Mafia, strage San Marco: ribaltone in appello. Assolto con formula piena Luigi Palena, fu arrestato con il basista Caterino

Finì in manette per detenzione e porto di una pistola (mai ritrovata) che avrebbe nascosto per favorire l’amico e il relativo gruppo criminale. In secondo grado sentenza ribaltata

Assolto Luigi Palena. Si chiude con un clamoroso ribaltone il processo di secondo grado al 50enne di Manfredonia arrestato nel 2018 nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di mafia di San Marco in Lamis. L’uomo, condannato a dicembre 2019 a 2 anni e 8 mesi di reclusione, ha ottenuto l’assoluzione in appello.

Palena, secondo gli inquirenti e sulla scorta di numerose intercettazioni, sarebbe vicino a Giovanni Caterino, quest’ultimo alla sbarra con l’accusa di essere il basista della strage del 9 agosto 2017. Il 50enne fu trasferito ai domiciliari pochi giorni prima del Natale scorso, dopo oltre un anno dietro le sbarre nel carcere di Avellino. Ma ora ecco l’assoluzione “con formula piena”. Tra 90 giorni le motivazioni.

Il manfredoniano fu arrestato per detenzione e porto di una pistola (mai ritrovata) che avrebbe nascosto per favorire l’amico Caterino e il relativo gruppo criminale, i Li Bergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo, conosciuto anche come il clan dei montanari. Reati aggravati dalla mafiosità secondo i giudici. Nella requisitoria finale, il pm della DDA Ettore Cardinali chiese 4 anni di reclusione in primo grado e 4mila euro di multa.

Ora i riflettori sono tutti per Caterino, sotto processo in Corte d’Assise a Foggia con rito ordinario. Secondo l’accusa, l’uomo, al momento recluso a Bari, pedinò l’auto delle vittime (Mario Luciano Romito e il cognato Matteo De Palma) favorendo l’azione omicidiaria dei killer. Nei pressi della vecchia stazione di San Marco trovarono la morte anche i contadini Aurelio e Luigi Luciani.

Le conversazioni che tiravano in ballo Palena

Fondamentale una conversazione captata in via Barletta presso l’ITC Toniolo, “luogo di lavoro di Palena”, proprietario di un bar all’interno della scuola, il “bar della Ragioneria”. Caterino si appartò per dialogare con l’amico. “Dopo aver interloquito in relazione ai lavori che Palena avrebbe dovuto fare – scrivono gli inquirenti – Caterino gli chiese se ‘quella cosa tutto apposto?’. Palena rispose in modo affermativo, lasciando intendere che aveva la disponibilità di qualcosa consegnatagli da Caterino: ‘Sì, da quando…’. ‘Io poi devo venire che la devo pulire…’, rispose Caterino. Stando agli investigatori, “emerge che Caterino avesse lasciato un’arma presa a Cerignola a Palena. Accortezza dettata dal fatto che Caterino sentiva su di lui le attenzioni degli organi investigativi e pertanto non poteva correre il rischio di detenere personalmente l’arma ma averla comunque disponibile all’occorrenza”.

Negli ultimi mesi, le attenzioni degli inquirenti si concentrarono notevolmente sulle attività dell’uomo, al quale sono riconducibili il bar all’interno del “Toniolo” e una nota paninoteca all’aperto di Siponto. Concessioni sulle quali dovranno esprimersi l’attuale commissario prefettizio Vittorio Piscitelli e il prefetto di Foggia Raffaele Grassi, in quella Manfredonia sciolta per mafia a fine 2019.

Nelle carte degli inquirenti emerse una forte vicinanza tra Luigi Palena e Giovanni Caterino, due uomini che fino al giorno dell’arresto, avvenuto a ottobre 2018, sembravano del tutto estranei alle dinamiche criminali del Gargano. In un’occasione, Palena invitò Caterino ad andare la mattina seguente a scuola da lui.

Riportiamo alcuni stralci estrapolati dagli incartamenti giudiziari.

Palena: “Ora me ne posso andare, allora? Domani ti aspetto a scuola?”

Caterino: “Si, si, si…”

Palena: “Vieni… che facciamo mettere le telecamere davanti…”, disse col timore che gli inquirenti potessero piazzare cimici sul suo posto di lavoro.

Caterino: “Ormai sono diventato una bomba atomica… ma mó. È stato il colmo, mó…”

Gli inquirenti scrivono: “Palena e Caterino si allontanano a bordo dell’auto del primo, nella quale si trova anche la moglie di Palena. All’interno del veicolo, Caterino fa nuovamente riferimento al fatto che si sente perseguitato dalle forze dell’ordine e dice che anche a Cerignola, presso l’officina meccanica di un amico a nome Michele, ci sono le telecamere e lo stesso amico gli ha riferito di andarsene e non tornare più. Caterino aggiunge che si sente agitato e si fa preparare le tisane dalla mamma. Caterino dice che le tisane ti addormentano lo stomaco, mentre la mente no”.

Caterino: “Adesso gli sto facendo tutti giorni da scuola… Tutti i giorni… Tutti i giorni, tutti giorni, io non mi preoccupo di me… A me… Se vengono da me, mi prendono, mi impacchettano, fanno quello che devono fare… Non ti preoccupare… Io mi preoccupo delle cose loro… Ancora iniziano a dire stupidaggini… uagliù ancora vi mette in una stanza e cominciate a dire: Giovanni mi ha detto questo…”

Ucciso nel giorno del suo compleanno

Alle “riunioni” a scuola si aggiunse un altro dettaglio che potrebbe dare un deciso scossone a tutta l’inchiesta. Stando a fonti investigative, nella paninoteca di Palena passò la sua ultima serata in vita Matteo De Palma, accompagnato dalla moglie nonché dalla coniuge del boss Mario Luciano Romito. De Palma era lì per festeggiare il suo compleanno, celebrato proprio alla mezzanotte del 9 agosto, giorno dell’agguato mortale di San Marco in Lamis. Proprio in quella circostanza, l’uomo avrebbe riferito ai presenti, Palena incluso, che la mattina seguente doveva sbrigare una faccenda riguardante la compravendita di un’auto. “Non posso fare troppo tardi, domani mattina devo andare ad Apricena con Mario”, rispondendo a Palena che lo esortava a trattenersi ancora. L’uomo, nato il 9 agosto 1973, fu trucidato nel giorno del suo compleanno insieme al boss manfredoniano e ai fratelli Luciani. (In alto, la strage di San Marco; nel riquadro, Luigi Palena)

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