Mafia foggiana: padrini e soldati alla sbarra, le rivelazioni del pentito nel maxi processo alla “Società”. Tremano le principali batterie

Sarà sentito in “Decima Azione” Carlo Verderosa, 38enne collaboratore di giustizia, ex affiliato alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Attesa per la sentenza nei confronti di 25 imputati

Le parole del pentito fanno tremare i clan foggiani. Entrano nel processo “Decima Azione” le rivelazioni di Carlo Verderosa, 38enne collaboratore di giustizia, ex affiliato alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. L’uomo, in una località protetta da fine 2019, starebbe dando numerose indicazioni utili ai magistrati antimafia. Ruoli, capi, sodali e spartizione degli introiti illeciti: fatti e circostanze che Verderosa avrebbe fornito dopo la sua decisione di mettere fine alla carriera criminale.

Nei prossimi giorni, l’uomo comparirà davanti ai giudici – in videoconferenza – per fornire la propria versione nel processo con il rito abbreviato a carico di 25 foggiani arrestati il 30 novembre 2018 nel blitz “Decima Azione”. Altri 4 sono sotto processo a Foggia con il rito ordinario. Alla sbarra, nell’aula bunker di Bitonto, i maggiori esponenti della “Società Foggiana”, tra i quali i capi Roberto Sinesi alias “Lo zio” e Rocco Moretti soprannominato “Il porco”, entrambi al 41 bis, rispettivamente a Rebibbia e L’Aquila, al vertice delle due batterie egemoni: Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza. Più defilato il gruppo dei Trisciuoglio.

Verderosa sarà sentito da pm della DDA e avvocati difensori e dovrebbe confermare quanto riportato nei verbali di interrogatorio depositati in altri processi per mafia. Le rivelazioni del pentito sono infatti già sbarcate in un processo a carico di Sinesi e in uno a carico del “morettiano” Massimo Perdonò, quest’ultimo accusato del tentato omicidio di Giovanni Caterino, presunto basista della strage di San Marco in Lamis. Nei verbali ci sarebbero importanti rivelazioni su omicidi, traffico di droga, estorsioni e ruoli ricoperti dai vari affiliati.

Il pentito è già stato ascoltato dai giudici durante un altro processo, quello sull’agguato di mafia del 29 ottobre 2016 nel bar H24 di via San Severo a Foggia. Pochi giorni fa le condanne in appello per Francesco Sinesi (20 anni di reclusione), Cosimo Damiano Sinesi (20 anni) e per il killer di San Marco in Lamis, Patrizio Villani (30 anni).

In alto, da sinistra, il pentito Carlo Verderosa, Rocco Moretti, Roberto Sinesi, Francesco Sinesi, Vito Bruno Lanza, Savino Lanza e Cosimo Damiano Sinesi

Le richieste di condanna della DDA

Per “Decima Azione”, i pm della DDA Lidia Giorgio e Federico Perrone Capano hanno avanzato, nel dicembre scorso, le richieste di condanna per i 25 imputati, ritenuti dall’accusa esponenti della “Società Foggiana”, organizzazione mafiosa nata nel capoluogo dauno nel lontano 1979, slegata dalla Sacra Corona Unita e in affari con organizzazioni criminali calabresi e campane. Una mafia forte, definita dai magistrati “del sangue e degli affari”, con solidi collegamenti in provincia di Foggia, alleata a gruppi garganici e sanseveresi.

I pubblici ministeri hanno chiesto un totale di circa 305 anni di carcere. Per Rocco Moretti, 70 anni, sono stati chiesti 16 anni e 8 mesi per mafia (quale capo), concorso in una estorsione e detenzione di pistola; Vito Bruno Lanza, 65 anni, “U lepr’” (padre di Savino e Leonardo): 14 anni per mafia (quale capo); Roberto Sinesi, 57 anni detto “Lo zio”, 14 anni per mafia. I primi due al vertice dei Moretti-Pellegrino-Lanza, il terzo leader della batteria Sinesi-Francavilla. Le richieste della DDA hanno riguardato anche i più stretti parenti dei boss e i fedeli sodali. Tra questi Leonardo Lanza, 39 anni: 12 anni per mafia e Savino Lanza, 35 anni: 12 anni per mafia.

Francesco Sinesi, 34 anni (figlio di Roberto): 12 anni per mafia e Cosimo Damiano Sinesi, 34 anni: 10 anni per mafia. E ancora, Alessandro Moretti, 27 anni, “Sassolin” (nipote di Rocco): 10 anni per mafia e Antonio Salvatore, 28 anni, soprannominato “Lascia Lascia” (genero dei Francavilla): 10 anni per mafia e concorso in una estorsione. Tra gli elementi di spicco anche uno dei figliocci di Rocco Moretti, il 41enne Massimo Perdonò: 16 anni per mafia (quale organizzatore), detenzione illegale di una pistola e concorso in due estorsioni.

Spicca inoltre la richiesta a 18 anni di carcere per mafia (la più pesante tra quelle presentate dai pm) a carico del “morettiano” Francesco Tizzano, 47 anni, quale organizzatore. Su di lui pendono un’accusa di concorso in detenzione di armi e tredici di concorso in estorsione e tentata estorsione.

Tutte le altre richieste della DDA

Angelo Abbruzzese, 71 anni: 4 anni per concorso in detenzione illegale e ricettazione di una pistola con esclusione dell’aggravante della mafiosità; Francesco Abbruzzese, 42 anni, detto “Stuppin” (figlio di Angelo): 14 anni per concorso in armi, un tentativo di estorsione e mafia; Alessandro Aprile, 35 anni, detto “Schiattamurt”: 16 anni e 8 mesi per mafia (quale organizzatore) e concorso in sei estorsioni e tentativi di estorsione; Luigi Biscotti, 43 anni: 12 anni per mafia; Emilio Ivan D’Amato, 45 anni: 12 anni per mafia e concorso in cinque estorsioni e tentativi di estorsione.

E ancora, Domenico D’Angelo, 26 anni: 6 anni per concorso in estorsione; Ciro Francavilla, 44 anni: 14 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in estorsione; Giuseppe Francavilla, 40 anni (fratello di Ciro): 14 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in estorsione; Ernesto Gatta, 45 anni: 16 anni per mafia (quale organizzatore) e concorso in due estorsioni e un tentativo di estorsione; Antonio Miranda, 61 anni: 6 anni e 8 mesi per concorso in una estorsione; Raffaele Palumbo, 35 anni: 6 anni e 8 mesi per concorso in estorsione; Francesco Pesante, 31 anni, detto “U’ sgarr”: 14 anni per mafia e concorso in tre estorsioni; Fausto Rizzi, 39 anni: 10 anni e 8 mesi per mafia e concorso in un tentativo di estorsione. Infine, Patrizio Villani, 41 anni, allevatore di San Marco in Lamis: 12 anni per mafia. La sentenza di “Decima Azione” è prevista in autunno.

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