Con regolare contratto di lavoro, Salif e Onfama vogliono lasciare il Gran Ghetto ma non trovano un affitto. La diffidenza degli italiani

“Credono che noi facciamo entrare altri amici, che da 2 diventiamo 10 in casa. Ma non capiscono che le persone non sono tutte uguali, noi possiamo affittare una casa, lavoriamo”

Si fa presto a dire integrazione, “basta ghetti”, “sgomberiamo i campi e gli insediamenti abusivi” e “riportiamo la legalità al Gran Ghetto”. Due ventenni del Burkina Faso, Salif Kayende e Onfama Muri, da 4 anni in Italia, con regolare contratto di lavoro da 2 anni, cercano da diversi mesi un alloggio in affitto, ma finora hanno trovato solo diffidenza e resistenza da parte degli italiani.
A l’Immediato Salif racconta la sua personale storia di disagio e di strisciante razzismo per cercare di smuovere le acque, per creare sensibilità tra i residenti foggiani.

“Sono in Italia da 4 anni, sono rimasto qui a Foggia perché ho trovato lavoro, mi trovo bene qui. Insieme al mio amico lavoro alla discarica di Lucera, lavoriamo con gli italiani, siamo assunti. Però vorremmo trovare una casa più vicino, il Gran Ghetto, andata e ritorno, è molto lontano dal posto di lavoro”, dice in esordio.
Hanno cominciato a cercare un appartamento a Lucera, che sarebbe per loro l’ideale, a soli 5 chilometri dalla discarica. Non vogliono ridursi a vivere in un basso umido, sporco, cieco e piccolo, anche se negli ultimi giorni hanno immaginato di adeguarsi anche a questa possibilità, se davvero non riuscissero a trovare altro. “A noi servono due stanze da letto, un bagno e una cucina grande, siamo disposti a pagare 350 euro, 400 euro. Abbiamo chiesto e contattato più di 10 persone a Lucera, di alcuni abbiamo visto anche la casa, ma poi quando si doveva concludere nascevano sempre dei problemi. Dicevano che erano indisponibili, non erano più libere. Poi abbiamo provato a Foggia, sarebbe più lontano, ma è la città, è vicino con la macchina. Abbiamo chiamato circa 30 persone”.

Qual è il loro timore? “Credono che noi facciamo entrare altri amici, che da 2 diventiamo 10 in casa. Ma non capiscono che le persone non sono tutte uguali, noi possiamo affittare una casa, lavoriamo”.
Salif come il suo amico lavora in tre differenti turni: 7-14; 14-22; 22-7. E ha anche una macchina speciale in dotazione dall’azienda.
Ti aspettavi una tale difficoltà nell’affittare una casa? Non hai cercato l’aiuto di qualche cooperante? Di qualche sindacalista? Lui risponde così: “Sinceramente no, non mi aspettavo quello che sta capitando. Ho chiesto l’aiuto di un responsabile del Ghetto, anche un nostro amico italiano si sta dando da fare. L’altro sabato sembrava che avessimo trovato la casa, abbiamo parlato con un proprietario foggiano, eravamo pronti a firmare il contratto, ma alla fine lui ha cambiato la sua parola. Ci ha detto che la moglie non voleva, gli ha impedito di fittarci la casa. Da luglio stiamo cercando”.
La situazione nel Ghetto è molto complessa, anche per la presenza del virus. “È molto difficile fare il distanziamento e forse anche il Coronavirus sta rendendo più complicata la nostra ricerca di casa”, conclude.