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Home - “Cerignola, la mafia anarchica. Un pregiudicato ogni due residenti, così si vive a ‘la best'”. Lo spaccato inquietante del Corriere della Sera

“Cerignola, la mafia anarchica. Un pregiudicato ogni due residenti, così si vive a ‘la best'”. Lo spaccato inquietante del Corriere della Sera

Di Redazione
24 Agosto 2020
in Cronaca
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“Su 60mila abitanti, i pregiudicati rappresentano la metà. Non è la stima ma un dato oggettivo. Se la Calabria era indietro di vent’anni rispetto alla Sicilia nel ripristino dello Stato, qui siamo indietro di altrettanti anni. Magistrati e investigatori vanno sostenuti, anziché mortificati”. È questo un estratto dello spaccato nudo e crudo realizzato dal Corriere della Sera su Cerignola. Due pagine di approfondimenti sulla mafia locale, definita “anarchica”, in una terra dove l’illegalità regna sovrana. Nell’articolo dell’inviato, Andrea Galli si legge di una città “deturpata, offesa dai suoi stessi cittadini che nell’assai utilizzato dialetto la definiscono ‘u tmor, il tumore, la malatèi, la malattia. Oppure la best, la bestia”.

Senza dimenticare le baraccopoli a Tre Titoli e le carenze strutturali della vicina caserma dei carabinieri, scenario di una delle puntate della serie-documentario “Avamposti. Dispacci dal confine”, in onda da settembre su Nove. “Politici al servizio dei boss (il Comune è stato sciolto per mafia), bimbi delinquenti e un pregiudicato ogni due residenti”. E ancora: “L’illegalità come regola, la galera come virtù. La scena del crimine diventa un fatto privato: depistare gli sbirri per costruirsi la vendetta. Così si vive a ‘la best’“.

“Una mafia anarchica dove uno si sveglia e fa quel che vuole”, rincara la dose il Corsera. Immancabili i riferimenti agli assalti a portavalori e bus privati, vera specialità dei cerignolani e all’inchiesta “Cartagine” degli anni ’90, l’unica in grado di sgominare i clan locali. “Di solito i banditi agiscono privi di camuffamento, tanto nessuno s’azzarda a denunciare – si legge -. Il concetto dell’omertà è un dogma”. Duro il passaggio sulle forze dell’ordine: “Sbirri odiati, sfidati, sbeffeggiati. Via di Levante, la notte, è un circuito abusivo di corse automobilistiche. La convinzione di invincibilità è pari a quella di impunità”.

“Un altro balordo venne svegliato dai carabinieri all’alba. Erano lì per eseguire una cattura. Quello fissava i polsi ammanettati. Anzi, fissava l’orologio. Impaziente. Alle 6 sarebbe dovuto andare ad aprire i cancelli della villa comunale. Aveva le chiavi. Sul serio. Un pregiudicato al quale l’amministrazione aveva affidato l’incarico”.

Non mancano i lati positivi ma l’inviato avverte: “Il volontariato fatica a sorgere, i cittadini virtuosi (vi sono straordinari percorsi di imprenditori di qualità) sono additati a schifosi complici dello Stato, a traditori, a infami”. E i clan? “Due quelli egemoni, i Ditommaso e i Piarulli, attorniati da una costellazione di bande. Mai come a Cerignola abbiamo assistito alla solitudine degli uomini dello Stato. Salvatore Giaccoli, un entusiasta, un trascinatore, comanda la Stazione dei carabinieri. Nella truppa si ripete che in città si piange due volte, quando arrivi e quanto te ne vai. Crea uno strazio, questo pezzo di Italia aggrappato a comportamenti primitivi, con una società civile inerme, rintanata. Come chi crede nel lavoro, anche Giaccoli ha i suoi fantasmi”.

Il riferimento è alla brutta storia di una ragazza polacca picchiata e violentata in un casolare. Giaccoli la soccorse per poi accompagnarla nelle campagne alla ricerca del luogo della prigionia. Non fu mai trovato, “un posto era identico all’altro”. Lei lasciò il figlio che andò in adozione, poi scomparve. “Lontana da Cerignola. Lontana – si legge – da un universo di balordi dai venerati soprannomi: Mano mozza, Occhi di ghiaccio, Cobra. Lontana da una mafia che vuole rimanere distinta da quella del Gargano (ma con la quale fa affari, ndr) e dalla “Società Foggiana”.

Per il Corriere della Sera è una mafia “lontana dal gigantesco traffico di macchine rubate e dalle aggressioni al pronto soccorso. Lontana dalla concezione tribale della scena del crimine quale fatto privato: il lavaggio delle macchie di sangue e l’acquisizione di indizi; inquinare il sopralluogo degli sbirri, costruirsi la vendetta. Cerignola: caso unico di una mafia che si fonda su una rigorosa geografia. Quella della città. Negli elenchi dei pregiudicati morti – conclude l’articolo -, la voce ‘omicidio’ supera quella del ‘decesso per cause naturali’. Ampiamente”.

Tags: Cerignolamafia
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