Mafia, strage di San Marco: un flop il video che poteva “scagionare” il basista. E nel processo ora spunta anche un sacerdote

Al vaglio il percorso effettuato la mattina del 9 agosto 2017 da vittime e sicari. L’avvocato di Caterino sperava di mettere in risalto la tortuosità della strada ma non avrebbe convinto la Corte

La difesa di Giovanni Caterino ha tirato fuori “l’asso nella manica” ma il risultato sarebbe stato piuttosto scadente. Nel processo sulla strage di mafia di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, il legale dell’imputato, presunto basista dell’agguato, ha mostrato un video girato in compagnia del consulente Clima.

Il filmato mostra il percorso effettuato quella mattina dal maggiolone delle vittime (Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma) e dalla Fiat Grande Punto guidata dall’imputato che, stando all’accusa, pedinò il boss manfredoniano.

L’avvocato di Caterino sperava di mettere in risalto la tortuosità della strada e la poca visibilità in alcuni tratti, ma il video avrebbe provocato solo molta perplessità tra i presenti in aula. Corte compresa. L’accusa, infatti, non sarebbe affatto preoccupata da quanto osservato. Nel filmato di 35 minuti si nota un paesaggio rado, quasi privo di vegetazione, con alcune curve che in nessun modo avrebbero impedito il pedinamento da parte del basista. Insomma, massima serenità negli ambienti della DDA, in questo processo rappresentata dalla pm Luciana Silvestris.

La magistrata ha avanzato dubbi sulla presenza del legale difensore insieme a Clima per le riprese. “A chi dovrei rivolgere domande, a lei, avvocato, o al teste?”, il quesito posto dalla Silvestris. Caterino ha assistito al siparietto in videoconferenza dal carcere di Bari dove è detenuto dal giorno dell’arresto.

Intanto, è stato depositato il dispositivo di assoluzione di Luigi Palena, 51enne di Manfredonia arrestato per armi nell’ambito della stessa inchiesta. Il fatto che Palena sia stato assolto in appello, dopo la condanna a 2 anni e 8 mesi, in primo grado non scalfirebbe le convinzioni della DDA. La sentenza è stata impugnata.

Il processo sulla strage riprenderà già a fine settembre quando sarà sentito, in qualità di teste della difesa, il prorettore del seminario “Sacro Cuore” di Manfredonia. La struttura religiosa sarebbe menzionata nelle carte riguardanti il tentato omicidio del 18 febbraio 2018 ai danni dell’imputato che quel giorno sarebbe finito nel mirino del clan rivale per una sanguinosa vendetta di mafia. Caterino avrebbe subito l’agguato vicino casa sua nel rione Monticchio mentre il seminario è situato in centro. Al sacerdote verrà chiesto quanti seminari sono presenti in città. Per quel fatto di cronaca è tuttora sotto processo il foggiano, Massimo Perdonò della batteria mafiosa Moretti-Pellegrino-Lanza, alleata al gruppo Lombardi-Ricucci-La Torre, rivale dei Li Bergolis-Miucci, clan al quale apparterrebbe Caterino.

Sentenza ormai alle porte; a fine novembre le discussioni, il verdetto sotto Natale.

(In alto, Mario Romito e Massimo Perdonò; a destra, Enzo Miucci e Giovanni Caterino; sullo sfondo, il maggiolone ripreso dalle telecamere la mattina del 9 agosto 2017)



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