Università di Foggia, “tasse su tasse per poi uscire fuori corso”. La disperazione degli studenti di Scienze motorie: “Siamo stufi”

Una studentessa: “Sono anche una borsista e nonostante gli esercizi commerciali siano riaperti ormai da giugno, le mense universitarie sono chiuse e non abbiamo visto l’ombra di un rimborso”

“Sono una studentessa di Scienze motorie, laureanda per la sessione di novembre. Teoricamente dovrebbe essere così, praticamente non ho modo di finire il tirocinio e sicuramente slitterò la sessione. In questa situazione non mi trovo solo io ma una moltitudine di ragazzi disperati e in cerca di risposte che ogni settimana ricevono mail come ‘il consiglio sta provvedendo'”. Inizia così la lettera di una giovane studentessa dell’Università di Foggia, ateneo che negli ultimi giorni è finito al centro di numerose polemiche per lo slittamento di tirocini e sessioni d’esame.

“Siamo stufi – scrive la ragazza a l’Immediato -, non sappiamo le modalità di tirocinio dal periodo del lockdown, la modalità di tirocinio telematico è stata un’opportunità solo per i laureandi della sessione estiva. Esatto, ‘opportunità’, alcuni docenti sostengono che fare ricerca telematica sia per noi un voler sviare al tirocinio pratico. Tra l’altro tra i docenti non c’è una linea comune, il docente ‘A’ fa fare il tirocinio online, il docente ‘B’ rimanda la questione da mesi perché spera in una disponibilità nell’accogliere i tirocinanti da parte delle palestre che, come è ben risaputo, accolgono i clienti in turni numerati e poco flessibili. In sintesi, uno studente dello stesso corso di studi, se è fortunato ed ha iniziato con ‘A’ si laurea, altrimenti pagherà tasse su tasse per poi uscire fuori corso”.

“In tutto ciò – prosegue – chi ci guadagna a scapito nostro è l’UniFg che sta per diventare un serbatoio di studenti fuori corso per effetto dell’inefficienza delle amministrazioni che sono puntuali solo quando devono presentare le tasse universitarie. Oltre ad essere una pseudo-laureanda, sono anche una borsista e nonostante gli esercizi commerciali siano riaperti ormai da giugno, le mense universitarie sono chiuse e non abbiamo visto l’ombra di un rimborso. I buoni pasti sono andati persi. Tutto questo lascia l’amaro in bocca – conclude la studentessa -, sappiamo quanto sia difficile lavorare in una città come questa e nonostante gli sforzi, noi universitari, siamo diventati l’ultima ruota del carro”.





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