Estorsione shock, la criminalità del Gargano usa anche i bambini per terrorizzare le vittime. Le intercettazioni che incastrano la cognata di “Baffino”

Esclusivo/ Nell’ordinanza cautelare sull’arresto della 29enne Francesca Mantuano di Mattinata, il giudice parla di “una allarmante propensione al delitto”. Conversazioni tirano in ballo minorenni

“Una allarmante propensione al delitto”. Così il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere relativa all’arresto della 29enne di Mattinata, Francesca Mantuano, notizia diffusa ieri dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia. Destano sconcerto le intercettazioni contenute nel documento e che coinvolgono anche minorenni, usati allo scopo di estorcere denaro ad un anziano del luogo. La vittima aveva dato in fitto una proprietà ai Quitadamo, nota famiglia criminale del Gargano, conosciuta con il soprannome “Baffino”. Ma dopo la mancata corresponsione del denaro e le denunce dell’uomo agli inquirenti, la Mantuano, moglie del censurato Renato Quitadamo, fratello dei più noti pregiudicati Antonio e Andrea, avrebbe scatenato una violenta offensiva, contrassegnata da biglietti minatori e propositi omicidiari.

“L’indagata – si legge in ordinanza – diceva alle minorenni che desiderava fare qualcosa, minacciare qualcuno. Prenderlo a botte. Inoltre proponeva di urlargli dal cancello: pezzo di merda, stai attento… tipo andiamo sul cancello, suoniamo, se lui si affaccia, diciamo stai attento infame di merda, e tutto al solo fine di sfogarsi, di prendere a botte qualcuno”.

“Dirimente – continua il giudice – appare la circostanza che la minore chiese all’indagata: Ma lo sa che hai messo tu le lettere? E costei rispose: Si, lo sa che siamo stati noi”. Ricordando di quando andò il marito (Renato, ndr) a minacciarlo.

Poi l’indagata davanti all’abitazione della vittima e a voce alta: “Infamone, esci fuori, infamone”. E rivolta alla minore: “Che palle, non gli possiamo neanche lanciare, che gli possiamo lanciare, non ho neanche una bomba, qualcosa”.

Convinta che l’uomo avesse contattato i carabinieri, aggiunse: “Gli dobbiamo dare la morte a quello, perché ci ha infamato lo sapete, ha fatto l’infamone con gli sbirri”.

L’11 maggio scorso la vittima trovò una gallina sgozzata dinanzi al cancello di ingresso della sua abitazione e contattò subito i carabinieri. Per il giudice una “condotta intimidatoria senz’altro riconducibile all’indagata, come accertato alla luce della progressiva numero 204 RIT 881/2020, in cui la Mantuano chiese consigli alla minore sul da farsi, ad esempio se e dove parcheggiare il veicolo, come gestire la presenza del cane, nonché sul posizionamento della gallina: Aspetta, vedi come l’ho appesa, va bene secondo te?

“La minore – scrivono ancora gli inquirenti – prospettò l’ipotesi di ucciderlo, anche se la Mantuano disse: Come lo dobbiamo uccidere, non abbiamo la pistola“.

“Neppure soddisfatta di tanto – prosegue il gip -, l’indagata organizzò con la minore la prossima azione intimidatoria: quest’ultima prospettò l’ipotesi di bruciare la macchina mentre la Mantuano preferì organizzare l’accensione di un albero: Almeno basta con animali morti“.

Poco dopo l’indagata tornò davanti all’abitazione della vittima per aggiungere, accanto alla busta contenente la gallina morta, un biglietto eloquente con scritto: “Farai la stessa fine, pezzente”.

Ultimo atto estorsivo, il 14 maggio. L’indagata intercettata in auto esclamava: “Madonna che darei per andare da quello e fare un altro dispetto… mi diverto troppo” e la minore: “Non dobbiamo prendere la benzina?… Deve mettere la benzina nella bottiglia… poi deve mettere un fazzoletto… e poi devi accendere subito e la butti lontano e si accende tutto”. A quel punto l’altra minore chiese se la vittima rischiasse di morire, domanda alla quale la risposta fu “no”, precisando che si accendono solo gli alberi. “L’indagata – si legge nell’ordinanza – apparve dispiaciuta della circostanza che la vittima era solita parcheggiare l’auto lontana dagli alberi”. 

Per la Mantuano è scattata la misura cautelare più severa, il carcere “in quanto – scrive il gip – c’è il concreto pericolo che possa commettere altri delitti della stessa specie anche con l’uso della violenza alla persona”. Oggi la 29enne è comparsa davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia ammettendo gli addebiti. Il legale difensore punta all’attenuazione della misura, si attende la decisione del tribunale in tal senso.

Il nome della giovane donna non è nuovo agli inquirenti in quanto già apparso nella vicenda relativa a Francesco Armiento, giovane vittima di lupara bianca, scomparso nel nulla a giugno 2016. Armiento era amico storico di famiglia.





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