Nuovi moduli al Riuniti di Foggia e area Covid nel Pronto soccorso di Casa Sollievo. Dattoli: “Fila ambulanze? Pazienti non sono pacchi postali”

La corsa contro il virus dei due maggiori ospedali della provincia di Foggia. A San Giovanni Rotondo si registra un più 20% sulle reali capacità di assorbimento delle richieste

“Abbiamo trasformato un disvalore in un valore riuscendo a gestire i pazienti entro mezzanotte”. L’iper afflusso di ambulanze al Policlinico “Riuniti” di Foggia sta mettendo in evidenza l’incongruità di posti letto nelle strutture ospedaliere per questa seconda ondata di Covid-19. Il video postato sui social sta facendo il giro del web ed è arrivato sul nazionale. Il direttore generale Vitangelo Dattoli continua a rassicurare sulla tenuta del sistema, nonostante la pressione abnorme e i diversi contagi verificatisi in più reparti tra personale e pazienti. Sul caso delle ambulanze precisa: “Non erano tutti pazienti Covid. Ci sono dei tempi tecnici per la gestione di ogni singolo caso perché non stiamo parlando di pacchi postali. Abbiamo gestito i casi in tempi relativamente rapidi vista la pressione degli ultimi giorni. C’è da sottolineare – continua a il dg – una buona sinergia con l’Asl di Foggia, che sta gestendo bene l’emergenza sul territorio con le Usca, e con Casa Sollievo della Sofferenza”, dice. Anche all’ospedale di San Pio è stata smaltita la fila di ambulanze che si è creata durante la giornata di ieri (ma già da qualche giorno l’ospedale è in allarme per la crescita rapida degli accessi)

“Ora ne abbiamo poche in attesa perché abbiamo allestito un’area all’interno del Pronto soccorso dedicata ai pazienti Covid. Siamo comunque oltre la nostra capacità al momento”, spiega a l’Immediato il dg Michele Giuliani. Ad oggi, l’Irccs di San Giovanni Rotondo viaggia con un più 20% sulle reali capacità di assorbimento delle richieste. A Foggia si stanno attrezzando nuovi moduli in alcune aree del nosocomio (si partirà dal primo piano della Cardiologia e dal Centro trapianti). Il manager barese per il momento continua a confermare la decisione di non far ricorso al Deu, il nuovo ospedale realizzato su Viale Pinto. Da Bari, però, si sta anticipando la programmazione per la dotazione di nuovi posti letto per il sistema sanitario pugliese.

Sindacati: “Organizzazione impreparata e affannata” 

“Diversamente da quanto è stato rassicurato a mezzo stampa ovvero che la governance per affrontare tutte le problematiche connesse alla pandemia del Policlinico di Foggia è ‘puntualissima, robusta’, dobbiamo rilevare che così non è”, dichiarano con una nota dal sindacato Usb.

“Ad iniziare dal numero sempre maggiore di operatori sanitari impegnati nell’assistenza dei pazienti, che a tutt’oggi risultano positivi. Difatti nelle ultime due settimane si sono riscontrati, tra gli stessi, positivi nelle UU.OO di Ginecologia, di Nefrologia e Dialisi, Urologia, Chirurgia pediatrica, Medicina universitaria, Rianimazione, tra gli autisti del servizio ambulanze, senza contare i focolai presenti all’Ospedale Lastaria di Lucera.  Focolai che, una diversa organizzazione, avrebbe dovuto contenere, attraverso, una diversa strategia, ad iniziare dalla gestione, assolutamente assente, delle entrate delle auto e delle persone che determinano caos nell’area ospedaliera. A giugno, quando si credeva che tutto fosse finito, i percorsi di cura Covid sono stati smantellati e il personale infermieristico e O.S.S è stato dirottato in altri reparti, sprecando un accumulo di formazione che oggi sarebbe stata preziosa per affrontare l’annunciata e attesa recrudescenza dei casi. 

Oggi riviviamo lo stesso copione di un’organizzazione, palesemente impreparata ed affannata, sicuramente giustificabile all’inizio della Pandemia, non durante la prevista seconda ondata. Peraltro le indicazioni cogenti riportate nella nota del Dipartimento di promozione della salute, che definiscono lo scenario di attivazione al 6 novembre di 169 posti letto, 308 al 20 novembre ed infine di 446 posti letto entro il 30 novembre, necessitano di un livello organizzativo già rodato e all’altezza della fase programmabile, che al momento non appare intravedersi. Tant’è che il programma sull’Area Covid presso l’Ospedale D’Avanzo, prevedeva la riattivazione entro il mese di ottobre, ma i lavori sono iniziati appena un paio di settimane fa. Peraltro vi è da aggiungere che presso tale Presidio ospedaliero è ancora operante il Centro prelievi, ancora in attesa di trasferimento e aperto all’utenza cittadina.  

Ad aggravare la situazione, una serie d’incongruenze tra cui gli avvisi pubblici fatti in fretta e furia per reperire altro personale infermieristico, mancata attivazione di protocolli di sicurezza uguali per tutte le UU.OO,  percorsi pulito-sporco che si sovrappongono, affollamento caotico presso il Pronto Soccorso, con lunghissime attese dei pazienti suscettibili di contagio. Ovviamente tutto questo incide ulteriormente e negativamente su un sistema di assistenza sanitaria fortemente ridimensionato, per via dello stop imposto da Dipartimento salute della Regione Puglia ai ricoveri ordinari, insomma patologie che sono oggi tralasciate e che prima o poi bisogna affrontare anche perché nel frattempo potrebbero aggravarsi. Nello stesso tempo, in una visione più generale, è necessario tenere presente che la mappa dei contagi regionali vede la provincia di Foggia registrare numeri esponenziali preoccupanti che mettono a rischio la capacità di utilizzo dei posti letto dedicati e, nell’insieme, tutto il sistema sanitario della Capitanata. 

La domanda del perché va indirizzata al dott. Vitangelo Dattoli, che riveste l’incarico di responsabile provinciale della rete ospedaliera Coronavirus e quindi anche delle procedure organizzative per affrontare  problematiche di questa natura”.

“E visto che ci troviamo – continuano – ci si chiede che fine ha fatto il DEU (dipartimento di emergenza e urgenza) la cui realizzazione rientra nei quattro obiettivi strategici per la ‘rifunzionalizzazione’  dei Riuniti e che, a seguito dei ‘quattro passi con Michele Emiliano’ fatta a gennaio scorso, sembrava di prossima apertura. Si trattava verosimilmente di una passeggiata propagandistica nell’imminenza delle elezioni regionali che si sarebbero dovute tenute a breve. Non possiamo nascondere la nostra preoccupazione  per una situazione diventata oggettivamente problematica ma soprattutto ci imbarazzati chi dichiara che tutto va bene.

Certamente l’USB non può permettere che scelte non in grado di affrontare adeguatamente l’emergenza  possano mettere a rischio la salute dei pazienti e dei lavoratori, smettendola una buona volta di nascondersi dietro la retorica degli eroi”, concludono. 





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