Le favelas di Foggia tra muri spaccati, crolli e scarafaggi. Le famiglie sgomberate non vogliono più tornare: “Cerchiamo alloggi sicuri”

Il grido di dolore di Lucia, la leader della protesta delle famiglie: “Tra di noi c’è un disabile senza arto, con una protesi al piede, la scorsa notte è precipitato dalle scale per il terrore”

Tutte dal sindaco Franco Landella le 48 persone delle 11 famiglie sgomberate dalla palazzina di via Rodi dopo l’intervento dei Vigili del Fuoco di sabato notte. I cittadini sono stati sistemati all’Hotel Holiday dall’assessore con delega all’emergenza abitativa Antonio Bove. Una delegazione ha incontrato il primo cittadino. “Il comune sta mettendo in sicurezza solo l’ingresso dello stabile e ci vogliono far rientrare con tutto che la palazzina è stata dichiarata inagibile”, si lamentano le famiglie.

C’è chi in via Rodi vive con i ponteggi tra i fornelli e la tv. Lucia, la leader delle famiglie è chiara nella sua analisi: “Tra di noi c’è un disabile senza arto, con una protesi al piede, la scorsa notte è precipitato dalle scale per il terrore, ci sono persone con disabilità diverse. C’è una donna che fa la chemio, un altro con una forte patologia psichica da anni in cura al Cim. Ci sono minori, un bambino di un anno. Alcuni di loro hanno patologie asmatiche per la forte umidità della palazzina. Io sono entrata 20 anni fa, c’era ancora Agostinacchio sindaco, mia figlia aveva 2 mesi, ora è una donna. Abbiamo diritto a non essere più precari nella nostra vita. Sono una insegnante delle materne, precaria da sempre. Non mi sono mai lamentata, ma ora la casa ci sta crollando addosso. Nella vecchia graduatoria ero centesima, mi sono ritrovata al numero 700. Non possiamo vivere nell’hotel a vita né possiamo tornare nella palazzina, si sente il vuoto sul pavimento. Già il 29 aprile in pieno lockdown il geometra Fattibene del Comune l’aveva dichiarata inagibile. Abbiamo l’accesso agli atti”. A nessuno di loro è stato ancora proposto l’affitto con il contributo. “Sappiamo che il Comune paga i primi mesi e poi non paga più”, la consapevolezza.





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