 pediatri di libera scelta pugliesi potranno fare tamponi rapidi, disporre la quarantena obbligatoria, fare contact tracing e prenotare un tampone molecolare direttamente sulla piattaforma Giava Covid della Regione. Lo riporta Repubblica Bari. È quanto prevede la bozza dell’accordo fra l’ente e i sindacati dei medici di medicina generale (Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, e Intesa sindacale) e dei pediatri (Fimpe) che, se tutto va secondo i piani, sarà firmata giovedì 19 o venerdì 20 novembre. Obiettivo: dare manforte ai dipartimenti di Prevenzione delle Asl alle prese con un’onda dei contagi che ha travolto il tracciamento dei contatti stretti e allungato i tempi per l’esecuzione di un tampone fino a due settimane. Con i militari dell’esercito, quelli della Marina e le 13 tende per i tamponi in modalità drive-through previste in tutta la regione (nove delle quali sono già state messe in piedi da San Severo a Taurisano) scendono in campo anche i medici di famiglia.

Dunque, medici di famiglia e pediatri potranno eseguire i test antigenici (i cosiddetti tamponi rapidi) sui contatti stretti di persone risultate positive al Coronavirus. L’ipotesi è che i medici possano fare i test fra il settimo e il decimo giorno dal contatto, ma soltanto su pazienti asintomatici. E solo se il contatto sia avvenuto senza l’uso delle mascherine. Se il test dovesse risultare positivo, sarà lo stesso professionista a prenotare un tampone molecolare sulla piattaforma della Regione: test indispensabile per confermare la diagnosi. Perché l’esito negativo del tampone rapido è considerato attendibile. Se positivo, invece, la probabilità che il verdetto sia falsato è alta e per questo occorre ripetere il test secondo la tecnica di analisi più tradizionale. Quindi l’esame molecolare alla ricerca dell’Rna del virus. Gli studi dei medici saranno off-limits ed è escluso che i professionisti facciano tamponi a domicilio. L’ipotesi al vaglio di Regione e sindacati di categoria è che le Asl mettano a disposizione dei medici strutture idonee. Anche le tende per il drive-through, non è escluso. Toccherà alla Regione fornire i dispositivi di protezione individuale necessari (tute, mascherine, visiere o camici monouso, per esempio). Ma non tutti i medici di famiglia saranno arruolati su questo fronte. Restano esclusi i professionisti che siano in condizioni di fragilità, come chi ha un’immunodeficienza o un tumore (naturalmente).

Al momento – riporta sempre Repubblica – solo le autorità sanitarie possono ordinare la quarantena. Con l’entrata in vigore dell’accordo e la definizione delle procedure previste dalla legge da parte della Regione, invece, anche i medici di medicina generale potranno disporre l’isolamento con un proprio provvedimento. E anche in attesa che il paziente venga sottoposto a tampone. È una delle novità più importanti, soprattutto per rimettere in sesto il sistema di tracciamento dei contatti stretti che è saltato da tempo. Secondo la bozza dell’accordo, i medici di famiglia potranno fare contact tracing, attività finora nelle mani degli assistenti sanitari in servizio nelle Asl (e in alcuni casi nelle mani delle Usca, ovvero i medici addetti alle Unità speciali di continuità assistenziale). E dunque potranno chiamare i contatti stretti dei positivi e prenotare un tampone direttamente sulla piattaforma Giava Covid della Regione, evitando la richiesta via mail al dipartimento di Prevenzione e tutti i passaggi intermedi e i rimpalli delle comunicazioni che allungano i tempi. Il tampone, nel caso di persone con sintomi, dovrà essere quello molecolare effettuato dalla Asl. In ogni caso l’esito del test sarà inserito nella piattaforma direttamente dai medici.



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